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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliEsistono anni, mesi, settimane che possono diventare cruciali nella vita di un uomo. Per Francis Bacon, giorni simili sono racchiusi tra il 1962 e il 1963. Nel 1962 gli viene dedicata una prima grande retrospettiva museale alla Tate di Londra; alla fine del 1963, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York fa lo stesso, consolidando lo status di Bacon come uno degli artisti più significativi del suo tempo. Nel 1962 è ancora nel mezzo del tumulto emotivo dovuto alla morte del suo grande amore, Peter Lacy; nel 1963 incontra George Dyer, che sarebbe divenuto la sua più grande musa, oltre che compagno di vita. Nel mezzo di tale tumulto professionale ed emotivo, Francis Bacon trovò il modo di mettere ordine nei propri sentimenti, e incanalarli, per mezzo del pennello, sulla tela. Nascono così una serie di opere intense, dalla struttura formale libera, intrise di un’energia vitale che pulsa sotto le tele grezze, oscure, enigmatiche. Tra queste c’è anche «Portrait of Man with Glasses III», che raffigura il viso distorto di un uomo nel consueto sfondo nero tipico del pittore inglese. L’opera sarà tra i lotti salienti della 20th/21st Century: London Evening Sale, in programma a Londra il 5 marzo, dove Christie’s la proporrà in vendita alla stima di 6-9 milioni di sterline. Detto del tono emotivo impresso nella tela, per individuarne il centro focale ci affidiamo alle parole dello stesso pittore: «Sono sempre stato molto attratto dai movimenti della bocca, dalla sua forma e dai denti... Mi piace, potremmo dire, lo scintillio e il colore che esce dalla bocca, e in un certo senso ho sempre sperato di poter dipingere la bocca come Monet dipinse un tramonto».
Del resto, la bocca è al centro di molti suoi dipinti, dagli «screaming Popes» agli «howling animals». Ed eccola anche qui protagonista, contorta e storpiata mentre si allarga sul volto dell’uomo, ne affligge i connotati come un intenso ruminare che consuma le membra e il cervello, spezzentandolo in brandelli di carne e pensieri. Un risultato che Bacon ottenne modificando la sua tecnica pittorica. Per le prime volte, lo vediamo infatti sperimentare le potenzialità della tela grezza, trascinandoci sopra la pittura asciutta in pennellate potenti, usando anche tessuti vivi come il polsino della sua giacca di velluto a coste per punteggiare la superficie. Lo sfondo nero, astratto, più lo si guarda e meno è scuro, brilla d’argento come il firmamento che si affaccia sulla notte. Già anonimo, il personaggio dimentica le sue sembianze, lo osserviamo nel mezzo di una trasformazione che pare dolorosa, il cui esito ci è ignoto. Una riorganizzazione della persona che non ha strategia se non quella di assecondare un indefinibile moto interiore. Proveniente da una collezione privata britannica, in passato «Portrait of Man with Glasses III» è stato esposto in tutto il mondo, comparendo in 17 importanti retrospettive internazionali. Nel 2013, è stato scelto come copertina del catalogo della mostra «Francis Bacon/Henry Moore: Flesh and Bone», all’Ashmolean Museum di Oxford. Più di recente, ha fatto parte di «Francis Bacon: Human Presence», esposta fino al 19 gennaio 2025 alla National Portrait Gallery di Londra. Dal museo all’incanto, dunque, per un’opera cruciale nella vita e nella carriera di Francis Bacon

Dettaglio di «Portrait of Man with Glasses III» di «Francis Bacon © Christie’s 2025
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