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La Francia restituirà alla Guyana i resti di sei nativi esposti nell’Ottocento negli «zoo umani»

Dopo 130 anni, torneranno a casa le spoglie di sei Kali’na e Arawak. L’Assemblea Nazionale ha approvato ieri all’unanimità una proposta di legge storica: finora le restituzioni si applicavano solo alle richieste di Stati esteri, non delle colonie francesi

Ieri, 15 giugno, l’Assemblea nazionale francese ha approvato una proposta di legge che consente la restituzione alla Guyana Francese dei resti di sei nativi Kali'na e Arawak, morti a Parigi nel 1892 dopo essere stati esposti nei cosiddetti «zoo umani» e conservati al Muséum National d’Histoire naturelle per oltre 130 anni. 

Dopo l’approvazione del Senato (Camera alta) a maggio, lunedì i deputati all’unanimità (59 voti a favore e nessuno contrario) hanno dato il via libera al provvedimento che apre la strada alla sepoltura nella terra natale dei sei nativi. Il ritorno delle spoglie è previsto a dicembre.«È un giorno storico, i nostri antenati potranno finalmente tornare a casa», ha dichiarato un’emozionata Corinne Toka-Devilliers, che da anni, alla guida dell’associazione Moliko Alet+Po (Discendenti di Moliko, in lingua kali’na), si batte per il rimpatrio.
Già nel 2023 la Francia aveva adottato una legge riguardante la restituzione dei resti umani presenti nei propri musei nazionali, le cui collezioni sono inalienabili, ma il dispositivo si applicava solo alle richieste di Stati stranieri e non ai territori francesi d'oltremare, come la Guyana, nella costa nord-orientale del Sud America. La nuova proposta di legge trasversale presentata e adottata all'unanimità in entrambe le camere del Parlamento aveva dunque l'obiettivo di colmare una lacuna e «riparare un’ingiustizia di oltre un secolo», secondo le parole del deputato Jean-Victor Castor, citato dall’Agence France Presse.

Ma come ci erano arrivati a Parigi i Kali'na e Arawak? All’inizio del 1892 trentatré uomini e donne di età compresa tra i 3 mesi e i 60 anni, originari della foce del fiume di confine Maroni, salparono alla volta dell’Europa da Paramaribo, nell’ex Guyana Olandese e attuale Suriname, confinante con la Guyana Francese. A reclutarli, come ha ricordato Toka-Devilliers, era stato l’esploratore francese François Leveau, su richiesta del direttore del Jardin d’Acclimatation di Parigi, Geoffroy Saint-Hilaire, desideroso di avere dei «selvaggi» da mostrare ai visitatori. I poveretti arrivarono in Francia in pieno inverno, a fine febbraio. Saint-Hilaire li espose nudi dietro a delle vetrate, con solo un pezzo di stoffa a coprire le parti intime. Otto di loro non sopravviveranno al rigido clima parigino e moriranno di lì a poco. Per gli altri la giornata si divideva tra visite di scienziati, che li misuravano e palpavano per studiarne le caratteristiche fisiche, e gli spettacoli pomeridiani, in cui divenivano un’attrazione per il pubblico nei cosiddetti «spettacoli etnologici». A settembre di quello stesso anno i sopravvissuti furono portati a Bruxelles, Berlino, Dresda  poi rimpatriati. Chi invece non ce l'aveva fatta fu sepolto nei cimiteri parigini. Cinque anni dopo, tuttavia, cinque salme vennero riesumate e trasferite alle collezioni antropologiche del Muséum National d’Histoire naturelle. 

È risalendo alle tracce dei certificati di morte che l'associazione Moliko ha ritrovato la strada per il Musée de l'Homme che, da allora, si è sempre pronunciato a favore della restituzione delle salme. Il lavoro è condotto in collaborazione con il Musée du quai Branly, che conserva 280 fotografie della collezione Roland Bonaparte dedicate a questi individui. Delle 33 persone imbarcate nel 1892, 27 sono state identificate. «Nella nostra cultura Kali'na, questa è una profanazione di tombe. Come si è potuto fare questo a un altro essere umano? È solo il colore della pelle a cambiare. Come si è potuto non provare pietà? Non parlo nemmeno di empatia: di pietà per l’altro. Come si è potuto tagliare, recidere la testa? Come si è potuto seppellire e tornare cinque anni dopo per riesumare le ossa? Come si è potuto continuare a fare studi su di loro? E parlo della mia comunità e del mio popolo, ma ce ne sono stati così tanti, tantissimi nel mondo», sottolinea Toka Devilliers a Radio France. Che ha anche espresso un desiderio: «Voglio che sia Emmanuel Macron a restituirmi i miei antenati e nessun altro. È suo dovere oggi farlo, con umiltà, senza polemiche. Deve farlo».
 

 

 

Daria Berro, 16 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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