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Tatiana Palenzona (curatrice all’HangarBicocca), Amina Berdin (curatrice indipendente) e Michelangelo Buzzi (imprenditore e ideatore dell’amaro Amaronauta), tre giovani professionisti le cui strade si sono unite nella cornice del Complesso Monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo, comune circondato da antiche mura, che domina sulle verdi colline monferrine, in provincia di Alessandria. Qui, nel cuore di un antico paese dalle origini romane, già insediamento della popolazione ligure dei marici, hanno tracciato un sentiero comune nato dal desiderio condiviso di rivitalizzare un territorio turisticamente quasi incontaminato, nonostante la posizione strategica tra le Langhe, Torino e la Lombardia, ma ricco di storia, paesaggi naturalistici e vitivinicoli, caratterizzato da un esteso patrimonio industriale, soprattutto novecentesco, architettonico ed enogastronomico e con grandi potenzialità culturali. «Un potenziale inespresso, come lo definiscono Palenzona, Berdin e Buzzi, per il quale abbiamo iniziato a tessere una rete innovativa che connettesse al territorio giovani e promettenti artisti provenienti dall’Italia e dall’estero, dando così forma a un grande polo culturale rivolto non solo al mondo dell’arte e agli addetti ai lavori, ma anche agli abitanti dell’area, che potranno beneficiare delle eventuali ricadute economiche e di quelle culturali di un progetto a lungo termine», il cui primo atto è l’istituzione dell’Associazione culturale non profit, MARES, da loro tre pensata e fondata per riportare l’attenzione sul territorio alessandrino, decentralizzando il focus dalle grandi città già sature di iniziative artistiche. «Attraverso residenze, workshop e collaborazioni, l’associazione mira ad aprire nuovi spazi per riflettere e sperimentare, favorendo l’interazione tra artisti e comunità locali. Il progetto pone particolare attenzione alla valorizzazione del Complesso Monumentale di Santa Croce, un sito ricco di storia e potenziale, destinato a diventare un fulcro di attività culturali e artistiche». Al centro del progetto vi è infatti innanzitutto la valorizzazione del Complesso Monumentale di Santa Croce di Bosco Marengo, imponente struttura voluta nel XVI secolo dal cardinale Michele Ghislieri, salito al soglio pontificio con il nome di Papa Pio V. I lavori di edificazione furono avviati nel 1566 (con marmi provenienti da Roma) nell’ambito di un più ampio progetto di unificazione di Bosco Marengo con il paese limitrofo Frugarolo in un nuovo nucleo urbano. L’apparato decorativo fu affidato dal pontefice a Giorgio Vasari, autore, tra l’altro, di una grandiosa macchina d’altare smantellata nel 1710. All’interno del Complesso sono tutt’oggi custodite opere come il «Giudizio universale» e l’«Adorazione dei Magi» di Giorgio Vasari, un importante coro ligneo intagliato nel XVI secolo da Angelo Marini, un’acquasantiera databile al 1570, con la tazza in marmo verde antico decorata internamente con animali acquatici, e il mausoleo di Pio V (poi sepolto nella romana Basilica di Santa Maria Maggiore, la stessa scelta da Papa Francesco). Altre opere sono conservate nel Museo di Santa Croce, ricavato in una parte dell’ex convento del Complesso monumentale di Bosco Marengo, che nella sua storia non ha funzionato solo da monastero, ma anche da magazzino napoleonico, riformatorio minorile e che nel 2004 ha persino ospitato il World Political Forum, organizzato tra ex capi di Stato da Michael Gorbachev.
Foto © Lorenzo Morandi
Foto © Lorenzo Morandi
È questa la lunga storia cui si lega la prima edizione della residenza d’arte, intitolata «Ruins», in programma da inizio maggio a luglio 2025 presso il Complesso Monumentale di Santa Croce. Il primo appuntamento del ciclo di residenze annuali che si svolgeranno nel 2025, 2026, 2027, ciascuna con un tema diverso, indaga il concetto di rovine con 5 artisti di età e provenienza diverse, scelti tra centinaia di candidature provenienti da 50 Paesi. «Cinque artisti affermati ed emergenti che beneficeranno dei vantaggi di una residenza all’interno di un luogo che può garantire pace, tranquillità, continuità e sperimentazione anche nei modelli espositivi e nelle collaborazioni con amministrazioni comunali, aziende e scuole locali, aggregando un ampio cluster culturale incastonato tra Piemonte e Lombardia», spiegano Tatiana Palenzona, Amina Berdin e Michelangelo Buzzi. Gli artisti selezionati sono Giovanni Chiamenti (Verona, 1992), Teresa Prati (Novi Ligure, 1999), che realizzerà un progetto sull’edificio di un centro commerciale semi abbandonato, la performer Jade Blackstock (1993, Birmingham, UK), Teresa Büchner (Aachen, 1993) e Luca Pagin, (Dolo, 2002), che porterà avanti la sua indagine sul tema delle sagre, fornendo un’interpretazione delle rovine intese non come spazio fisico ma come ciò che resta di tradizione e folklore. La rete con il territorio coinvolgerà anche le aziende locali, «che potranno collaborare mettendo a disposizione materiali e knowhow tarati sulle differenti pratiche artistiche messe in atto nei tre mesi di residenza, durante i quali i luoghi saranno vissuti e raccontati non solo attraverso le residenze stesse, ma anche con eventi aperti alla cittadinanza, visite agli atelier, proiezioni di film e varie altre iniziative in via di calendarizzazione, fino alla mostra conclusiva che verso la fine del prossimo settembre presenterà per due settimane i lavori realizzati in residenza». La mostra, a cura di Lemonot (duo composto da Sabrina Morreale e Lorenzo Perri) sarà diffusa in tutti gli ambienti accessibili del Complesso monumentale, che sarà così valorizzato e reso visitabile insieme alle opere e ai pregiati particolari architettonici che lo caratterizzano. Tra gli spazi accessibili la Basilica, i chiostri interni, il museo, la mensa dei frati, le prigioni e la biblioteca. Nonostante il florido passato agricolo e industriale, anche l’Alessandrino, tra Genova, Torino e Milano, è stato vittima di uno spopolamento legato allo status di una città di provincia che non è riuscita a consolidarsi né come polo culturale né come polo industriale, avendo a meno di un’ora di distanza i poli attrattivi di Milano e Torino. Una vicinanza che ora diventerà un vantaggio, nell’ambito di un progetto che non sarà calato dall’alto, ma che nasce dal territorio. «Il nostro desiderio è che gli artisti valutino tutti gli aspetti del territorio, per questo ogni anno cambieremo tema e guarderemo al territorio da una prospettiva diversa. È la sfida che ci siamo proposti: offrire uno spazio, una visibilità fuori dalle grandi città ormai sature, come Milano e Torino. Conoscendo la scena artistica di Milano ci siamo chiesti in che modo avremmo potuto sostenere delle pratiche emergenti garantendo comunque una forma di network, di condizioni ideali per permettere agli artisti di lavorare. Gli affitti a Milano sono molto costosi e difficilmente consentono lo spazio adeguato per avere un proprio studio, spesso si è quindi costretti a lavorare nella propria casa o in spazi condivisi e questo condiziona inevitabilmente la tipologia di arte prodotta. Inoltre è sempre interessante rivitalizzare il territorio e riportare l’arte contemporanea in provincia attraverso modelli di educazione collettiva che utilizzino l’arte come strumento di indagine, grazie allo sguardo di artisti nomadici che hanno viaggiato in giro per il mondo per poi ritornare».
Da sinistra, Tatiana Palenzona (curatrice all’HangarBicocca), Amina Berdin (curatrice indipendente) e Michelangelo Buzzi (imprenditore e ideatore dell’amaro Amaronauta). Foto © Lorenzo Morandi
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