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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliIl Ministero della Cultura promuove, dal 3 luglio al 15 novembre, presso l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, una mostra dedicata a un aspetto poco noto dei rapporti intercorsi tra Roma imperiale e l’antico Egitto: «Aegyptus. Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana».
L’Egitto divenne definitivamente romano nel 30 a.C. a opera di Ottaviano (il futuro imperatore Augusto). Questo evento storico avvenne subito dopo la decisiva battaglia di Azio (31 a.C.) e la morte di Marco Antonio e della regina Cleopatra. Ma, come sovente ribadito dagli studiosi del settore, la conquista fu reciproca, perché culturalmente fu l’Egitto a «colonizzare» Roma.
Ancora oggi Roma è la città con più testimonianze egizie distribuite tra piazze e vie, dagli obelischi alle statue, dalle piramidi (quella di Caio Cestio ancora integra) ai grandi santuari, tra i quali due dedicati alla dea Iside, in Campo Marzio e sulle pendici del Colle Oppio. Grazie al fondamentale contributo degli archeologi impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del Ministero delle Antichità Egiziano, la mostra presso una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano diretto da Federica Rinaldi, si configura come una grande installazione «immersiva».
Videoarte, ricostruzioni digitali, immagini degli scavi archeologici, animazioni e Intelligenza Artificiale accompagnano il pubblico alla scoperta del paesaggio delle oasi e del deserto romano. È un modo per abbinare in modo produttivo tesori dell’antichità e sofisticati strumenti della contemporaneità, ma anche, come dichiarato nella comunicazione del MiC, per dar corpo a «una visione che individua nella cultura un fondamentale strumento di dialogo e conoscenza condivisa, in grado di rafforzare i rapporti tra i popoli, valorizzare un patrimonio storico comune e favorire nuove opportunità di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e in Africa».
L’allestimento prevede un percorso che si apre con l’esposizione di importanti reperti archeologici provenienti sia dalle collezioni del Museo Nazionale Romano, che ne ha curato l’individuazione e la selezione, sia dalle attività di recupero e indagine condotte dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, protagonista del Museo dell’Arte salvata ospitato all’interno dell’Aula Ottagona.
Al centro della narrazione emergono le oasi, luoghi di incontro e scambio tra culture, commerci, religioni e popoli diversi, in un territorio strategico che per secoli ha rappresentato un ponte tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente. L’intero progetto è ideato da Elisabetta Bruscolini che lo ha curato insieme con Alfonsina Russo, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi e Alessio De Cristofaro.
A corredo della mostra, dal 3 al 9 luglio (dalle ore 21 alle 23) nello spazio antistante la sede espositiva, è previsto un ciclo di incontri e approfondimenti con archeologi e studiosi italiani e internazionali: con l’occasione la mostra rimarrà aperta fino alle ore 23.
Lastra campana con scena nilotica. Provenienza ignota. Fine I secolo a.C.-I secolo d.C., Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo
Busto di Serapide in porfido rosso. Museo Kircheriano. Inizio III secolo d.C., Museo Nazionale Romano-Palazzo Altemps
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