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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliStanno per tornare a casa, in Turchia, dopo decenni durante i quali sono stati esposti in collezioni statunitensi, ventotto reperti archeologici trafugati e illecitamente esportati. Il pacchetto di beni che verranno a breve rimpatriati comprende una serie eterogenea di manufatti consegnati durante due cerimonie separate tenutesi a New York alle quali ha partecipato il viceministro della cultura turco Gökhan Yazgı. Tra questi vi sono una testa in marmo di epoca romana dell'oratore ateniese Demostene e alcune tavolette in terracotta di epoca arcaica provenienti da Düver. Spicca, tra i manufatti restituiti, la statua di bronzo di un imperatore romano proveniente dell'antica città di Boubon, nel sud-ovest del Paese, e recuperata presso un collezionista privato statunitense. Le autorità turche sottolineano come quest’ultimo recupero sia l’esito di una campagna più vasta che negli ultimi sette anni ha riportato in patria oltre 9mila beni culturali.
Il manufatto più importante del gruppo è la statua imperiale in bronzo in origine eretta a Boubon, celebre per il suo santuario dedicato agli imperatori romani. La scultura era uscita clandestinamente dal Paese nel ’900 ed è stata rintracciata nella collezione privata dello statunitense Aaron Mendelsohn. Gli investigatori statunitensi hanno accertato che l’acquisto del reperto era illegale. Al rifiuto del collezionista di consegnarlo spontaneamente, un tribunale ha emesso un mandato di arresto, azione che ha costretto Mendelsohn a consegnare il pezzo. In un post sul suo account Instagram il ministro della Cultura turco Ersoy ha dichiarato: «L'imperatore perduto di Boubon sta tornando nel nostro Paese. Abbiamo ottenuto la restituzione della statua in bronzo dell'imperatore rubata dall'antica città di Boubon a Burdur grazie alla cooperazione internazionale e a un determinato processo di follow-up legale. Questo processo è uno dei migliori indicatori dell'efficace lotta e della cooperazione internazionale che portiamo avanti in tutto il mondo per la tutela del nostro patrimonio culturale». Per tutto il processo il Ministero della Cultura turco ha coordinato il proprio lavoro con l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e il Dipartimento della Sicurezza Interna americano, completando tutte le procedure necessarie per la consegna dell’opera.
Gli investigatori hanno anche confermato la restituzione di un capitello bizantino in marmo raffigurante l'arcangelo Michele, rintracciato, come la raffinata testa di Demostene, nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art. Ricerche approfondite hanno stabilito che la scultura era stata rimossa illegalmente dal monastero di Peribleptos nel quartiere Samatya di Istanbul. Un tempo parte dell'interno della chiesa bizantina, forse a coronamento di una colonna o a incorniciare una nicchia sacra, il capitello riflette la raffinatezza dell'arte scultorea bizantina al tramonto dell'impero. Una volta verificata l'origine, il museo newyorkese, dove l’opera era conservata da 42 anni, ha proceduto alla consegna. L’opera è stata generosamente prestata al Met per tre mesi, segnando il primo prestito dalla Turchia al Met in oltre due decenni. Un momento celebrato con una cerimonia al Met alla presenza di Max Hollein, direttore e amministratore delegato del Met, Gökhan Yazgı, viceministro del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia, e Zeynep Boz, capo dipartimento del Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia. Il rimpatrio intrapreso in collaborazione con la Repubblica di Turchia fa seguito al lancio dell'iniziativa del Met in materia di beni culturali, annunciata nel 2023, che comprende, tra l’altro, una revisione mirata della collezione. Il museo ha nominato Lucian Simmons responsabile della provenienza e ha ampliato i posti di ricerca sulla provenienza da 6 a 11. Nell'ambito del suo impegno per la trasparenza, il Met ha lanciato pagine web dedicate a tutte le opere d'arte restituite, specificando che l'oggetto è stato restituito e a quale Paese.
L'intera operazione è stata condotta in stretta collaborazione con l'Unità per il traffico di antichità della Procura distrettuale di Manhattan e l'Ufficio investigativo per la sicurezza interna degli Stati Uniti. I funzionari hanno sottolineato che il «caso Boubon» si distingue per la sua complessità giuridica e per i precedenti che crea per i futuri rimpatri.
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