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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliNel paesaggio sospeso di St. Moritz, dove la rarefazione alpina incontra una lunga storia di modernità culturale, NOMAD torna dal 12 al 15 febbraio 2026 con un’edizione che riafferma la sua natura di organismo itinerante più che di fiera, una presenza capace di trasformare ogni luogo in una lente attraverso cui guardare il design da collezione e l’arte contemporanea.
La scelta di Villa Beaulieu, l’ex Klinik Gut completamente ristrutturata, introduce un nuovo livello di complessità in quanto «corpo vivo» che partecipa alla costruzione dell’esperienza. L’intervento architettonico recente ha restituito alla villa una spazialità ampia ma calibrata, un’intimità composta che consente alle opere di emergere non per accumulo ma per risonanza. Gli arredi provenienti da storici hotel e residenze svizzere, ricontestualizzati con sensibilità più curatoriale che espositiva, producono una tensione sottile tra tradizione e trasformazione, come se ogni stanza fosse sospesa tra memoria e reinvenzione.
NOMAD ha sempre lavorato su questa dialettica tra domesticità e sperimentazione, tra il carattere privato dello spazio e la dimensione pubblica del mostrare. A St. Moritz la formula sembra raggiungere una maturità particolare. Si potrebbe osare affermando che «la villa non ospita, ma attiva». La fruizione qua rallenta, si addensa, restituendo all’atto del vedere una qualità meditativa ormai rara negli ecosistemi dell’arte contemporanea. In questo contesto, il percorso non è mai lineare: si apre in deviazioni, ritorni, micro-epifanie. L’esperienza diventa quindi un modo di abitare temporaneamente un paesaggio mentale oltre che architettonico, in cui design e arte non competono ma costruiscono insieme una narrazione di bellezza.
Parallelamente, NOMAD continua la propria espansione lungo una geografia che non risponde a logiche di mercato quanto a una sensibilità per il contesto: Abu Dhabi (la fiera qua si è svolta dal 19 al 22 novembre) e gli Hamptons (la fiera qua si svolgerà dal 25-28 giugno 2026) sono le nuove scene di un processo curatoriale che si alimenta della relazione con l’architettura, la storia, le condizioni culturali dei luoghi. La fiera, grazie alla visione aperta per natura e osmotica per metodo del suo fondatore, Nicolas Bellavance Lecompte (cfr. intervista su «Il Giornale dell’Arte n. 466, nov. 2025), non esporta un formato ma lo reinterpreta costantemente, lasciando che l’ambiente diventi co-autore di ogni edizione. La conseguenza è una costellazione di esperienze che rifiuta la standardizzazione e che invece coltiva l’eccezionalità situata, la percezione di un incontro irripetibile.
È all’interno di questa logica che si sviluppa anche il NOMAD Circle, una comunità di collezionisti, curatori, creativi e interlocutori internazionali che vive la manifestazione come un luogo di conversazione più che di acquisizione. Le visite a case private, i dialoghi con architetti e designer, l’accesso a collezioni normalmente invisibili definiscono un ecosistema in cui la conoscenza circola in forma quasi confidenziale. Al centro di questo sistema si trova, per l'appunto, lo sguardo di Bellavance-Lecompte, architetto e curatore la cui pratica, estesa tra Europa, Medio Oriente e Africa, si fonda sull’idea che ogni progetto debba nascere da un dialogo profondo con il contesto. Le oltre sessantacinque mostre internazionali, la fondazione della galleria Carwan, i numerosi interventi in Regioni spesso marginalizzate dalle narrazioni occidentali hanno consolidato un approccio curatoriale che intercetta architettura, artigianato, arte e identità culturale come elementi di una stessa trama. In NOMAD questo pensiero si traduce in un’idea di lusso lontana da ogni ostentazione ma che si manifesta nello spazio, nella precisione, nella cura, nell’ascolto.
Così NOMAD St. Moritz 2026 appare come un nuovo capitolo di un racconto in continua evoluzione in cui Villa Beaulieu diventa palcoscenico e linguaggio.
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