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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliÈ scomparsa a soli 29 anni Lorena Levi, artista emergente della scena britannica che negli ultimi anni aveva attirato l’attenzione di critici e gallerie per una pittura figurativa intensa e narrativa, capace di coniugare autobiografia, osservazione sociale e una forte consapevolezza formale. La notizia della sua morte, avvenuta dopo una battaglia contro un tumore al pancreas.
Negli ultimi anni Levi aveva conosciuto una rapida affermazione nel Regno Unito e in Europa. Aveva esposto a Milano con la galleria M+B e partecipato al programma V.O. Curations a Londra, piattaforma di supporto alla produzione artistica che ha accompagnato numerose figure della nuova pittura contemporanea. Poco prima della chiusura della storica Marlborough Gallery, nel 2023, l’artista era stata inserita nel roster della galleria; un suo lavoro era entrato anche nella collezione nazionale britannica, segnando un riconoscimento istituzionale precoce ma significativo.
Levi definiva la propria pratica come narrative portraiture: ritratti che non mirano alla psicologia del singolo, ma a catturare «un frammento di scena che contiene una storia». I suoi dipinti raffiguravano persone comuni, spesso colte in momenti sospesi, ambigui, in cui gesto, postura e contesto suggeriscono più di quanto dichiarino.
I riferimenti dichiarati si traducevano in una pittura figurativa lontana da ogni compiacimento illustrativo, interessata piuttosto alla tensione emotiva e alla costruzione dello spazio come luogo mentale. Una caratteristica distintiva del suo lavoro era l’uso del legno come supporto pittorico, lasciato volutamente a vista: la grana non verniciata interferiva con l’immagine, appiattendo la profondità e producendo una sensazione quasi onirica, in cui le figure sembrano galleggiare nello spazio.
Nata a Istanbul nel 1997, Levi si era trasferita con la famiglia prima a Tel Aviv e poi nel Regno Unito, dove ha vissuto e lavorato per gran parte della sua vita. Affetta sin dalla nascita da fibrosi cistica, aveva spesso raccontato come il disegno e la pittura fossero diventati fin da bambina un mezzo per elaborare il proprio vissuto emotivo e fisico. Dopo un foundation course all’Art & Guilds di Londra, aveva conseguito un master all’Edinburgh College of Art, laureandosi nel 2021. Da lì erano seguite diverse mostre personali, tra cui alla Alchemy Experiment di Glasgow e alle gallerie Mama e Paul Stolper a Londra.
Sebbene il suo linguaggio pittorico fosse radicato nella tradizione figurativa, Levi non ignorava il mondo digitale e le sue dinamiche. In una serie, aveva intervistato utenti del forum r/IncelExit, traducendo le loro testimonianze in immagini che riflettono sullo sguardo maschile e sulla rappresentazione del corpo femminile. In altre opere, smartphone e schermi entrano nella composizione come elementi silenziosi ma centrali della vita contemporanea. Negli ultimi anni, la malattia era diventata una presenza sempre più esplicita nel suo lavoro. In una mostra all’Incubator Gallery, aveva dipinto Barbie lontane dall’ideale plastificato: corpi imperfetti, carnali, vulnerabili, in dialogo diretto con la propria esperienza di fibrosi cistica e, successivamente, di cancro. In quello stesso contesto aveva presentato due autoritratti: uno del 2019, segnato da cicatrici e tensione cromatica; l’altro, realizzato nel 2025 durante la chemioterapia, mostrava il volto emaciato dell’artista che emerge dal buio, con uno sguardo frontale e disarmante
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