Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Il banditore di Christie’s Adrien Meyer ha venduto Number 7A, 1948 di Jackson Pollock, il lotto di punta dell'asta “Masterpieces: The Private Collection of S.I. Newhouse”, per 181,2 milioni di dollari

Courtesy of Christie’s

Image

Il banditore di Christie’s Adrien Meyer ha venduto Number 7A, 1948 di Jackson Pollock, il lotto di punta dell'asta “Masterpieces: The Private Collection of S.I. Newhouse”, per 181,2 milioni di dollari

Courtesy of Christie’s

Rendimenti e rischi: il metodo Moses per non sbagliare investimento

Le ricerche del celebre economista svelano la scarsa scientificità di alcune credenze e spiegano quando l’arte può ritenersi un vero asset finanziario

Elena Correggia

Leggi i suoi articoli

Comprare opere con prezzi molto alti per ottenere migliori rendimenti. Oppure scegliere di acquistare solo lavori da molto tempo lontani dal mercato per avere certezza di ritorni più elevati. Niente di più sbagliato. A confutare queste opinioni diffuse sono infatti i dati dell’analisi elaborata dall’economista americano Michael Moses, su un arco temporale di 25 anni (dal 2000 al 2025) e su un database di circa 45mila rivendite di opere d’arte, che erano state acquistate per la prima volta dal 1970 in avanti. I risultati sono stati presentati nel corso di un webinar organizzato da ArtTactic, come primo di una serie di approfondimenti promossi in occasione dei 25 anni della società di ricerche e analisi di mercato.

Moses, già professore alla New York University Stern School of Business, fu l’ideatore nel 2002, con il socio Jian Ping Mei, del Mei Moses Index (poi acquistato da Sotheby’s nel 2016) per monitorare attraverso una misura scientifica le tendenze del mercato dell’arte. Oggi, con la sua nuova azienda ArtistIP, Moses prosegue le sue ricerche sugli indici offrendo una visione rigorosa sull’arte in termini finanziari, tutta basata sui numeri. Nel suo approccio un ruolo centrale è giocato proprio dai rendimenti intesi come differenza fra il prezzo di acquisto e quello di rivendita di un’opera. In particolare, secondo questo metodo i dati dimostrano che i prezzi di acquisto inferiori a 50mila dollari producono alti rendimenti e al tempo stesso rischi altrettanto elevati e che, al contrario, rischi e rendimenti si riducono mano a mano che il prezzo di acquisto cresce.

Una tendenza confermata anche dall’analisi dei rendimenti delle opere andate all’asta nel primo trimestre del 2026 presso Christie’s, Sotheby’s e Phillips. Per le opere il cui prezzo di acquisto è stato inferiore a 10mila dollari il rendimento medio si è attestato sul 6,8%, per quelle acquistate a meno di 50mila dollari il rendimento medio è stato del 3,7%, sceso all’1,9% per le opere con prezzo inferiore a un milione, mentre per lavori sopra il milione il rendimento medio è stato negativo (-1,3%). Un secondo aspetto riguarda i possibili extra rendimenti prodotti dalle opere rimaste a lungo lontane dal mercato. Lo studio delle vendite successive alla prima di opere effettuate negli ultimi 25 anni confuta questa ipotesi. Si scopre infatti che i rendimenti sono molto alti per opere rimaste pochi anni lontane dal mercato (per meno di 10 anni i rendimenti sono più alti del 40%) ma al tempo stesso aumenta la loro volatilità, di quattro volte maggiore e di tre volte il rischio per unità di rendimento. All’opposto, se il periodo di assenza dal mercato aumenta, i rendimenti scendono così come la volatilità. Ciò spiegherebbe quindi come il recente incremento del rischio di mercato non sia da attribuire a una trasformazione strutturale ma al fatto che si tende a ridurre il tempo che intercorre fra l’acquisto e la rivendita delle opere. Un quadro confermato dai dati del primo trimestre 2026: per le opere tornate sul mercato in meno di 5 anni il rendimento medio è stato del 7%, quelle rivendute dopo meno di 10anni hanno reso in media 3,5% e quelle tornate dopo 20 anni l’1,4%. Interessante notare che le opere custodite in collezione per oltre 50anni non hanno rendimenti negativi bensì un rendimento medio del 4,9% con un rischio per unità di rendimento dello 0,43%, pari a quello delle obbligazioni di Stato americane a 90 giorni, ma accompagnato da rendimenti medi superiori.

Dalla disamina emerge quindi come i prezzi di acquisto e la lunghezza dei tempi di custodia dei beni prima della loro rivendita definiscono la natura dell’opera, in termini finanziari. Secondo Moses infatti questi dati dimostrano che l’arte nel breve periodo si comporta come un asset alternativo di tipo speculativo, condizionato dai cicli del mercato, dai cambiamenti delle mode, dalle condizioni di liquidità e anche dal rischio legato al momento in cui si decide di mettere in asta un’opera. Quando invece si considerano periodi di custodia in collezione che superano l’arco temporale di una generazione, ovvero oltre 50anni, l’arte tende a comportarsi come una riserva di valore a bassa volatilità e come un asset culturale in parte in grado di contrastare l’inflazione. L’analisi dei rendimenti dei singoli artisti non è che uno dei numerosi strumenti messi a disposizione sul sito www.artistip.com per valutare il potenziale di investimento di ogni autore anche sulla base dei propri obiettivi e orizzonti temporali. Fra gli indicatori da considerare sono proposti il rischio per unità di rendimento, le dimensioni del mercato dell’artista, la percentuale di opere vendute e la percentuale di vendite registrate con una perdita. E per una personalizzazione della valutazione è possibile attribuire una ponderazione precisa a ciascun indicatore, in modo da realizzare una valutazione complessiva in linea con la propria propensione al rischio e le proprie finalità di investimento. Gli strumenti del sito sono a disposizione liberamente, senza abbonamento, previa registrazione.

Elena Correggia, 29 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Come dimostrato dalle numerose collaborazioni filantropiche, Bulgari crede profondamente nell’innovare il presente per un futuro sostenibile attraverso il suo impegno nella responsabilità sociale e ambientale e nel dare indietro – alla natura e alla comunità

Tra TikTok, Instagram e YouTube, l’antiquario torinese racconta il fascino delle prime edizioni e conquista una nuova generazione di collezionisti con la divulgazione culturale

Il record dei record per una chitarra è appannaggio della prima, che a New York, nel marzo scorso, ha battuto Black Strat, una Fender Stratocaster di David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd, per la faraonica cifra di 14,55 milioni di dollari

Con il progetto Ifis Art, Banca Ifis  riunisce le iniziative dedicate ad arte e creatività contemporanea con l’obiettivo di generare valore per comunità e territorio. Tra queste, il Parco Internazionale di Scultura, avviato nel 2023 per i 40 anni della banca, esteso nei 22 ettari del giardino di Villa Fürstenberg a Mestre

Rendimenti e rischi: il metodo Moses per non sbagliare investimento | Elena Correggia

Rendimenti e rischi: il metodo Moses per non sbagliare investimento | Elena Correggia