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In via dell'Abbondanza si trova una dimora romana costruita tra la fine dell'età repubblicana e la prima età imperiale

Ph: Luigi Angelucci

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In via dell'Abbondanza si trova una dimora romana costruita tra la fine dell'età repubblicana e la prima età imperiale

Ph: Luigi Angelucci

L’estate segreta di Pesaro: il viaggio che riporta alla città romana

Tra mosaici, ville imperiali, antiche basiliche e tesori custoditi nella Biblioteca Oliveriana, due itinerari gratuiti raccontano la storia di Pisaurum, la Pesaro di duemila anni fa

Michelangelo Tonelli

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Pesaro ha imparato a raccontarsi attraverso la musica. È la città di Gioachino Rossini, del Rossini Opera Festival che ogni estate richiama spettatori da tutto il mondo, della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, delle tante iniziative che negli anni le hanno fatto conquistare il titolo di Città Creativa della Musica dell'Unesco. Nel 2024 è stata Capitale Italiana della Cultura con il tema «La natura della cultura», un progetto che ha unito arte, tecnologia e sostenibilità coinvolgendo tutti i 50 comuni della provincia. Per l'occasione aveva ospitato mostre, installazioni interattive ed eventi innovativi, tra cui la «Biosfera in Piazza del Popolo» e  artisti internazionali come Marina Abramović. La sua identità culturale affonda però molto indietro nel tempo, quando questa porzione di Adriatico era attraversata dalla via Flaminia e la colonia romana di Pisaurum rappresentava uno dei punti di passaggio più importanti tra Roma e il Nord Italia.

Quella città non è scomparsa. Continua a vivere sotto le strade del centro storico, nei pavimenti a mosaico di una dimora aristocratica, nei resti di una villa che domina il paesaggio del San Bartolo, nelle pergamene e nelle mappe custodite da una delle biblioteche storiche più importanti d'Italia. Ed è proprio da queste tracce che prende forma Pisaurum Net, il nuovo progetto estivo di Pesaro Musei che, fino ai primi di settembre, invita cittadini e visitatori a rallentare il passo e riscoprire le radici della città attraverso due itinerari gratuiti dedicati all'archeologia.

L'iniziativa parrebbe proprio un invito a cambiare prospettiva, a guardare Pesaro non soltanto come città di festival e grandi eventi, ma come un luogo che conserva, quasi intatta, la memoria dei secoli che l'hanno preceduta. I percorsi collegano tre luoghi simbolo - la Domus di via dell’Abbondanza, la Biblioteca Oliveriana e l'area archeologica di Colombarone - costruendo un racconto unitario dove archeologia, paesaggio e innovazione dialogano tra loro. La passeggiata comincia ogni martedì (alle 17) nel cuore del centro storico. In via dell’Abbondanza, a pochi passi dalle piazze più frequentate, il rumore della città contemporanea lascia spazio al silenzio di una dimora romana costruita tra la fine dell'età repubblicana e la prima età imperiale. Di chi fosse quella casa non si conosce il nome. Ciò che resta, però, racconta con chiarezza il rango dei suoi abitanti. I pavimenti sono rivestiti da raffinati mosaici in tessere bianche e nere, ciascuno con un disegno diverso, secondo un gusto che privilegiava l'eleganza delle geometrie più che l'ostentazione della ricchezza. Le pareti erano decorate con affreschi dai colori intensi, il rosso, l'ocra, il nero, riconducibili al cosiddetto terzo stile pompeiano, in uso tra la fine del I secolo avanti Cristo e la metà del I secolo dopo Cristo. Le vetrine che accompagnano il percorso restituiscono piccoli frammenti della vita quotidiana: lucerne, ceramiche, utensili domestici e una delicata testa in terracotta raffigurante un Eros dormiente, tra i reperti più preziosi emersi durante gli scavi. Ma il dialogo tra passato e presente si gioca soprattutto sul piano della tecnologia. Le ricostruzioni tridimensionali proiettate lungo il percorso ricompongono ambienti, arredi e decorazioni, permettendo al visitatore di immaginare la casa così come doveva apparire duemila anni fa, abitata e attraversata dalla vita di ogni giorno.

Lasciata la Domus, il cammino continua verso un altro luogo che custodisce la memoria della città. La Biblioteca Oliveriana, fondata nel Settecento grazie al lascito di Annibale degli Abbati Olivieri, rappresenta uno dei più importanti istituti culturali delle Marche. Nella sede temporanea di via San Francesco, aperta durante il restauro del Museo Archeologico Oliveriano, il patrimonio librario continua a essere accessibile al pubblico e racconta una storia che attraversa secoli di studi, collezionismo e ricerca. I numeri parlano da soli: oltre 380mila opere a stampa, migliaia di manoscritti, pergamene medievali, incunaboli, cinquecentine, carte geografiche, incisioni e raccolte d'arte. Tra i documenti più celebri figura la Oliveriana World Map, realizzata tra il 1508 e il 1510 e considerata una delle più antiche carte nautiche del mondo, preziosa testimonianza dell'età delle grandi esplorazioni. Accanto ad essa trovano spazio i disegni di Federico Barocci, Guido Reni, Simone Cantarini e Giannandrea Lazzarini, opere che raccontano come la biblioteca sia molto più di un luogo dedicato ai libri: è il grande archivio della memoria cittadina.

 

L’area archeologica di Colombarone

La Biblioteca Oliveriana

Il secondo itinerario cambia completamente scenario. Il venerdì sera (ore 19) si lascia il centro storico per seguire la costa verso nord, dove il Parco San Bartolo offre uno dei paesaggi più suggestivi dell'Adriatico. È qui che sorge l'area archeologica di Colombarone, un luogo capace di raccontare quasi mille anni di storia attraverso le trasformazioni di un unico edificio. La villa romana costruita alla fine del III secolo d.C., probabilmente appartenuta a un ricco proprietario terriero o a un alto funzionario imperiale, conserva ancora ampie porzioni dei mosaici pavimentali databili tra il IV e il VI secolo. Con il declino dell'Impero romano, però, il sito non viene abbandonato. Alcuni ambienti cambiano funzione, altri vengono riutilizzati e il settore di rappresentanza si trasforma progressivamente nella basilica altomedievale di San Cristoforo ad Aquilam. Attorno alla chiesa nasce un'area cimiteriale che testimonia come questo luogo continui a essere un punto di riferimento per la comunità nei secoli successivi. Più tardi la basilica diventa una semplice pieve, fino alla costruzione della chiesetta medievale che rimarrà in piedi fino all'Ottocento. Camminare tra gli scavi significa leggere questa lunga stratificazione direttamente nel paesaggio. Le diverse epoche convivono nello stesso spazio lasciando emergere un racconto continuo che attraversa il tramonto del mondo romano, la nascita del cristianesimo e il Medioevo.

L'Antiquarium completa la visita raccogliendo i reperti rinvenuti durante gli anni di ricerca archeologica. Anfore, vasellame da mensa, utensili domestici, monete, oggetti per l'ornamento personale e un raro lampadario a sospensione permettono di ricostruire la quotidianità di chi visse in questi luoghi. Un video multimediale restituisce invece l'aspetto originario della villa e il ruolo strategico dell'antica stazione lungo la via Flaminia, offrendo gli strumenti per comprendere un sito che continua ancora oggi a restituire nuove informazioni agli studiosi. Non è casuale che la visita sia programmata nelle ore del tramonto, quando la luce del sole scende sul mare e accende i colori del San Bartolo e il dialogo tra archeologia e paesaggio diventa parte integrante dell'esperienza. 

Pisaurum Net rappresenta il primo risultato del progetto «Pisaurum Net – Percorsi digitali accessibili», promosso dal Comune di Pesaro con il sostegno della Regione Marche insieme alla Fondazione Pescheria, all'Ente Olivieri, a Confesercenti-Federagit e alla Comunità del Parco San Bartolo. L'obiettivo è rendere il ricco patrimonio archeologico sempre più accessibile. I percorsi sono infatti arricchiti da strumenti digitali, ricostruzioni immersive e supporti informativi anche in Braille, affinché ogni visitatore possa avvicinarsi alla storia della città.

 

Michelangelo Tonelli, 09 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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