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Mostra «Ankabouth», 2015-16, di Amina Agueznay

Courtesy Fondazione Société Générale Marocco. © Yasmina Bouzid

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Mostra «Ankabouth», 2015-16, di Amina Agueznay

Courtesy Fondazione Société Générale Marocco. © Yasmina Bouzid

Il Marocco fa il suo ingresso (tessile) alla Biennale Arte 2026

L’opera dell’artista Amina Agueznay, curata da Meriem Berrada, verrà installata nelle Artiglierie dell’Arsenale e sarà concepita per elevare le tradizioni artigianali locali

Cecilia Paccagnella

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Dopo un primo tentativo nel 2024 non andato a buon fine, il Marocco riuscirà finalmente a presentare il proprio Padiglione alla Biennale Arte di Venezia. A rappresentare il Paese, sotto la guida del Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, è stata chiamata l’artista Amina Agueznay (Casablanca, 1963), la cui opera sarà curata da Meriem Berrada (Fez, 1986): insieme, presenteranno negli spazi dell’Arsenale un lavoro in linea con il tema della 61ma edizione (dal 9 maggio al 22 novembre), «In Minor Keys», sviluppato dalla prematuramente scomparsa Koyo Kouoh e orientato «a rallentare il passo e a sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori» e «ad ascoltare i segnali persistenti della terra e della vita, in connessione con le frequenze dell’anima».

Progettata per le Artiglierie, «Asǝṭṭa» (parola Amazigh che indica la tessitura rituale) eleva la tradizione dell’artigianato locale perché, come sottolinea l’artista «il patrimonio è una sostanza viva e l’innovazione ne è la sua forza vitale». Nella sua pratica, Agueznay intesse stretti contatti con filatrici, ricamatrici, cestai, orafi, apprendisti, maestri artigiani e responsabili di laboratorio, dimostrando una particolare attenzione nei confronti del sapere tramandato di generazione in generazione. «“Asǝṭṭa” rende omaggio a questi talenti spesso invisibili: custodi di saperi antichi, spiega la curatrice. Essi sono invitati qui non come figure marginali, ma come risorse fondamentali, testimoni di uno spazio di trasmissione viva in cui la creazione artigianale non viene mai feticizzata ma attivata come linguaggio, come pensiero in azione. Un’archeologia vivente dei gesti, trasmessi, trasformati ed esaltati, che continuano a generare nuove forme a partire dall’eredità ancestrale; un segno di riconoscimento per coloro che, “in minor key”, contribuiscono alla bellezza del mondo».

Le opere di Agueznay sono solitamente concepite come spazi da abitare, contraddistinte da una monumentalità discreta capace di connettere territorio, corpo, memoria e paesaggio. «Intrecciare i fili della tradizione e dell’innovazione, collegare narrazioni e memorie: questa è la visione artistica e filosofica del Padiglione del Marocco», ha affermato il Commissario, Mohammed Benyaacoub.

Amina Agueznay

Meriem Berrada

Cecilia Paccagnella, 10 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Il Marocco fa il suo ingresso (tessile) alla Biennale Arte 2026 | Cecilia Paccagnella

Il Marocco fa il suo ingresso (tessile) alla Biennale Arte 2026 | Cecilia Paccagnella