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Louise Hollandine van de Palts, «Autoritratto» (particolare), ca 1650-55, collezione privata

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Louise Hollandine van de Palts, «Autoritratto» (particolare), ca 1650-55, collezione privata

Nei Paesi Bassi, tra Sei e Settecento, le artiste facevano rete

«Indimenticabili» al Museum voor Schone Kunsten-Msk di Gent, mette in luce l’attività di 43 donne come artiste, ma anche come educatrici e trasmettitrici di conoscenza: un ruolo sistematico ed essenziale, quest’ultimo, rimasto in gran parte nell’ombra. Intervista alla curatrice Frederika Van Dam

Nel Museum voor Schone Kunsten-Msk di Gent, in Belgio, la mostra «Indimenticabili. Artiste da Anversa ad Amsterdam 1600-1750» riunisce, a cura di Frederica Van Dam, curatrice di Pittura antica del Msk, con Inez de Prekel e Candice Van Heghe, circa 150 opere, tra dipinti, stampe, sculture, incisioni, intagli di carta, vetri, ricami e merletti di una quarantina di pittrici, scultrici, incisore, botaniche e artiste tessili. Dopo essere stata ospitata, fino a gennaio, al National Museum of the Women in Arts di Washington, a cura di Virginia Treanor e Katie Altizer, «Onvergetelijk» a Gent sarà visitabile fino al 31 maggio. Abbiamo approfondito alcuni aspetti della mostra con la curatrice Frederica Van Dam.  

Tra le artiste presenti in «Indimenticabili», qualcuna ha recentemente ricevuto grande attenzione. Clara Peeters, con la sua mostra del 2016 al Prado, e Michaelina Wautier, che, dopo essere stata protagonista al Kunsthistorisches Museum di Vienna, è ora alla Royal Academy of Arts di Londra, solo per citare due degli esempi più significativi.  Sull’onda di queste mostre, negli ultimi tre anni al Tefaf Maastricht è disponibile una mappa (non ufficiale) delle artiste e dei luoghi in cui trovarle, grazie a un’iniziativa della gallerista Mercè Valderrey. Partendo da 56 gallerie partecipanti nel 2023 e circa 420 opere di donne, quest’anno la mappa ha incluso 112 dei 277 espositori, con oltre 670 opere. E non si tratta di un elenco completo. Il mondo le ha finalmente notate? Sono di «moda»? Nel frattempo, i prezzi stanno salendo...
Le artiste non sono una moda passeggera. Oggi, finalmente, vediamo il mondo dell’arte recuperare il ritardo e rendere nuovamente visibili le artiste, offrendo al mondo prospettive e sfumature diverse nel modo in cui l’arte viene esaminata e osservata, dando alle artiste il riconoscimento che meritano. Naturalmente, la visibilità e la rivalutazione influenzano i meccanismi di mercato, portando a un aumento della domanda e dei prezzi.

In un recente articolo del «Financial Times» dedicato alla riscoperta di Michaelina Wautier, la curatrice Kathlijne Van der Stighelen afferma di essersi posta una serie di domande: «Come interpretarla in modo equo e accurato, contestualizzarla, come esporre e interagire con le sue opere? La si confronta con altre pittrici o con gli uomini? Si sottolinea il suo genere o lo si ignora? Mentre dai frammenti emerge una narrazione e la sua fama cresce, potremmo chiederci: cosa vogliamo da Michaelina Wautier?». Come risponderebbe a queste domande, sostituendo il nome di Michaelina con «artiste fiamminghe del XVII e XVIII secolo»?
Si tratta di una situazione completamente diversa, non si può paragonare una mostra monografica a una collettiva incentrata sulle artiste donne. In «Indimenticabili» mettiamo in luce le artiste donne per rivelare la ricchezza e la diversità dei loro contributi alla cultura visiva del XVII e dell’inizio del XVIII secolo, comprendendo pittrici, ritagliatrici di carta, incisori, scultrici, merlettaie…

La mostra guida i visitatori lungo un percorso sinuoso attraverso sette temi, che spaziano dagli ambienti domestici intimi delle artiste ai contesti culturali e socio-economici più ampi in cui hanno lavorato. Sottolineando le sfumature e le molteplici prospettive, la mostra ci ricorda che l’arte non può essere compresa appieno attraverso un’unica fonte, un unico mezzo o un unico genere. Attraverso questi temi, i visitatori incontrano quasi 143 oggetti creati da 43 artiste di cui si conosce il nome. Insieme, queste opere offrono uno spaccato non solo della vita personale, della formazione e dei successi delle artiste, ma anche di come le norme sociali, le aspettative e le circostanze storiche abbiano plasmato le loro carriere e la loro produzione creativa. Infine, la mostra riflette sulla loro eredità, chiedendosi come possa rimanere visibile e indimenticabile.

Quindi sì, parliamo del loro genere, ma non in modo isolato. Piuttosto, fa parte di un’esplorazione più ampia del contesto, delle opportunità e della creatività, consentendo ai visitatori di vedere queste donne come artiste a pieno titolo, comprendendo al contempo le reti, i vincoli e le innovazioni che hanno plasmato il loro lavoro.

«Indimenticabili», che ha avuto la sua prima sede a Washington, è una mostra di ricerca. Quale delle scoperte emerse durante la sua ricerca l’ha sorpresa maggiormente?
Oltre al fatto che ci sono ancora così tanti nomi e opere d’arte non studiati là fuori (c’è ancora così tanto da scoprire, e il traguardo è ben lungi dall’essere in vista!) ciò che mi ha sorpreso di più durante la ricerca per «Indimenticabili» è quanto sia radicata l’idea che il trasferimento di conoscenze nel mondo dell’arte dell’età moderna scorresse principalmente da padre a figlio, mentre in realtà esisteva una rete ricca, ma spesso invisibile, di trasmissione femminile. Molte competenze e forme di conoscenza artistica sono state infatti tramandate lungo la linea femminile.

Un esempio lampante è il merletto, un mestiere che è stato trasmesso attraverso generazioni di donne all’interno delle famiglie. Ma vediamo modelli simili anche nella pittura. La pittrice botanica Maria Sibylla Merian, ad esempio, ha svolto un ruolo cruciale nella formazione delle sue figlie, Johanna Helena Herolt e Dorothea Maria Graff, che hanno continuato e ulteriormente sviluppato il suo lavoro.

Al di là della famiglia, esistevano anche rapporti di insegnamento più formali, sebbene meno documentati, tra donne. Magdalena van de Passe, ad esempio, insegnò le tecniche di incisione ad Anna Maria van Schurman. Queste connessioni dimostrano che le donne non erano attive solo come artiste, ma anche come educatrici e trasmettitrici di conoscenza.

In breve: ciò che mi ha sorpreso di più non è che le donne trasmettessero conoscenza, ma quanto fosse sistematico ed essenziale il loro ruolo, nonostante sia rimasto in gran parte nell’ombra per così tanto tempo.

È emerso anche qualche legame diretto tra le artiste di «Indimenticabili» e l’Italia?
No, non c’è un legame diretto nel senso che le artiste presenti in mostra abbiano avuto contatti personali con artisti italiani o abbiano viaggiato in Italia.

C’è un’artista o un’opera che avrebbe voluto includere nella mostra ma che non siete riusciti a ottenere?
Sì. Un’opera che avremmo voluto includere è «La Crocifissione» di Magdalena van de Passe, un’incisione stampata su tela di lino. Purtroppo, però, non siamo riusciti a rintracciarne l'ubicazione. Formatasi nella bottega del padre, Crispijn de Passe il Vecchio, Magdalena van de Passe divenne un’incisora di successo che si dimostrò un’imprenditrice innovativa, stampando su tessuti di lino come cuffie da notte e tessuti religiosi, un’invenzione per la quale acquisì i diritti esclusivi. Quest’opera in particolare è assai significativa in quanto è l’unico esempio conosciuto sopravvissuto di quell’invenzione, e lei la firmò in modo prominente, chiaramente orgogliosa della sua originalità.
Inoltre, speravamo di poter includere lo splendido ritaglio tridimensionale di un uomo o una donna seduti a un tavolo in un interno, opera di Elisabeth Rijberg. Una delizia per gli occhi, conservata nelle collezioni del Rijksmuseum. Rijberg era molto timida e faceva pagare l’ingresso agli ammiratori della sua arte per vedere le sue opere. Purtroppo il ritaglio era troppo fragile per essere trasportato.

Tra le artiste della mostra, quali in particolare, a suo giudizio, non hanno ancora ricevuto il riconoscimento che meritano? 
Molte di queste donne non sono ancora diventate pienamente visibili agli occhi del pubblico: artiste come Johanna Vergouwen, Maria van Oosterwyck, Johanna Koerten, Catrina Tieling e Margareta Haverman, per esempio... Spero che la nostra mostra possa essere un primo passo per cambiare questa situazione.

Se dovessi scegliere un solo nome, sarebbe Louise Hollandine del Palatinato. Nata in esilio (all’Aia) come figlia del «Re d’Inverno» Federico V del Palatinato e della «Regina d’Inverno» Elisabetta Stuart, ricevette un’istruzione altamente privilegiata, comprese lezioni di pittura dal celebre Gerard van Honthorst.

Le sue opere, principalmente ritratti e scene allegoriche, offrono uno sguardo intimo sulla vita di corte delle donne dell’élite. In seguito, compì la scelta straordinaria di fuggire dalla vita nella casa dei genitori, convertirsi al cattolicesimo ed entrare nell’abbazia di Maubuisson. Questo passo le garantì un certo grado di autonomia entro i limiti della vita religiosa, ma rivela anche le tensioni che dovette affrontare come donna di alto rango nel destreggiarsi tra aspettative di vita personale, devozione, ambizione artistica e aspettative della famiglia d’élite. Nell’abbazia continuò a dipingere, dimostrando la sua dedizione all’arte per tutta la vita.

Sarebbe affascinante esplorare la sua vita e il suo contesto, ripercorrendo il suo percorso artistico ed esaminando come la sua posizione sociale e religiosa abbia plasmato il suo cammino, le sue opportunità, la sua creatività e la sua visione della vita.

Uno degli aspetti più interessanti della mostra è l’attenzione rivolta a campi tradizionalmente considerati maschili, come l’incisione, rappresentata qui, ad esempio, da Anna Maria van Schurman. 
Non era eccezionale come donna incisore. Posso citare immediatamente diverse altre donne specializzate in questa disciplina, come Anna Maria de Koker, Magdalena van de Passe, Gheertruyd Roghman e Susanna Verbruggen. Il campo dell’incisione includeva infatti donne altamente qualificate.Ciò che rende Anna Maria van Schurman davvero eccezionale sta altrove. Fu la prima donna a frequentare l’università (Utrecht) nei Paesi Bassi, seguendo notoriamente le lezioni da dietro una tenda, e divenne famosa per i suoi risultati intellettuali scrivendo una tesi di dottorato (1641) sulle capacità delle donne come scienziate e artiste. I suoi scritti articolavano idee femministe straordinariamente precoci, rifiutando anche il tradizionale destino di vita delle donne: il matrimonio. Allo stesso tempo, eccelleva in molteplici discipline: dipingeva, incideva, creava intricati ritagli di carta, scriveva poesie e padroneggiava numerose lingue. In questo senso, può essere vista come una vera homo universalis.

Sta già pensando a un nuovo capitolo per la mostra? 
Non ho ancora piani concreti da condividere, ma state certi che includerò sempre le donne, ogni volta che sarà pertinente, nelle mostre che curerò, siano esse monografiche o tematiche, sia come artiste, donatrici o mecenati. È nostra responsabilità rendere visibili i loro contributi e garantire che rimangano parte integrante della più ampia narrazione storico-artistica. 

 

Anna Maria Farinato, 01 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Nei Paesi Bassi, tra Sei e Settecento, le artiste facevano rete | Anna Maria Farinato

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