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Decorazione parietale di Villa Sora (Torre del Greco)

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Decorazione parietale di Villa Sora (Torre del Greco)

Un parco e un museo, ma soprattutto nuovi scavi, per Villa Sora

Una giornata di studi ha fatto il punto sui risultati delle indagini archeologiche condotte tra 2025 e 2026 nel sito della sontuosa dimora a sud di Ercolano

Graziella Melania Geraci

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Si prospettano nuovi scenari per Villa Sora, come ha rivelato il sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, il 12 giugno, alla giornata di studi dedicata ai risultati delle indagini archeologiche che hanno interessato la villa afferente al Parco Archeologico di Ercolano, durante la campagna di scavo 2025-26. «Stiamo dialogando con il tribunale che ha intenzione di mettere in vendita l’area di accesso alla villa di proprietà di una società andata in fallimento. L’idea, continua il sindaco, è di acquistarla per realizzare un parco archeologico e soprattutto per offrire la possibilità di compiere nuovi scavi; inoltre, lì vicino, c’è un edificio diroccato che potrebbe essere individuato come museo. Abbiamo anche un progetto già finanziato che prevede un percorso che mette in comunicazione l’area con un complesso comunale adiacente». Entrambe le iniziative restituirebbero la villa a una più ampia fruizione.

Attualmente per arrivare al sito dalla strada principale si attraversano diverse zone coltivate, con casolari, capannoni e ambienti agricoli, nulla che annunci i fasti, o almeno di ciò che è attualmente visibile, dell’edificio romano. Tagliata brutalmente nel 1842 dal passaggio della ferrovia, la villa d’otium non mostra più i suoi 150 metri di facciata prospiciente la costa e le porzioni messe in luce sono solo una percentuale minima della planimetria originale che si presentava su più livelli con terrazze degradanti. La linea ferroviaria danneggiò irrimediabilmente anche le Terme Ginnasio che sorgono a poco più di 200 metri da Villa Sora e prima accessibili attraverso un passaggio sotto la ferrovia e poi lungo una spiaggetta ora coperta dal mare.

Decorazione parietale di Villa Sora (Torre del Greco)

Il sontuoso complesso residenziale di età tardorepubblicana e primo imperiale si inserisce in un sistema di ville a Sud della città di Herculaneum, lungo la strada che andava verso Pompei. La campagna di scavo 2025-26, prima vera indagine sistematica condotta sul sito dopo oltre trent’anni, è stata finanziata con 150mila euro nell’ambito della Campagna nazionale di scavi archeologici promossa dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, con il supporto del Packard Humanities Institute (PHI) e il sostegno del Comune di Torre del Greco attraverso un progetto Art Bonus.

La giornata di studi con il coordinamento scientifico di Domenico Camardo, Marina Caso e Federica Colaiacomo, direttrice del Parco Archeologico di Ercolano, ha riportato i risultati delle indagini che hanno permesso l’ampliamento del settore in luce del sito, l’abbassamento del piano di calpestio, l’estensione della copertura, la messa in sicurezza e il consolidamento dei fronti di scavo e ha consentito lo scavo completo dell’ambiente 22. Quest’ultimo ha rivelato uno schema decorativo databile, attraverso analisi preliminari, intorno al 50 d.C., particolarmente elegante e originale. L’ambiente, grande 3x3,50 metri, sembra essere posizionato, secondo anche le mappe storiche, in una zona particolarmente appartata e tranquilla, chiudendosi, grazie a una porta, al quartiere della villa maggiormente vivace, e che ne fa una stanza di riposo ma non funzionale al momento dell’eruzione.

La camera, già parzialmente esplorata attraverso un cunicolo, che non sembra avere le caratteristiche di un tunnel borbonico, presentava infatti al proprio interno tre «cistae» plumbee finemente decorate, insieme a elementi architettonici in marmo bianco. La presenza di ulteriori frammenti marmorei e le tracce di un deposito di matrice terrosa indicano uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a lavori edilizi in corso, un vero e proprio cantiere al momento dell’eruzione del 79 d.C.

Nel corso del dibattito è stata ribadita la ricorrenza di evidenze archeologiche legate a cantieri aperti al momento dell’eruzione anche in numerosi altri siti. Tali dati supportano l’ipotesi di uno sciame sismico persistente, o di successivi eventi tellurici, verificatisi dopo il sisma del 62 d.C. Tali eventi avrebbero allontanato le famiglie più facoltose dall’area vesuviana con conseguente trasferimento di statue e oggetti come nel caso di Oplontis. Attualmente gli archeologi sono impegnati nello studio dei dati, nel restauro dei frammenti affrescati e nella ricostruzione del disegno decorativo del soffitto. Le tappe successive del progetto mireranno a estendere lo scavo e a creare nuovi percorsi di visita per il pubblico.

Una veduta complessiva di Villa Sora

Graziella Melania Geraci, 17 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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