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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliIl Museo Nazionale d’Arte di Timisoara (MNArT) ospita, fino al 29 marzo, una mostra che esplora la vulnerabilità della condizione umana. «La fragilità dell’Eterno. Da Pompei al Grand Tour fino a oggi» trasforma il palazzo barocco che ospita il museo rumeno in un «santuario di resilienza». Curata da Filip A. Pectu, direttore del MNArT e da Massimo Osanna, direttore generale Musei del Ministero della Cultura, l’esposizione è organizzata sotto il patrocinio delle istituzioni culturali italiane e rumene, promossa da Federico Mollicone (presidente della Commissione Cultura presso la Camera dei Deputati) e Gabriela Dancau (ambasciatrice della Romania in Italia) ed è realizzata da Civita Mostre e Musei. La mostra è stata l’evento inaugurale dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, che ha preso avvio all’inizio dello scorso dicembre a Roma.
Il percorso di mostra riunisce oltre cento opere concesse da vari musei italiani, che non sono mai state esposte insieme prima d’ora. I capolavori provengono dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann), dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dai Musei Nazionali del Vomero e da Castel Sant’Angelo. Sculture, affreschi e suppellettili dalla vita quotidiana pompeiana entrano in dialogo con incisioni, tele e raffinate porcellane ottocentesche, fino ad arrivare al mondo contemporaneo, con opere di Lucio Fontana, Alberto Burri e Anselm Kiefer.
Questi prestiti istituzionali sono affiancati da opere appartenenti a collezioni private e creano una narrazione visiva che cavalca i secoli, intrecciando gli affreschi romani del I secolo con reinterpretazioni romantiche e neoclassiche, la Scuola di Posillipo e le riflessioni contemporanee sulla fragilità delle cose terrene. Con una mossa audace dal punto di vista museologico, l’esposizione privilegia, rispetto agli allestimenti standard, una narrativa guidata da un «fantasma della storia».
La «voce» della mostra è quella di Lucius Valerius Sacer, un personaggio di finzione basato su testimonianze archeologiche reali. Sacer, un eroe dacio-romano dell’epoca di Domiziano il cui nome è riportato su un altare a Adamclisi (cittadina della Romania orientale celebre per una battaglia che vi si svolse tra il 101 e il 102 d.C., al tempo della conquista romana della Dacia), è qui reimmaginato come un superstite dell’eruzione di Pompei, qui vista come archetipo del collasso al centro della coscienza occidentale. In una chiave narrativa postmoderna, Sacer vince la propria mortalità guidando il visitatore nello scorrere del tempo, riflettendo sugli scavi del periodo borbonico che hanno riscoperto la città sepolta, sull’incanto dei viaggiatori del Grand Tour, e sulla distruzione meccanizzata dell’era moderna. La catastrofe diviene il filo conduttore di un percorso attraverso secoli di creazione artistica, mostrando come le culture ritornino ciclicamente al momento della distruzione per interrogare la propria identità e impermanenza.