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(Meta)fisica del tappeto: Fornasetti e il ricamo come architettura piana

Alla Milano Design Week 2026 cc-tapis presenta (META)FISICA, mostra che introduce per la prima volta una collezione di tappeti sviluppata con Fornasetti. Curata da Dan Thawley, l’esposizione rilegge l’archivio storico come dispositivo generativo, interrogando il tappeto come superficie visiva e struttura spaziale.

Riccardo Deni

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Il tappeto come piano di costruzione dell’immagine. Con (META)FISICA, nello showroom di Piazza Santo Stefano, cc-tapis presenta alla Milano Design Week una collaborazione con Fornasetti che agisce su un terreno preciso: la traduzione dell’archivio in oggetto contemporaneo. Non una semplice trasposizione decorativa, ma un’operazione che interroga il rapporto tra superficie, immagine e spazio.

La mostra, curata da Dan Thawley con exhibition design di Pablo Molezún, introduce per la prima volta una serie di tappeti sviluppati a partire da motivi storici di Piero Fornasetti e rielaborati sotto la direzione di Barnaba Fornasetti. Il punto di partenza è l’archivio: oltre 10.000 disegni, accumulati in decenni di pratica, che costituiscono una matrice operativa più che un repertorio statico. Il titolo rimanda direttamente a La Stanza Metafisica (1958), il paravento a 32 pannelli in cui Fornasetti costruisce uno spazio illusorio attraverso dispositivi di trompe-l’œil. È da qui che si sviluppa il progetto espositivo. Le sei sale dello showroom sono organizzate come un percorso che richiama quella logica: superfici che si aprono, si moltiplicano, costruiscono una spazialità instabile.

In questo contesto, il tappeto assume una funzione ambigua. Non è più solo elemento decorativo o oggetto funzionale, ma superficie attiva. Le immagini – architetture, elementi naturali, figure oniriche – vengono rilette attraverso la tessitura, che introduce una dimensione materica e una variazione continua del segno. La collaborazione tra cc-tapis e Fornasetti lavora su questa soglia. Da un lato, l’archivio come sistema di ripetizione e trasformazione; dall’altro, la produzione artigianale, che traduce il disegno in struttura tessile. Il risultato non è una riproduzione, ma una riformulazione. L’immagine cambia scala, consistenza, comportamento nello spazio.

© Giulio Ghirardi

Riccardo Deni, 18 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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