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La Via Sacra, campagna di scavo 2025: Campo della Fiera

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La Via Sacra, campagna di scavo 2025: Campo della Fiera

«Scavi letterari»: il Fanum Voltumnae nel romanzo del finlandese Mika Waltari

Con l’etruscologo Giuseppe M. Della Fina scaviamo nelle pagine di un romanzo o di un racconto e tra i versi di una poesia alla ricerca di oggetti di un passato lontano (per comprenderne il significato e il valore che perdurano nel tempo)

Riprendo la mia ideale campagna di scavo nelle pagine di alcuni romanzi e tra i versi di qualche poesia. Le mie nuove ricerche si sono incentrate inizialmente intorno a un romanzo, Turms l’etrusco dello scrittore finlandese Mika Waltari, che sembrava promettere molto. Le attese non sono state deluse, nelle sue pagine ho rinvenuto il «Fanum Voltumnae», vale a dire il santuario federale degli Etruschi.

Mika Waltari (1908-79) è stato il rappresentante autorevole di una letteratura «periferica» quale quella finlandese e, al contempo, un autore di bestseller internazionali e in collegamento con l’industria cinematografica. Egli è noto soprattutto per il romanzo Sinuhe egyptiläinen (Sinuhe l’egiziano, nella versione italiana) pubblicato nel 1945 in Finlandia e che ebbe una pronta traduzione in lingua inglese (New York, 1949), da cui, nel 1954, venne tratto un film di grande successo diretto da Michael Curtiz.

L’esperienza del romanzo storico non risulta isolata nella sua produzione, anzi ne ha costituito l’asse portante seppure non fu la sua unica forma di espressione letteraria. Vanno citati almeno Johannes Angelos (1954), di cui nel 2014 è uscita una versione in lingua italiana con il titolo Gli amanti di Bisanzio, o i due ambientati nel mondo romano Valtakunnan salaisuus (1959) e Ihmiskunnan viholliset (1964), proposti poi in lingua inglese (The Secret of the Kingdom e The Roman). In Italia sono noti con i titoli Marco il romano (1961) e Lauso il cristiano (1967).

Turms kuolematon (Turms l’etrusco nell’edizione italiana del 1957) venne pubblicato nel 1955 in Finlandia e riproposto subito in lingua inglese e spagnola. Ha per protagonista un personaggio, Turms, che agisce in decenni importanti per la storia del Mediterraneo durante il I millennio a.C.: gli anni a cavallo tra il VI e il V secolo a.C. densi di avvenimenti storici, tra i quali la distruzione della «polis» di Sibari in Magna Grecia (510 a.C.); il superamento della monarchia e l’affermazione della Repubblica a Roma (509 a.C.); la vittoria dei Greci sui Persiani a Maratona (490 a.C.) e nella battaglia navale di Salamina (480 a.C.) e sui Cartaginesi a Imera (480 a.C.); il ridimensionamento dell’influenza etrusca nel Mar Tirreno con la sconfitta avvenuta nelle acque di fronte a Cuma (474 a.C.).

Turms si muove in mezzo agli avvenimenti ricordati e in una sua personale odissea vaga per il Mediterraneo raggiungendo Sibari, la Ionia, Delfi, diverse città della Sicilia, Roma e, in Etruria, Veio, Tarquinia, Cerveteri, Populonia, Chiusi, Volsinii (Orvieto) e il Fanum Voltumnae per limitarci solo ad alcune delle tappe del lungo viaggio alla riscoperta della sua vera identità.

Sulla visita al Fanum Voltumnae, ci si può soffermare. Lo scrittore, innanzitutto, lo posiziona in prossimità del lago di Bolsena: a «mezza giornata di cammino» dalla «ricca e potente città di Volsinii». Una tesi che negli anni Cinquanta del Novecento aveva un certo seguito e che appare superata: oggi il santuario si posiziona ai piedi della rupe di Orvieto alla luce dei risultati delle campagne di scavo portate avanti da Simonetta Stopponi, a partire dal 2000, in località Campo della Fiera.

In Orvieto, inoltre, lo scrittore sembra riconoscere l’antica Velzna (Volsinii, in lingua latina): un’ipotesi che, negli anni in cui scriveva, era ritenuta ancora dubbia, pur essendo stata avanzata per la prima volta nel 1828 da Karl Otfried Müller, e riconosciuta pienamente valida soltanto negli anni Sessanta del Novecento. In questo caso possiamo affermare che Waltari anticipò un giudizio critico fatto proprio solo alcuni anni dopo dalla maggioranza degli archeologi e degli storici.

Lo scrittore descrive l’area sacra e gli edifici che il Fanum Voltumnae accoglieva: «Più sacro di tutti era tuttavia per me il tempio del Mutevole, l’edificio, adorno di colonne di pietra del dio Voltumna, dove la camera centrale era vuota». Come pure segnala quello che vi avveniva sulla scorta di quanto menzionato da Tito Livio, lo storico vissuto in età augustea, che ne parla, in più occasioni, nella sua opera Ab Urbe condita libri. Egli ricorda le periodiche riunioni dei rappresentanti delle 12 principali città-stato etrusche (e dei loro principali alleati) per celebrare riti religiosi, assistere a giochi e spettacoli teatrali, e provare a elaborare una politica estera comune non riuscendoci spesso.

Ecco, allora, nel romanzo l’osservazione: «per le feste d’autunno grandi folle erano convenute da tutte le città, ancorché fosse consentito solo ai delegati e al loro seguito di entrare nel recinto sacro e di dimorare nelle sacre capanne». E ancora: «Per tre giorni i delegati conferirono su questioni di politica e sulla guerra tra Veio e Roma … Per altri sette giorni i delegati discussero alcune questioni interne e ricomposero liti di frontiera». Vi è poi il ricordo, sempre presente in Tito Livio, dell’elezione di un magistrato supremo dell’Etruria: una carica ambìta, ma con poteri relativi in quanto condizionati dagli interessi delle singole città-stato.

Ora grazie agli scavi archeologici quegli spazi e, in una qualche misura la vita che vi si svolgeva, sono tornati alla luce e non vivono solo nelle pagine di un romanzo.

Giuseppe M. Della Fina, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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