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Elena Correggia
Leggi i suoi articoliL’arte? Meglio di un antidepressivo. A sottolineare il potere quasi farmacologico della visita a mostre e musei è l’epidemiologa e psicobiologa Daisy Fancourt, che ha guidato numerose ricerche nel campo presso l’Ucl, University College di Londra. I risultati degli studi, sintetizzati anche nel suo ultimo libro, «Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health», sono stati presentati durante il Summit Beyond economic impact: Rethinking Culture in Public Policy, che si è svolto in occasione della fiera Tefaf 2026 a Maastricht. Le indagini della studiosa dimostrano che la partecipazione ad attività artistiche e culturali - come andare a teatro, al cinema o frequentare musei almeno una volta al mese - puó dimezzare il rischio di sviluppare depressione. La professoressa Fancourt ha precisato che ció non accade perché le persone coinvolte tendono a essere già più sane, più ricche o più attente alla prevenzione della salute, ma è un fatto che risulta indipendente da caratteristiche socio-demografiche, di stile di vita o genetiche.
Attraverso un approccio scientifico e l’analisi di indicatori di diversa natura (cardiovascolari, circolatori, infiammatori, respiratori e muscolo-scheletrici), Fancourt ha indagato anche l’impatto dell’arte sull’invecchiamento fisiologico, riconoscendone la capacità di rallentarlo. A titolo di esempio, un coinvolgimento in un'attività culturale mensile puó ridurre del 25% l’incidenza del dolore cronico, ma anche il rischio di sviluppare forme di demenza viene sensibilmente ridotto se la pratica culturale si svolge di frequente, meglio se ogni mese. Non solo. Attraverso uno studio specifico condotto in Galles, l’esperta ha stimato in termini finanziari il valore delle arti per la produttività e la salute, affermando che ogni sterlina investita in attività artistico culturali si traduce in un ritorno di 11,08 sterline in termini di salute, benessere e produttività.
A riflettere sui benefici dell’arte sulla salute fisica e mentale sono stati anche Blanca Spee, ricercatrice senior al Radboud University Medical Center della città olandese di Nijmegen, che ha citato la positiva esperienza dei laboratori artistici con malati di Parkinson, Delphine Houba, presidente di The Brussels Museums, che ha sottolineato l’importanza della formazione per accogliere e coinvolgere nei musei i malati senza stigmatizzarli e infine Cathelijne Denekamp, manager per accessibilità e inclusione del Rijksmuseum di Amsterdam. Quest’ultima ha raccontato come, davanti alla «Ronda di Notte» di Rembrandt, una signora con demenza abbia finalmente parlato, dopo un lungo anno di silenzio.
Il Tefaf Summit, organizzato in collaborazione con la Commissione olandese per l’Unesco e sostenuto da Axa XL, ha coinvolto numerosi esperti, accademici, specialisti in politiche culturali, pubbliche e private, analizzando le ricadute prodotte dalle arti per il benessere sociale e l’inclusione. E’ stata anche l’occasione per la presentazione del rapporto Deloitte sull’impatto economico prodotto da Tefaf sul territorio olandese e sull’area di Maastricht in particolare.
In base ai dati della precedente edizione, 2025, la fiera produce una ricaduta economica per i Paesi Bassi pari a 86,4 milioni di euro, di cui 52,4 milioni di effetto diretto e 34 milioni di valore indiretto (derivante ad esempio dagli introiti della catena di fornitori attivati a causa dell’evento). L’impatto per la regione di Maastricht totalizza 37,9 milioni, di cui 32,3 milioni di valore diretto e 5,6 milioni di impatto indiretto proveniente essenzialmente dalla copertura mediatica dell’evento (un valore stimato e calcolato sulla base del costo dei corrispondenti spazi pubblicitari). Per quanto riguarda il valore diretto per l’intero Paese, esso si compone soprattutto delle spese sostenute dai visitatori (25 milioni di euro) per entrare alla fiera e per il soggiorno, oltre alle tasse pagate per l’acquisto delle opere d’arte in fiera, delle spese degli espositori (10 milioni) per l’organizzazione della fiera e per il soggiorno, delle spese di Tefaf per mettere in moto e allestire l’intero evento fieristico oltre ai costi per il personale (17 milioni) e infine di ulteriori spese per un milione (legate ad esempio a eventi organizzati da espositori e sponsor e spese per voli aerei privati).
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