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Claude Monet, «Vétheuil, effet du matin»

Courtesy of Sotheby’s

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Claude Monet, «Vétheuil, effet du matin»

Courtesy of Sotheby’s

Monet infiamma Parigi con due dipinti che non si vedevano da oltre un secolo

Dal maestro impressionista a Marc Chagall, con exploit di Lucio Fontana e Gerhard Richter nella evening sale di Sotheby’s

Monica Trigona

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Parigi torna a vibrare. La vendita di Arte Moderna e Contemporanea da Sotheby’s del 16 aprile ha centrato: 35 milioni di euro totalizzati, +84% rispetto all’anno precedente, e una sensazione diffusa che qualcosa si sia riacceso. Il nome che domina la serata è inevitabilmente quello di Claude Monet. Due opere, entrambe riscoperte dopo oltre un secolo lontano dagli sguardi pubblici, hanno catalizzato l’attenzione internazionale. «Vétheuil, effet du matin», del 1901, rimasto nella stessa collezione per più di cinquant’anni, ha dato vita a una battaglia di rilanci di dieci minuti, chiudendo a 10,2 milioni e stabilendo il record d’asta per l’artista in Francia (la stessa maison, a New York nel 2019, aveva realizzato il record dell'artista in una vendita all'asta con «Meules» battuto a più di 110,7 milioni di dollari). Subito dopo, «Les Îles de Port-Villez» ha confermato la tensione competitiva, raggiungendo 6,5 milioni di euro dopo un confronto serrato tra cinque offerenti.

 

Claude Monet, «Les Îles de Port-Villez», 1883. Courtesy of Sotheby’s

Si noti che entrambe le opere non si vedevano da oltre un secolo. Con un mercato sempre più «affamato» di freschezza e provenienza limpida, la combinazione si è rivelata esplosiva. Accanto a Monet, la vendita ha costruito una narrazione più ampia, fatta di solidità e sorprese. Le gouaches del ciclo «Circus» di Marc Chagall, provenienti direttamente dall’eredità dell’artista, hanno totalizzato 5 milioni, con punte da 1,1 milioni per singolo lavoro. Un debutto in asta che ha incontrato una domanda immediata, segno della continua attrazione per opere intime e direttamente legate alla mano dell’artista. Nel dopoguerra europeo, Lucio Fontana conferma la propria forza: il suo «Concetto Spaziale, Attese», con la superficie blu zaffiro incisa da due tagli verticali, raggiunge 2 milioni di euro, sostenuto da un mercato ormai stabilmente internazionale.

E poi le sorprese, che spesso raccontano più dei record. Il dipinto «Le son des cuivres II» di Chu Teh-Chun raddoppia la stima alta arrivando a 1,2 milioni, mentre Pierre Soulages supera abbondantemente le aspettative con 1,1 milioni. Ancora più eclatante il risultato di Gerhard Richter: un lavoro del 1995 vola a 473.600, quasi quattro volte la stima massima. Tra le sculture, si distingue «Tigre royal» di Rembrandt Bugatti, venduta a 1,7 milioni dopo quasi un secolo nella stessa collezione. Ancora una volta, la provenienza si conferma un moltiplicatore di valore. I dati complessivi rafforzano l’impressione di una vendita particolarmente riuscita: il 62,5% dei lotti supera la stima alta, mentre il 66% debutta in asta. Due indicatori chiave che raccontano un mercato selettivo ma aggressivo, pronto a competere quando qualità e rarità coincidono. 

E poi c’è Parigi indubbiamente, piazza capace di attrarre opere di livello museale e collezionisti globali...

Monica Trigona, 17 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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