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In soli diciotto mesi, dal gennaio 1938 al giugno 1939, la mecenate e collezionista americana organizzò oltre venti mostre nella propria galleria, Guggenheim Jeune: la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky, una monografica su Jean Cocteau e perfino un’esposizione di opere di bambini, dove compariva un giovanissimo Lucian Freud al suo debutto
- Alessia De Michelis
- 11 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Vasily Kandinsky, «Curva dominante», 1936, Museo Solomon R. Guggenheim, New York, New York, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York
Tutti i primati londinesi di Peggy Guggenheim celebrati a Venezia
In soli diciotto mesi, dal gennaio 1938 al giugno 1939, la mecenate e collezionista americana organizzò oltre venti mostre nella propria galleria, Guggenheim Jeune: la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky, una monografica su Jean Cocteau e perfino un’esposizione di opere di bambini, dove compariva un giovanissimo Lucian Freud al suo debutto
- Alessia De Michelis
- 11 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliSarà la prima e più ampia mostra museale dedicata all’esperienza londinese di Peggy Guggenheim: «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista», in programma alla Collezione Peggy Guggenheim dal 25 aprile al 19 ottobre, ricostruisce la breve ma decisiva stagione di Guggenheim Jeune, la galleria aperta al 30 di Cork Street tra il 1938 e il 1939. Curata da Gražina Subelytė e Simon Grant, l’esposizione indaga il momento in cui si definisce l’identità di Peggy come mecenate e futura fondatrice di un museo di arte moderna, visione che troverà compimento a Venezia. Accompagnata da un catalogo illustrato edito da Marsilio Arte, dopo la tappa lagunare, il progetto approderà alla Royal Academy of Arts (21 novembre-14 marzo 2027) e al Guggenheim di New York nella primavera 2027.
In soli diciotto mesi, dal gennaio 1938 al giugno 1939, Guggenheim organizzò oltre venti mostre, firmando primati destinati a lasciare un segno nella scena britannica: la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky, una monografica su Jean Cocteau, la prima rassegna interamente dedicata al collage, una controversa mostra di scultura contemporanea e perfino un’esposizione di opere di bambini, dove compariva un giovanissimo Lucian Freud al suo debutto.
La galleria contribuì in modo determinante a scardinare il conservatorismo delle istituzioni londinesi tra le due guerre, affiancandosi a realtà come Redfern, Mayor e London Gallery nel promuovere Surrealismo e astrazione. In mostra circa cento opere, tra dipinti, sculture, lavori su carta, fotografie, pupazzi e materiali d’archivio, provenienti da istituzioni e collezioni private internazionali, che restituiscono la varietà dei linguaggi presentati a Cork Street e il clima di intensa sperimentazione alle soglie della Seconda guerra mondiale.
Il percorso si apre con nuclei dedicati all’astrazione e al Surrealismo, giustappunto, per poi approfondire le singole esposizioni storiche: da Kandinsky a Marie Vassilieff, dalla scultura contemporanea a «Abstract and Concrete Art» con Mondrian, Taeuber-Arp e Van Doesburg. Non mancano i ritratti di Cedric Morris, le mostre di Charles Howard e Heinz Henghes, lo Studio 17 di Stanley William Hayter e la proiezione dei celebri ritratti a colori di Gisèle Freund. Le sale finali riuniscono gli artisti legati al collage e al Surrealismo, tra cui Arp, Kernn-Larsen, Masson, Man Ray e Tanguy.
Centrale è anche la rete di relazioni che sostenne l’impresa londinese: Duchamp, Beckett, Herbert Read, Roland Penrose e Mary Reynolds furono interlocutori chiave di una stagione che Peggy considerò sempre fondativa. «Sono innamorata di Venezia da cinquant’anni. Se non vivessi qui, vivrei nella campagna inglese», dichiarò nel 1976, ribadendo il legame con quella che definiva la sua patria spirituale.