Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Dettaglio di «L’arcangelo Michele» di Antoine de Lonhy

Courtesy Keller Auction

Image

Dettaglio di «L’arcangelo Michele» di Antoine de Lonhy

Courtesy Keller Auction

«Torino» si riprende il suo capolavoro perduto

Benappi e Voena acquistano all’asta la tavola di Antoine de Lohny per 230mila euro: un ritorno simbolico e culturale nel cuore del Piemonte

Michelangelo Tonelli

Leggi i suoi articoli

Come avevano annunciato, l’arcangelo Michele di Antoine de Lohny è stato battuto all’asta presso la casa Koller di Zurigo, oggi, 19 settembre, con una base di partenza di appena 40mila CHF, ma più clienti hanno combattuto per diversi minuti per acquistare la tavola a un prezzo ben più importante. Ad avere la meglio e aggiudicarsi l’opera sono stati i due mercanti torinesi ormai basati a Londra Filippo Benappi e Marco Voena, in un’operazione congiunta -dicono- volta a riportare l’opera nella sua terra d’origine.
Il risultato d’asta è eccezionale: 170mila CHF esclusi diritti d’asta -circa 230mila euro in totale- per una tavola a fondo oro tardo-medievale rappresentano un unico, un segnale importante che si vuole dare al mercato dell’arte a sostegno di una scoperta eccezionale, con un forte legame con il territorio torinese e piemontese. 

Il pannello faceva originariamente parte di una pala d’altare composta da 5 elementi di cui costituiva l’ala sinistra, mentre al suo fianco si trovava la figura di San Domenico, oggi conservata alla Galleria Sabauda di Torino. Il pannello centrale della pala, una Natività di grande raffinatezza, si trova al Museo Mayer van den Bergh di Anversa. Le due ali destre completavano la composizione con San Giovanni Battista accompagnato dal donatore (in una collezione svizzera) e San Vincenzo Ferrer, attualmente custodito al Musée de Cluny di Parigi. 
Per lungo tempo ritenuto perduto, l’arcangelo Michele è ricomparso dopo quasi un secolo presso una collezione privata svizzera, ma gli studiosi ne hanno da sempre ipotizzato un legame con le chiese domenicane di Torino o di Chieri.  L’attribuzione ad Antoine de Lohny era stata formulata dal grande studioso torinese Giovanni Romano, in memoria del quale Benappi e Voena hanno unito le forze per provare a riportare in Piemonte questo dipinto di eccezionale forza.

Michelangelo Tonelli, 19 settembre 2025 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Durante la Biennale 2026, la mostra veneziana di Amoako Boafo si annuncia come uno dei momenti più attesi del programma collaterale: un confronto tra la storia del ritratto europeo e una pratica pittorica che rivendica nuove centralità, nuove soggettività e nuovi immaginari.

Una lista di dieci dei più grandi musei nuovi e ampliati che apriranno quest'anno, da Los Angeles a Mosul

Il primo semestre 2026 di Intesa Sanpaolo in ambito culturale si aprirà con una programmazione di alto profilo nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia, Milano, Torino, Napoli e Vicenza, caratterizzata da grandi progetti espositivi originali, frutto di ricerca scientifica e di collaborazioni internazionali.

Dopo quindici anni di attese, crowdfunding, ostacoli burocratici e perfino problemi di salute del suo scultore, Detroit ha finalmente il monumento al suo più improbabile eroe: RoboCop

«Torino» si riprende il suo capolavoro perduto | Michelangelo Tonelli

«Torino» si riprende il suo capolavoro perduto | Michelangelo Tonelli