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Testa di Alessandro il Grande, marmo, I secolo d.C.

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Testa di Alessandro il Grande, marmo, I secolo d.C.

Sculture, ceramiche, monete: il patrimonio recuperato torna a casa dagli Stati Uniti

337 beni datati tra il VII secolo a.C e il III d.C sono stati rimpatriati dagli Stati Uniti in seguito alle operazioni condotte dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

Samantha De Martin

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C’è cratere attribuito al pittore Python del IV secolo a.C., e il busto in bronzo di un satiro alato del I secolo d.C. trafugato da ignoti dai depositi di Ercolano la notte tra il 23 e il 24 luglio 1975. E poi una testa in marmo bianco di Alessandro il Grande del I secolo d.C., probabilmente sottratta nel 1960 dal Museo dell’Antiquarium forense di Roma. E ancora 15 monete d’oro di epoca bizantina accanto a reperti in bronzo, ceramica e marmo di età compresa tra IV secolo a.C. e I d.C., la lettera manoscritta inviata da Alfonso d’Este, duca di Ferrara, a Ludovico Ariosto il 31 gennaio 1534, ma anche un frammento di pagina miniata inchiostro, tempera e oro su pergamena del XIII secolo.

Sono solo alcuni dei 337 reperti che tornano a casa, rimpatriati dagli Stati Uniti in seguito alle operazioni condotte dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (Tpc), concluse tra dicembre 2025 e aprile 2026. Offrono una testimonianza della produzione artistica dell’Italia antica, dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico, con presenze etrusche, greche, italiche ed egizie.

Dei 337 beni rimpatriati, 221 rientrano grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre i restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile 2026 attraverso l’attività congiunta del Federal Bureau of Investigation, dell’Homeland Security Investigations, del District Attorney’s Office e, in un caso, con il contributo della casa d’aste Christie’s di New York.

Questi tesori recuperati, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni culturali e successivamente immessi nel mercato internazionale, sono stati presentati ieri alla Caserma «La Marmora» di Roma, sede del reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. All’iniziativa sono intervenuti il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta, il comandante dei Carabinieri Cums Palidoro, il generale Massimo Mennitti e il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, generale Antonio Petti.

«Questo evento, ha detto il ministro Giuli, ha un alto valore non soltanto culturale, ma anche di diplomazia culturale e politica. I 337 beni restituiti sono una testimonianza viva della storia, dell’ingegno italiano che ha attraversato secoli, sono il racconto visibile di testimonianze dei nostri antenati, delle nostre tradizioni delle abilità artistiche e diplomatiche. Gli Stati Uniti rappresentano a tutti gli effetti il migliore alleato dell’Italia nella lotta al traffico illecito di beni cultuali. La cultura non si perde, non si dimentica, si tutela, si recupera e si restituisce alla collettività nazionale, continentale, globale. Queste testimonianze preziose saranno ora oggetto di studio, tutela e valorizzazione affinché possano tornare ai luoghi di provenienza e alla fruizione pubblica. L’eccellente risultato che celebriamo oggi è frutto di un lavoro coral, che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, esperti di Italia e Stati Uniti. Il nostro è un impegno che guarda al futuro: proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l’identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale. Tutto questo si può raggiungere soltanto attraverso ciò che si può sintetizzare in una sola parola: concordia. Un co-vibrare di cuori sintonizzati sulla stessa missione pubblica».

Sono migliaia le opere rientrate in Italia dal 2022 a oggi, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro.

«Oggi (ieri, Ndr), ha dichiarato l’ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta, ricorre il 25esimo anniversario della stretta collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e statunitensi, tra cui l’Arma dei Carabinieri, Homeland Security Investigations e il Federal Bureau of Investigation. Questa partnership riflette il nostro impegno condiviso nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di reperti. Rappresenta un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme: preservare tesori di inestimabile valore, garantire il rispetto dello Stato di diritto e rafforzare i legami duraturi tra gli Stati Uniti e l’Italia per le generazioni future».

Il comandante Tpc, generale Antonio Petti, ha invece ribadito come solo una sinergia operativa costante con le autorità estere possa aiutare a «interrompere la catena del profitto illecito e restituire alla collettività le tracce della nostra storia». «Grazie al piccolo scandalo del recupero, ha commentato il comandante dei Carabinieri Cums Palidoro, generale Massimo Mennitti, queste opere diventano di interesse collettivo e inducono le persone a voler conoscere la nostra arte. La cooperazione internazionale di polizia, oltre a favorire una preziosa conoscenza reciproca, permette di ricostruire la nostra memoria collettiva recuperando opere che, come "figlioli prodighi", vengono riaccolte con un affetto persino superiore a quello goduto prima della loro perdita».

 

Attacco di maniglia raffigurante una maschera, bronzo, Magna Grecia-Italia meridionale, I secolo a.C.

Samantha De Martin, 30 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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