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Sesse Elangwe, «Ekole at the loss of his “face me I face you”», 2025

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Sesse Elangwe, «Ekole at the loss of his “face me I face you”», 2025

Estetiche, geografie e narrazioni si intrecciano nella nuova sede di 193 Gallery

Tra mostre personali, collettive e progetti site specific, la galleria, durante la Biennale Arte 2026, costruisce una costellazione di interventi che dialogano con i temi della contemporaneità

Alessia De Michelis

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Nel contesto della Biennale Arte 2026 (9 maggio-22 aprile), 193 Gallery articola a Venezia un programma espositivo diffuso che riflette sulle identità plurali e sulle pratiche artistiche del Sud globale, con un focus particolare sul continente africano. Tra mostre personali, collettive e progetti site specific, la galleria, nella sua nuova sede a pochi passi da Palazzo Grassi (Salizada San Samuele 3336/3337), costruisce una costellazione di interventi che dialogano con i temi della contemporaneità.

Cuore della programmazione è la seconda personale veneziana di Hassan Hajjaj, «Venice, 1447» (5 maggio-27 giugno), titolo che richiama il calendario «hijri» e introduce una riflessione sulla coesistenza di temporalità e culture. Le opere, celebri ritratti dai colori saturi incorniciati da oggetti di consumo quotidiano, mettono in scena un immaginario visivo che fonde estetiche tradizionali marocchine e cultura urbana globale. In questo doppio registro, tra ironia e critica, Hajjaj rielabora le rappresentazioni identitarie postcoloniali, sottraendole a ogni rigidità didascalica.

Accanto a lui, le personali di Sesse Elangwe (primo luglio-29 agosto) e Thandiwe Muriu (3 settembre-31 ottobre) ampliano il discorso sull’identità: il primo attraverso una ricerca intima sulla memoria e l’esperienza individuale, la seconda mediante un linguaggio visivo che intreccia fotografia, moda e pattern grafici per interrogare la rappresentazione del femminile.

Parallelamente, la collettiva «Echi della Materia» (5 maggio-31 ottobre) indaga la materia come dispositivo critico e narrativo, tra frammento e stratificazione, mentre il progetto outdoor di Pilar Zeta al San Clemente Palace instaura un dialogo tra scultura e paesaggio, attraverso forme che evocano geometrie simboliche e dimensioni spirituali.

La mostra di Hajjaj si inserisce inoltre in un percorso internazionale che vede l’artista esporre al Musée du Quai Branly e alla Philharmonie de Paris, confermando una pratica capace di coniugare fotografia, design e cultura popolare in un linguaggio visivo riconoscibile e stratificato.

Nel suo insieme, il programma veneziano di 193 Gallery si configura come una piattaforma dinamica, dove estetiche, geografie e narrazioni si intrecciano, offrendo una lettura complessa e sfaccettata delle identità contemporanee.

Alessia De Michelis, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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