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Daria Berro
Leggi i suoi articoliScoperte nel 1929 a Guanghan, nella provincia del Sichuan, le rovine di Sanxingdui, ritenute i resti dell’antico Regno di Shu (tra 4.500 e 3.000 anni fa), occupano una superficie di 12 chilometri quadrati. Nel 2021 un team di archeologi cinesi ha riportato alla luce nel sito un manufatto metallico, collocato in posizione verticale sul fondo della fossa sacrificale n. 7: lungo circa 20,05 centimetri e largo tra 5,27 e 7,90 centimetri, l’oggetto simile a un’ascia era gravemente corroso. Data la sua fragilità, gli archeologi avevano optato per uno scavo a blocco, estraendo con cautela il reperto insieme al terreno circostante per garantirne il trasferimento in sicurezza in laboratorio per la conservazione e ulteriori studi. Analisi tecniche avanzate hanno successivamente confermato che il misterioso oggetto era un manufatto in ferro meteoritico. Il reperto, denominato K7QW-TIE-1, è ora riconosciuto come il più antico manufatto in ferro meteoritico mai scoperto nel sud-ovest della Cina e attualmente il più grande del suo genere conosciuto dell’Età del bronzo cinese. I risultati della ricerca sul manufatto, condotta da archeologi dell’Università del Sichuan e dell’Istituto provinciale di ricerca sui reperti culturali e l’archeologia del Sichuan, saranno pubblicati a giugno sulla rivista «Archaeological Research in Asia».
A differenza degli utensili compositi in bronzo e ferro comunemente rinvenuti nella regione delle Pianure Centrali, l’oggetto rinvenuto nella fossa sacrificale n. 7 di Sanxingdui è composto esclusivamente da ferro meteoritico, e indica che la cultura Shu possedeva conoscenze tecniche molto più avanzate di quanto si credesse. Sebbene l’oggetto sia troppo frammentato per determinarne una funzione precisa, gli esperti ipotizzano che possa essere servito come utensile, arma o oggetto cerimoniale rituale.
Secondo Li Haichao, professore della facoltà di Archeologia dell’Università del Sichuan e coautore della ricerca, la scoperta ha un notevole valore accademico. La maggior parte dei manufatti in ferro meteoritico in Cina si è infatti storicamente concentrata nelle regioni settentrionali. Il ritrovamento di Sanxingdui colma una lacuna fondamentale nella documentazione archeologica della regione sud-occidentale, dimostrando che tremila anni fa gli antenati della civiltà Shu possedevano la sofisticata capacità di identificare e lavorare il ferro meteoritico. Circostanza questa che secondo il professor Li «ridefinisce la comprensione tradizionale della comunità accademica riguardo al livello tecnologico dell’antica civiltà Shu e al modello di scambio culturale e tecnologico interregionale durante l’Età del bronzo».
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