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Roberto Mercuzio
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Il 25 aprile riaprirà a Sibari (nel comune di Cassano allo Ionio, Cs) il Parco del Cavallo, la parte del Parco archeologico con i resti più significativi dell’età romana, con un quartiere organizzato in due grandi «plateiai» e un teatro. La riapertura segue un intervento che ha permesso di superare i danni da alluvione. Le altre parti del Parco sono tre: «Prolungamento Strada», «Casabianca» e «Stombi».
Il lavoro svolto ha consentito di tutelare completamente il patrimonio archeologico, che, come sottolinea la direzione del Parco, non è mai stato esposto a rischi diretti. «È fondamentale rassicurare tutti: i reperti non sono mai stati in pericolo. Il fango non ha mai raggiunto i depositi e ogni oggetto antico è sempre rimasto in completa sicurezza. In questi mesi decine di donne e uomini hanno lavorato alacremente per ripulire e monitorare un bene che appartiene a tutti: abbiamo scelto di rispondere alle polemiche pretestuose sollevate in queste ore con la concretezza dei risultati e con la trasparenza del nostro operato, che non si arrende neanche di fronte ai guasti elettrici o alle risalite della falda».
Per celebrare la riapertura, l’ingresso sarà gratuito per tutta la giornata, dalle 9 alle 19, con il supporto del personale del Ministero della Cultura, che accompagnerà i visitatori in due passeggiate archeologiche guidate, previste alle 11 e alle 16.
Restano però alcune criticità, in particolare nell’area di Casabianca, dove la situazione richiede ulteriori interventi tecnici. «La falda continua a restituire acqua perché l’impianto Wellpoint, che dovrebbe mantenerne il livello al di sotto del suolo, è stato completamente distrutto dall’alluvione. Stiamo provvedendo proprio in queste ore a svuotare l’area per la terza volta in due mesi, utilizzando ogni mezzo possibile e pompe idrovore sempre in funzione. Se Casabianca non è ancora completamente asciutta non è per mancanza di fondi, già stanziati dal Ministero della Cultura, ma per il ritardo nelle forniture dell’industria pesante bloccate dalla complessa situazione internazionale».
Nonostante le difficoltà, il segnale è chiaro: il Parco Archeologico di Sibari torna a vivere e a raccontare la sua storia millenaria, dimostrando come la cultura possa essere motore di resilienza e identità per l’intero territorio.
«Torniamo dopo soli due mesi di chiusura forzata, dimostrando che la cultura è un motore che non si ferma mai e che il nostro unico obiettivo rimane la tutela e la valorizzazione del patrimonio».
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