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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliCon la nomina del nuovo direttore Ferran Barenblit (Buenos Aires, 1968), il Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona (Macba) risolve la crisi che ha decimato i suoi vertici.
Barenblit torna a Barcellona a testa alta, dopo averla abbandonata nel 2008 per andare a Madrid a dirigere il Centro de Arte Dos de Mayo (CA2M) di Móstoles.
Quando decise di lasciare il Centro de Arte Santa Mónica di Barcellona per divergenze con la Generalitat (Regione) e accettò la sfida di dirigere un centro periferico, appena aperto e quindi completamente sconosciuto, molti parlarono di suicidio professionale.
Invece Barenblit è riuscito a collocare il CA2M nel circuito degli spazi emergenti e a dargli una proiezione internazionale. Non sorprende quindi che il suo arrivo sia atteso con impazienza e speranza adesso che il Macba sembra aver perso la sua identità e la sua strada in una successione di sfortunate decisioni culminate con la mostra «La Bestia e il Sovrano», oggetto di enormi polemiche.
Tutto iniziò quando il precedente direttore Bartomeu Marí assunse due curatori esterni, Valentín Roma e Paul B. Preciado, con l’incarico di «ripensare il Macba». La crisi esplose il 18 marzo, un giorno prima della prevista inaugurazione della mostra «La Bestia e il Sovrano» (poi aperta senza inaugurazione il 21 marzo), quando Marí si rese conto che la selezione comprendeva una scultura di Ines Doujak che rappresenta l’ex re Juan Carlos sodomizzato.
Visto il rifiuto di eliminare l’opera e a dispetto di qualsiasi considerazione logica, il direttore decise di sospendere la mostra, salvo poi inaugurarla dopo 48 ore di polemiche e una tempesta mediatica senza precedenti.
Accusato di censura e d’inettitudine, Marí fu obbligato a dimettersi, ma prima licenziò Roma e Preciado accusati di slealtà. Il concorso per trovare un nuovo direttore era appena stato indetto, quando il Macba ha perso Leopoldo Rodés, presidente della Fundación Macba, morto in un incidente d’auto.
Il Macba, primo esperimento di gestione mista pubblico-privata, è governato da un consorzio formato da Comune, Regione e Ministero della Cultura, che finanziano il budget ordinario, e dalla Fundación Macba, che riunisce imprenditori e rappresentanti della società civile, incaricata di acquistare le opere.
«Il museo deve essere un servizio pubblico e offrire una cultura critica e diversificata. Deve accettare la responsabilità di guardare al passato recente per intervenire nella costruzione del presente e del futuro, rinunciando a una narrazione “egemonica”», ha assicurato Barenblit, che assumerà l’incarico questo mese.
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