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Graziella Melania Geraci
Leggi i suoi articoliProseguiranno, grazie a una raccolta fondi lampo, gli scavi archeologici a Somma Vesuviana per la cosiddetta Villa di Augusto. Avviate nel 2002, su impulso del professore Masanori Aoyagi, le indagini sono guidate dall’Università di Tokyo che all’epoca acquistò buona parte del terreno che poi donò al demanio dello Stato. Con un appello urgente, tramite la piattaforma UTokyo Fund, sono stati raccolti 10 milion di yen (circa 55mila euro) che consentiranno il finanziamento necessario per proseguire, tra luglio e ottobre, la missione archeologica, oggi guidata dalla professoressa Mariko Muramatsu, specialista di Cultura Italiana e docente presso il Dipartimento di Area Studies della Graduate School of Arts and Sciences dell’Università di Tokyo.
La cifra record è stata raggiunta in meno di un mese anche grazie alla condivisione dei risultati degli studi sull’edificio, ma soprattutto sulla scoperta di una precedente costruzione anteriore alla villa augustea. L’imponente complesso è stato datato come successivo all’eruzione del 79 d.C. e ha mostrato un’attività anche produttiva dopo la catastrofe che distrusse Pompei ed Ercolano, fervore che si interruppe nel 472 d.C. per un’altra grande eruzione del Vesuvio che colpì il versante nord, il Monte Somma, procurando devastazioni enormi. Gli scavi attuali hanno rivelato, a 12 metri di profondità, una nuova sezione del sito, già ampio 3.500 metri quadrati, con porzioni sepolte dagli stessi elementi piroclastici del cataclisma dell’inizio del I secolo. In seguito, tali evidenze hanno riportato in auge le ipotesi circa il legame diretto del complesso con la villa descritta da Tacito e Svetonio dove, nel 14 d.C., avrebbe trovato la morte Augusto, primo imperatore di Roma, supposizioni che portarono alla denominazione attuale dell’edificio.
L’emergenza finanziaria rischiava di chiudere tali ricerche e di fermare il flusso turistico, particolarmente consistente negli ultimi anni, attraverso open day dedicati. Gli interventi immediati prevedono saggi archeologici per accertamenti e operazioni movimento terra.
Molte donazioni e contributi delle imprese locali, nonché l’interessamento degli enti e della Regione hanno collaborato per la fattività del progetto ma che evidentemente non sono stati sufficienti per proseguire. Colpisce indubbiamente la velocità e la consistenza di una raccolta fondi per un bene culturale che così dimostra la propria valenza globale, si spera di poter emulare anche qui tale modello di sostegno.
Una visione d’insieme dell’ambiente 10 di Villa Augustea
Particolare del Dioniso giovane con cucciolo di pantera rinvenuto nell’ambiente 4 di Villa Augustea
Graziella Melania Geraci
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