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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliVoleva essere ricordato come artista, Saif al-Islam Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar Gheddafi, ucciso vicino a Zintan, a sud della Libia, secondo quanto riferito da Al Arabiya, colpito mentre si trovava nel giardino della sua abitazione. Aveva 53 anni, guidava il Comitato di riconciliazione nazionale libica, si presentava come laureato in ingegneria, con dottorato alla London School of Economics.
Ma in Italia amava esibirsi come pittore: nel 2002 i suoi lavori vennero esibiti a Roma, a Castel Sant’Angelo, in una mostra dal tono istituzionale dove erano presenti politici del calibro di Massimo D’Alema, Lamberto Dini e Giuliano Urbani. E lo storico dell’arte Claudio Strinati, allora alla guida del Polo Museale Romano.
Un’esposizione con un tour internazionale, con una seconda tappa italiana a Milano, nel Palazzo della Ragione. Una giornata indimenticabile, quella romana, culminata con l’intervista all’artista, il quale era circondato da scorte italiane e libiche: lui, vestito di bianco, era stato l’ideatore dell’evento grazie alla Gaddafi International Foundation for Charity Associations, con l’obiettivo di esaltare le testimonianze storiche di Tripoli, Cirene e Sabratha, i suoi lavori, 37, e quelli di Fawzi Omar Swei e Salah Shagroun.
Il tema era il deserto, con la comunicazione affidata al miglior ufficio stampa operativo sulla piazza romana. Tra il Mosaico della luna, o la Divinità di Cirene, per attirare gli amanti dell’archeologia, ecco i suoi quadri con una serie di tesi legate al surrealismo, confessando che il padre non lo aveva certo incoraggiato a intraprendere la via dell’arte. «Il deserto non è silente», era questo il titolo della mostra, fu un appuntamento mondano ideato per creare un’«atmosfera favorevole» a colui che veniva considerato come il «Ministro degli esteri» della famiglia Gheddafi. Qualcuno parlò di «bad art», intrisa di messaggi politici. La finalità era quella di promuovere la cultura libica, e a Roma il giovane Saif si trovava perfettamente a suo agio, la sua era una presenza continua nel centro storico: si è perso il conto delle sue tavolate a piazza del Popolo, in quegli anni, «al Bolognese», avendo come commensali Marta Marzotto, Sandra Carraro e la gallerista Gloria Porcella. C’era addirittura l’idea di lanciare un «premio Nobel per il Mediterraneo», con la sua fondazione come protagonista. E un raduno di Ferrari d’epoca in Libia. Poi la storia ha fatto il suo corso. Delle quotazioni delle opere di Saif, comunque, non c’è traccia.
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