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Una veduta all’interno della Kunstkirche Christ-König, Bochum

© Anton Vichrov

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Una veduta all’interno della Kunstkirche Christ-König, Bochum

© Anton Vichrov

Manifesta 16 Ruhr trasforma una crisi architettonica in una possibilità civile

Per quindici settimane, tra Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen, oltre 100 artisti, collettivi e mediatori culturali provenienti da 30 Paesi, convertono dodici chiese moderne dismesse o abbandonate, in luoghi di incontro, cultura e coesione sociale

Alessia De Michelis

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A trent’anni dalla sua nascita a Rotterdam nel 1996, Manifesta 16 Ruhr sceglie di interrogare uno dei nodi più urgenti dell’Europa contemporanea: la crisi degli spazi condivisi. Nel 2026 la Biennale approda nella Ruhr tedesca trasformando dodici chiese moderne dismesse o abbandonate in luoghi di incontro, cultura e coesione sociale. Per quindici settimane (dal 21 giugno al 4 ottobre), tra Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen, oltre 100 artisti, collettivi e mediatori culturali provenienti da 30 Paesi attiveranno un programma gratuito e diffuso che intreccia arte contemporanea, rigenerazione urbana e partecipazione civica.

Al centro del progetto c’è una domanda politica e culturale: come ripensare gli edifici religiosi del dopoguerra in un’epoca segnata da polarizzazione, disinformazione e isolamento post-pandemico? Edificate negli anni della ricostruzione democratica della Germania, molte di queste architetture oggi svuotate diventano il punto di partenza per immaginare nuove forme di vita collettiva e spazi pubblici non commerciali.

Più che una mostra tradizionale, Manifesta 16 Ruhr si presenta come un laboratorio territoriale. Ogni sede è stata affidata a tandem intergenerazionali di «Creative Mediators», tra Germania, Polonia e Gran Bretagna, affiancati da architetti, studiosi delle migrazioni e attivisti locali. Il risultato sarà una costellazione di oltre 50 nuove commissioni che affrontano temi come memoria collettiva, migrazione, convivenza urbana e diritto alla prossimità.

La Ruhr, storicamente raccontata attraverso il mito della solidarietà operaia e dell’eredità industriale, viene qui riletta anche attraverso le storie delle comunità migranti che ne hanno trasformato il tessuto sociale. Non a caso, la partecipazione riflette questa genealogia multiculturale: forte la presenza di artisti tedeschi, turchi e polacchi, mentre oltre la metà dei partecipanti individuali si identifica come donna.

L’accesso completamente gratuito diventa parte integrante del progetto curatoriale: una scelta che riafferma la necessità di mantenere aperti e accessibili gli spazi della cultura. In un Paese dove oltre 20mila chiese rischiano di essere dismesse nel prossimo decennio, Manifesta 16 Ruhr prova così a trasformare una crisi architettonica in una possibilità civile.

Alessia De Michelis, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Manifesta 16 Ruhr trasforma una crisi architettonica in una possibilità civile | Alessia De Michelis

Manifesta 16 Ruhr trasforma una crisi architettonica in una possibilità civile | Alessia De Michelis