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La «Trinità» di Apollonio di Giovanni nel Museo dell’Opera del Duomo di Prato

Foto: Diocesi di Prato

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La «Trinità» di Apollonio di Giovanni nel Museo dell’Opera del Duomo di Prato

Foto: Diocesi di Prato

Restaurata la «Trinità» di Apollonio di Giovanni, che torna al Museo dell’Opera del Duomo di Prato

I lavori di rispristino sono durati sei mesi. Era stata probabilmente realizzata per l’altare di una chiesa da devozione patronale privata, ma non ci sono documenti che attestino questa circostanza

Roberto Mercuzio

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A Prato il 14 febbraio, alle ore 16.30 verrà presentata, nel Museo dell’Opera del Duomo, dopo sei mesi di restauro, la «Trinità» di Apollonio di Giovanni (1415 o 1417-1465). È una tavola a fondo oro, cuspidata, che raffigura la Santissima Trinità, dipinta alla metà del XV secolo e attribuita a questo autore di scuola fiorentina.

Interverranno Silvia Benassai, funzionaria storica dell’arte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato, le restauratrici Serena Cappelli e Paola Mariotti e la direttrice del Museo Veronica Bartoletti. L’incontro sarà occasione per approfondire le scelte critiche e metodologiche che hanno guidato il restauro, nonché per riflettere sul contesto storico e figurativo dell’opera.

Della Trinità di Apollonio di Giovanni si sa che probabilmente era stata realizzata per l’altare di una chiesa da devozione patronale privata, ma non ci sono documenti che attestino questo fatto. La sua presenza a Prato è documentata nel Novecento, a cavallo delle due guerre. Nel 1932 venne organizzata la prima mostra d’arte sacra in Palazzo vescovile e tra le opere in esposizione c’era anche la Trinità. Con l’acquisto di Villa del Palco come bene diocesano, il dipinto (alto poco più di 2 metri e largo 88 centimetri) vi fu collocato; poi, una trentina d’anni fa, arrivò nella collezione del Museo dell’Opera del Duomo per essere posto nella sala dedicata al Rinascimento. Nel 2015, in occasione del Giubileo della Misericordia, la Trinità venne scelta come «opera segno» per l’Anno santo e collocata nel presbiterio della cattedrale.

Apollonio di Giovanni diresse una fiorente bottega di decoratori di cassoni, il cui libro mastro per gli anni dal 1446 al 1463 ha consentito di riunire sotto il suo «ombrello» una serie di opere riferite altrimenti al Maestro dei cassoni Jarves, al Maestro del Virgilio, al Maestro di Didone, al Compagno di Pesellino. A lui, tra l’altro, sono attribuite le miniature di un manoscritto della Divina Commedia di Dante Alighieri e dei Trionfi di Petrarca, datato 1442 e ora conservato alla Biblioteca Laurenziana.

Roberto Mercuzio, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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Restaurata la «Trinità» di Apollonio di Giovanni, che torna al Museo dell’Opera del Duomo di Prato | Roberto Mercuzio

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