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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliArtissima invita quest’anno a concepire un Manuale Operativo per Nave Spaziale Terra, ispirandosi all’omonimo libro di Richard Buckminster Fuller. La fiera chiama la comunità di giovani galleristi e operatori culturali a riflettere sul senso di abitare il nostro pianeta, adottando prospettive inedite, sfidando le consuetudini e abbracciando un futuro di responsabilità collettiva e innovazione.
La parola a Luigi Fassi, direttore di Artissima.
In che modo un’opera o un artista hanno fortemente trasformato il suo modo di abitare il nostro «pianeta-mondo», influenzando il suo sguardo critico e la sua azione curatoriale?
Seguendo l’invito di Buckminster Fuller, amo provare a pensare in termini olistici e onnicomprensivi, trovando riscontri, emozioni e intelligenze in più discipline artistiche del nostro tempo. Credo così che nutrirsi con la poesia di Chandra Candiani, la danza di William Forsythe e l’arte di Arthur Jafa sia un modo prezioso per nutrire positività e fiducia nel nostro pianeta-mondo. Si tratta per me tre esempi di artisti impegnati a umanizzare la vita con la forza della loro creazione.
Nella sua pratica di direttore di una fiera d’arte, come concilia l’intuizione e la capacità di affrontare l’imprevisto con le esigenze di pianificazione e il rigore necessari ad affrontare le sfide del nostro tempo?
Artissima è una grande agenda di progetti e opere d’arte, di appunti e suggestioni museali, di dialoghi in corso e di relazioni continue con una molteplicità di persone e intelligenze. La pianificazione e l’organizzazione si reggono così su un sedimento in continua evoluzione di intuizioni, variazioni e imprevisti. Questi ultimi non sono però difficoltà, bensì forme di apparizione di pensieri e idee da cogliere ed elaborare.
Se potesse trasmettere un’istruzione alle prossime generazioni di artisti e operatori culturali, quale messaggio essenziale, idealmente ispirato al pensiero di Buckminster Fuller, vorrebbe lasciare per guidarli in questo viaggio collettivo?
Rispondo con una citazione di Fuller che amo particolarmente: “Come conseguenza della «categorizzazione» schiavista, abbiamo le scientificamente illogiche e, come vedremo, spesso insensate domande «dove vivi?», «cosa sei?», «di che religione?», «di che razza?», «di che nazionalità?», domande ancora oggi ritenute logiche. Se a partire dal ventunesimo secolo non sarà divenuto evidente all'umanità che si tratta di domande assurde e antievolutive, l'umanità stessa non vivrà ancora a lungo sulla Terra”.
Per i dialoghi precedenti
NEW ENTRIES FOR FUTURE | Artissima 2025
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