Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliIl mestiere dell’archeologo si avvicina talvolta a quello di un sarto che deve rammendare un tessuto stracciato e tentare di restituire un’unità e una bellezza perduta. Accade più spesso di quello che si ritiene e allora ho raggiunto Tuscania per visitare lo scavo che Alessandro Naso (Università «Federico II» di Napoli) sta conducendo nella Necropoli di Sasso Pinzuto. La tappa non era prevista nel mio viaggio, ma lo scavo rappresenta un esempio privilegiato dell’attività di rammendo che un archeologo deve saper fare. In quest’area, in passato, gli interventi non sono mancati compresi quelli dei tombaroli, come accade spesso in Etruria. Nella consapevolezza della situazione, è stato avviato un progetto sistematico d’indagini nell’area della necropoli dal 2022: la concessione è stata affidata dal Ministero della Cultura al Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies (Camnes), mentre la direzione è dell’Università «Federico II».
Sasso Pinzuto è una necropoli situata sul fronte orientale del fiume Marta, a sud-est rispetto all’insediamento urbano di Tuscania e a ridosso di un tracciato etrusco, che usciva dalla città e si dirigeva verso l’entroterra di Caere (Cerveteri). Esso successivamente venne ricalcato dalla Via Clodia. L’area accoglieva almeno 130 tombe, tante almeno sono state censite sinora, che dal VII arrivano sino al V secolo a.C. Un arco cronologico che prende avvio in una fase di piena espansione del mondo etrusco e si conclude con i segnali di una crisi profonda.
Alessandro Naso ha voluto provare ad analizzare i dati noti, recuperare quelli andati perduti per quanto possibile e tornare a scavarvi. Mi ha confessato che la zona lo aveva iniziato a interessare nel 2003, in un’occasione speciale: con sua moglie avevano scelto di sposarsi nella Chiesa di San Pietro a Tuscania. Il giorno prima delle nozze, durante una lunga passeggiata, aveva raggiunto proprio Sasso Pinzuto. Quando gli è stata offerta la possibilità di dirigervi uno scavo, ha colto l’occasione al volo.
L’area di scavo comprende due aree d’intervento prossime tra loro: una a nord e una a sud. In quella settentrionale, l’attenzione si è indirizzata su un tumulo già noto con un tamburo dal diametro di circa 10 metri, che accoglie una tomba ipogea. Essa era stata violata in antico, ma si è riusciti a recuperare reperti che consentono di datarla verosimilmente nel primo quarto del VI secolo a.C., mentre una piccola sepoltura infantile, posizionata lungo il «dromos» (corridoio) e sigillata da un blocco di tufo, risale al secondo quarto dello stesso secolo.
In relazione col tumulo erano stati scoperti in passato e con una certa sorpresa numerosi frammenti di terrecotte architettoniche, che sembrano suggerire la presenza di un sacello per il culto in connessione con il tumulo. Una situazione simile si è verificata in un secondo tumulo riportato alla luce nel corso di queste indagini, che ha restituito sinora 130/140 frammenti della decorazione architettonica. Per i sacelli, Naso ipotizza strutture simili a tettoie facendo riferimento a una raffigurazione presente su un cippo di produzione chiusina. Almeno un terzo tumulo risulta accertato. In quest’area della necropoli sembrano concentrarsi le tombe più monumentali.
Nell’area sud, le tombe sono a fossa, talvolta dotate di una controfossa, e a camera. Le più antiche risalgono al VII secolo a.C. Ciò che colpisce è la concentrazione delle deposizioni: vanno segnalate almeno le tombe a camera denominate 125 e 129. La prima presenta un dromos d’accesso a quattro gradini, un breve vestibolo e due camere disposte in linea con l’ingresso: i reperti rinvenuti suggeriscono un utilizzo del sepolcro per più generazioni e sino alla fine del V secolo a.C.
La tomba 129 ha un impianto di tipo cruciforme e risulta dotata di dromos e vestibolo. Proprio lungo il corridoio d’accesso sono stati rinvenuti oggetti in ferro ossidati (almeno tre punte di lancia/giavellotto, due «sauroteres», un coltello e uno spiedo), da interpretare come una possibile offerta rituale in seguito a una riapertura del sepolcro. Il lavoro di ricucitura non sta deludendo le attese, anzi ha aperto già prospettive nuove sulla Tuscania etrusca.
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