Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliIl tappeto come piano di costruzione dell’immagine. Con (META)FISICA, nello showroom di Piazza Santo Stefano, cc-tapis presenta alla Milano Design Week una collaborazione con Fornasetti che agisce su un terreno preciso: la traduzione dell’archivio in oggetto contemporaneo. Non una semplice trasposizione decorativa, ma un’operazione che interroga il rapporto tra superficie, immagine e spazio.
La mostra, curata da Dan Thawley con exhibition design di Pablo Molezún, introduce per la prima volta una serie di tappeti sviluppati a partire da motivi storici di Piero Fornasetti e rielaborati sotto la direzione di Barnaba Fornasetti. Il punto di partenza è l’archivio: oltre 10.000 disegni, accumulati in decenni di pratica, che costituiscono una matrice operativa più che un repertorio statico. Il titolo rimanda direttamente a La Stanza Metafisica (1958), il paravento a 32 pannelli in cui Fornasetti costruisce uno spazio illusorio attraverso dispositivi di trompe-l’œil. È da qui che si sviluppa il progetto espositivo. Le sei sale dello showroom sono organizzate come un percorso che richiama quella logica: superfici che si aprono, si moltiplicano, costruiscono una spazialità instabile.
In questo contesto, il tappeto assume una funzione ambigua. Non è più solo elemento decorativo o oggetto funzionale, ma superficie attiva. Le immagini – architetture, elementi naturali, figure oniriche – vengono rilette attraverso la tessitura, che introduce una dimensione materica e una variazione continua del segno. La collaborazione tra cc-tapis e Fornasetti lavora su questa soglia. Da un lato, l’archivio come sistema di ripetizione e trasformazione; dall’altro, la produzione artigianale, che traduce il disegno in struttura tessile. Il risultato non è una riproduzione, ma una riformulazione. L’immagine cambia scala, consistenza, comportamento nello spazio.
© Giulio Ghirardi
Altri articoli dell'autore
L’idea è di evitare la competizione e la dispersione tipica dei grandi cataloghi d’asta, ma di isolare un singolo capolavoro offrendogli un palcoscenico unico e un’attenzione curatoriale assoluta
Rubate quarant'anni fa e ritrovate a New York, le otto lettere autografe del poeta alla fidanzata tornano in Inghilterra prima dell’asta da Sotheby’s
Il nucleo dell'opera è del tutto concettuale, imperniato sulla trasformazione del marmo e del bronzo, i materiali tipici della statuaria classica, in oggetto commestibile e deperibile
Yto Barrada ci mostra un modo lucido per abitare l'instabilità del mondo senza cedere alla paralisi della malinconia



