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Tra le tante mostre in programma nell’istituzione milanese, inserite nei palinsesti della settimana dell’arte e la futura in concomitanza con il Salone del Mobile, gli omaggi a John Giorno, Franco Raggi ed Ettore Sottsass
- Michela Moro
- 04 aprile 2025
- 00’minuti di lettura


John Giorno, «Dial-a-Poem», 1970, particolare
La Triennale tra Art Week e Design Week
Tra le tante mostre in programma nell’istituzione milanese, inserite nei palinsesti della settimana dell’arte e la futura in concomitanza con il Salone del Mobile, gli omaggi a John Giorno, Franco Raggi ed Ettore Sottsass
- Michela Moro
- 04 aprile 2025
- 00’minuti di lettura
Michela Moro
Leggi i suoi articoliCentro nevralgico di architettura e design, la Triennale durante la Milano Design Week 2025 è il porto sicuro per un aggiornamento totale su molti argomenti, proposte offerte dall’istituzione milanese con presupposti intriganti e mai banali.
Passaggio del testimone tra arte e design è la mostra «John Giorno: a labour of Love», curata da Nicola Ricciardi, direttore di Miart con Eleonora Molignani e ospitata da Cuore, l’ampio spazio degli archivi della Triennale. Ce la racconta il curatore: «Siamo riusciti a tradurre il tema curatoriale di Miart 2025, “among friends” (tra amici), in un progetto di mostra. Studiando come celebrare i cento anni della nascita di Robert Rauschenberg, riflettevo sulla sua incredibile capacità di collaborare con musicisti, coreografi, artisti, poeti, di uscire dal proprio campo semantico e stringere delle sinergie, delle amicizie, traducendole in progetti veri e propri. Qui mi sono imbattuto in John Giorno, poeta della beat generation che ha attraversato un intero secolo di storia intessendo relazioni umane, spesso sentimentali, e soprattutto lavorative, con un enorme effetto sulla cultura del XX secolo. Quali sono state le prime collaborazioni di Jasper Jones? Con Rauschenberg e con John Giorno. E più leggevo più scoprivo collaborazioni con William Burroughs, che viveva a casa sua, con Allan Kaprow, Marcel Duchamp, John Cage, più avanti Keith Haring, Laurie Anderson».
In mostra la documentazione ironica e composita tra foto, fanzine, documenti di questa ragnatela di relazioni tra gli artisti legati dall’impegno nelle novità dagli anni ’60 in poi. «L’opera sicuramente più famosa di John Giorno, “Dial-A-Poem”, era nella sua semplicità un telefono, ma nel 1968 nessuno lavorava con la tecnologia, inizieranno proprio Giorno e gli altri. E lo fa in maniera molto divertente: chiede a una serie di personaggi, tra cui Rauschenberg, John Cage, Jim Carroll, poeti, artisti del milieu newyorkese degli anni ’60, di leggere ad alta voce delle sue poesie. Questa opera è stata comprata dal MoMA, ma per evitare il viaggio al MoMA, noi abbiamo una exhibition copy ufficiale di quel telefono: alzando la cornetta e premendo un numero qualsiasi potete sentire la voce di Rauschenberg che legge John Giorno», prosegue Ricciardi.
È inoltre l’ultima occasione per visitare le mostre «Franco Raggi. Pensieri instabili», a cura di Marco Sammicheli e Francesca Pellicciari, con progetto di allestimento dello studio Piovenefabi, allestita nella Design Platform; «Forme Mobili», il percorso espositivo del Museo del Design Italiano, diretto da Marco Sammicheli e con progetto di allestimento di Luca Stoppini; «Ettore Sottsass. Architetture, Paesaggi, Rovine», a cura di Marco Sammicheli, con Barbara Radice e Iskra Grisogono di Studio Sottsass, e con l’art direction di Christoph Radl; e come sempre sarà inoltre possibile visitare Casa Lana di Ettore Sottsass. Sono inoltre ospitate: «Emeco In&Out», proposta dal brand Emeco e progettata da Jasper Morrison; «Contro la guerra. 7 designer per Emergency», a cura di Giulio Iacchetti; e poi ancora Emanuel Gargano, Naoto Fukasawala, la mostra della rivista «Wallpaper*» e «Future Make: OTW by Vans», in collaborazione con Willo Perron. Fino al 13 aprile.