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Alessia De Michelis
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Per rappresentare l’Italia alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è stato selezionato il progetto dell’artista Chiara Camoni, affiancata nella curatela da Cecilia Canziani: «Con te con tutto», un’installazione costituita da opere nuove e lavori esistenti in terracotta, materiali naturali, plastiche riciclate, scarti industriali e oggetti trovati, che porta a riflettere sulla pratica dell’artigianato, sul fare inteso come gesto manuale alla base dell’atto creativo.
Si tratta di «una proposta capace di restituire in modo significativo alcune delle traiettorie più rilevanti e originali della ricerca artistica contemporanea italiana, guardando, allo stesso tempo, alla tradizione plastica del nostro Paese, dalla scultura etrusca ai grandi maestri del Novecento», afferma Angelo Piero Cappello, Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e Commissario del Padiglione.
Figure arcaiche sembrano passeggiare nelle sale buie del Padiglione, talune con un portamento ieratico, altre come se stessero per compiere un’azione quotidiana, mentre si aprono all’incontro con lo spettatore. Un intento di porsi in rapporto con l’altro che racchiude in sé il concetto di «fare artistico come processo plurale, in cui la dimensione manuale, artigianale, relazionale assume un valore significante oltre che strutturale», prosegue il Direttore.
Lontani dalle logiche di mercato e della serialità, i lavori esposti in un’altra ala del Padiglione fanno da contraltare alle sculture antropomorfe: i materiali naturali sono qui sostituiti con materiali di scarto a cui è stata restituita nuova vita, sottraendo loro la dimensione industriale che li contraddistingueva prima di essere gettati. «Un’idea di arte come luogo di attenzione, di ascolto e di esercizio della misura, in linea con le tematiche che Koyo Kouoh ha inteso affidare a questa edizione della Biennale Arte», sottolinea Cappello. Chiara Camoni legge così il tema «in chiave minore» della prematuramente scomparsa curatrice, elevando ciò che non rientra nei binari della produzione di massa.
«Il Padiglione Italia intende offrire un contributo consapevole e autorevole al contesto globale, riaffermando il ruolo delle istituzioni pubbliche nel sostenere pratiche artistiche che uniscono ricerca, responsabilità culturale e capacità di aprire orizzonti di senso condivisi». Con queste parole il Commissario argomenta le motivazioni che sottostanno la decisione di affidare a questo duo la rappresentazione dell’Italia durante la manifestazione che si protrarrà fino al 22 novembre, perché «non c’è solo una visione romantica dell’arte, ma c’è anche un saper fare che risale indietro nei secoli. C’è soprattutto un valore aggiunto che è questa competenza, senza sminuirla, “manifatturiera”: cioè la capacità delle mani di realizzare qualcosa che c’è nella testa».