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Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, 2025

Foto Ermanno Barucco. Courtesy Provincia veneta dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

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Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, 2025

Foto Ermanno Barucco. Courtesy Provincia veneta dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

Padiglione della Santa Sede alla Biennale 2026: un hortus conclusus per una visione interiore

Al sarà visitatore l’attraversamento di mura, la prenotazione per garantirsi l’ingresso, la consapevolezza dell’entrare in un luogo speciale, la concentrazione necessaria ad affrontare un’esperienza inevitabilmente diversa dal mordi&fuggi dovuto all’eccesso di offerta che Venezia propone

Alessandra Mammì

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Due anni fa ad ospitare il Padiglione del Vaticano alla Biennale d’arte di Venezia fu un carcere femminile. Quest’anno, invece, dal 9 maggio al 22 novembre, sarà un giardino mistico ispirato alla presenza spirituale di Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina dalle infinite qualità: profetessa e guaritrice, musicista e scrittrice, filosofa, artista, cosmologa, esperta in gemme ed erbe mediche nonché consigliera politica di molti potenti di allora. E come nel 2024 il Padiglione della Santa Sede si presenta come un hortus conclusus che richiede al visitatore l’attraversamento di mura, la prenotazione per garantirsi l’ingresso, la consapevolezza dell’entrare in un luogo speciale, la concentrazione necessaria ad affrontare un’esperienza inevitabilmente diversa dal mordi&fuggi dovuto all’eccesso di offerta che Venezia propone.

Per il resto però l’impostazione, che è stata annunciata nella conferenza stampa di lunedì 27 aprile in via della Conciliazione (alla presenza del cardinale José Tolentino de Mendonça, ministro della cultura in Vaticano e qui in veste di commissario del padiglione, dei due curatori Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, del main sponsor Michele Coppola per Intesa Sanpaolo), è alquanto diversa. 

Non saremo lì per vedere ma per ascoltare ed entrare in contatto con una visione interiore. Lo dice già il titolo «L’orecchio è l’occhio dell’anima» e la sede: Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio, uno spazio verde monastico all’interno di un convento del XVII secolo diviso fra coltivazione di erbe medicinali e sentieri meditativi e curato dalla comunità̀ dei Carmelitani Scalzi. Un luogo segreto pressoché sconosciuto persino ai veneziani. Una mostra (se così si può chiamare) che sconfina in un’esperienza di immersione totale e invita a una meditazione o a una preghiera «con il vibrante augurio che questo possa servire, come auspicato da Papa Leone XIV, a unire le energie morali e spirituali del nostro tempo intorno alla categoria dell’ascolto, esattamente perché “l’orecchio è l’occhio dell’anima”». Sono le parole del cardinale de Mendonça.

Tecnicamente entreremo con le cuffie, uno alla volta e da soli attraverseremo il giardino dove, grazie all’opera del Soudwalk Collective, saremo accolti dalla fusione armonica dei suoni della natura, dal ronzio degli insetti al rumore del vento, in sintonia con brani di una ventina di grandi musicisti da Brian Eno a Meredith Monk, da Patti Smith a Caterina Barbieri, da Terry Riley a Carminho fino alle voci delle monache benedettine dell’Abbazia Santa Ildegarda a Bingen.

«Ci sono stato da bambino in visita con i miei genitori», racconta Hans Ulrich Obrist che già a cinque anni dunque era entrato in contatto con questa potente figura mistica ufficialmente proclamata Santa e Dottore della Chiesa Cattolica da Papa Benedetto XVI nel 2012. Per questo, ci dice Obrist, già dai primi colloqui con il Cardinale de Mendonça era stato proposto un progetto che ruotasse intorno a Santa Ildegarda. Non ha faticato un secondo a convincere Sua Eminenza, il quale esplicita ai giornalisti la convinzione che «il nostro tempo ha bisogno di profeti culturali, capaci di superare i vicoli ciechi del linguaggio dominante ed esprimere ciò che Ildegarda chiamava la “lingua ignota”, ovvero una forza immaginativa che sprona paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne».

E dunque ecco che Obrist chiede di farsi affiancare in tanta impresa da Ben Vickers, curatore, editore, scrittore e tecnologo, ma soprattutto ideatore e fondatore di esperimenti verso nuovi approcci sociali di vita e di economia. Una figura vagamente ascetica che aveva anche fondato «unMonastery», progetto di nuova economia e mentalità sociale a Matera basato sulla difesa delle risorse naturali. O l’attuale «New Water», un campus di ricerca attivo nello Stato del New Hampshire dedicato al futuro della tecnologia e dello spirito ma profondamente radicato nel paesaggio. 

È dai due curatori che, in nome della sostenibilità e della lotta allo spreco, arriva il suggerimento di utilizzare anche lo spazio del Complesso di Santa Maria Ausiliatrice nel Sestriere di Castello, che era stato destinato alla precedente Biennale Architettura, e non distruggerne le strutture ideate da Tatiana Bilbao Estudio-Maio Architects, ma farle evolverle. Qui la presenza di Ildegarda prende forma di scriptorium contemporaneo (un luogo in cui i libri venivano copiati e miniati), che accoglie le voci liturgiche delle monache di Bingen accanto a una biblioteca in varie lingue con i testi di Ildegarda, i libri d’arte della pittrice portoghese Ilda David e «L’orecchio è l’occhio dell’anima», opera finale di Alexander Kluge scomparso lo scorso 25 marzo a 94 anni e a cui l’immenso cineasta ha lavorato fino alla morte. Un film, summa della sua poetica, che si dispiega in tutto l’edificio attraverso 12 stazioni in una potente installazione che ha il sapore di un testamento artistico. E che dà il titolo all’intero padiglione.

Alessandra Mammì, 28 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Padiglione della Santa Sede alla Biennale 2026: un hortus conclusus per una visione interiore | Alessandra Mammì

Padiglione della Santa Sede alla Biennale 2026: un hortus conclusus per una visione interiore | Alessandra Mammì