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Tekla Aslanishvili

Foto Viktor Bone; courtesy della Han Nefkens Foundation

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Tekla Aslanishvili

Foto Viktor Bone; courtesy della Han Nefkens Foundation

A Tekla Aslanishvili 120mila dollari dalla Han Nefkens Co-Commission Eurasia

In un momento in cui in tutta l’Eurasia (un supercontinente che è la «casa» di quasi tre quarti della popolazione mondiale) le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo le alleanze globali e le narrazioni culturali, l’artista georgiana realizzerà un’opera video in cui s’interroga su come le immagini in movimento abbiano storicamente mediato le ideologie politiche e su come il cinema possa aiutare a immaginare nuove forme di connessione transnazionale

Daria Berro

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È l’artista, regista e saggista georgiana Tekla Aslanishvili (Tbilisi, 1988) la vincitrice della prima Han Nefkens Foundation Eurasia Moving Image Co-commission, la co-commissione per le immagini in movimento Eurasia 2026 organizzata dalla fondazione Han Nefkens in collaborazione con l’M HKA di Anversa, il Museo d’Arte Contemporanea Kiasma di Helsinki, l’Art Sonje Center di Seul, in Corea del Sud e il New Taipei City Art Museum.  Il supercontinente eurasiatico è la «casa» di quasi tre quarti della popolazione mondiale e di una grande varietà di culture. Più che una regione, l’Eurasia è intesa come uno spazio culturale e concettuale condiviso, fonte di riflessione per molti artisti sia storici che contemporanei.

Alasnishvili ha battuto nella selezione finale Yi-Fan Li (1989, Taiwan) con un progetto che si interroga su come le immagini in movimento abbiano storicamente mediato le ideologie politiche e su come il cinema possa aiutare a immaginare nuove forme di connessione transnazionale. In un momento in cui in tutta l’Eurasia le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo le alleanze globali e le narrazioni culturali, la sua proposta, ha sottolineato la giuria, si distingue per attualità e rigore intellettuale. L’artista impiegherà i 120mila dollari per produrre un’opera video su schermo, da realizzare entro 18 mesi. Il suo lavoro sarà poi esposto in ciascuna istituzione coinvolta.

«Negli ultimi dieci anni ho utilizzato il cinema per scavare nelle storie materiali e sociali che circondano le infrastrutture energetiche e di transito, ha dichiarato Aslanishvili, attiva tra la sua città natale, Berlino e Vienna. Questo progetto si rivolge all’apparato stesso del cinema come infrastruttura primaria per la costruzione di spazi e relazioni reali. Il film indaga il linguaggio cinematografico sovietico come strumento di costruzione del senso della modernità socialista, il mezzo attraverso il quale un progetto politico è stato immaginato, messo in scena e reso percepibile. Allo stesso tempo, si concentra su visioni internazionaliste sperimentali che sono sopravvissute a quel progetto: tentativi di fusione culturale in tutta l’Eurasia e oltre, e il trasferimento cinematografico di energie rivoluzionarie, solidarietà, distorsioni e violenze oltre i confini».

La giuria, composta da Kim Sunjung e Heehyun Cho (Art Sonje Center); Kiira Miesmaa e Saara Hacklin (Kiasma); Nav Haq e Ekaterina Vorontsova (M HKA); Hsiangling Lai e Anita Huang (New Taipei City Art Museum), Hilde Teerlinck e Alessandra Biscaro (Han Nefkens Foundation), si è detta «unanimente colpita  dalla proposta di Tekla Aslanishvili. La profonda ricerca collaborativa in tutta l’Eurasia è stata considerata particolarmente preziosa e perfettamente in linea con gli obiettivi della Commissione Eurasia. La sua proposta si confronta in modo ponderato con le storie dell’internazionalismo, immaginando al contempo attivamente forme future di internazionalismo progressista nella regione. Considerando la sua rilevanza e portata contemporanee, insieme all’innegabile talento di Aslanishvili, siamo certi che questo progetto darà vita a un’opera d’arte straordinaria».

La Eurasia Moving Image Co-Commission è attualmente una delle quattro co-commissioni della Fondazione Han Nefkens, ciascuna delle quali riunisce istituzioni artistiche in tutti i continenti e offre ai musei partecipanti un modo per ampliare le proprie collezioni attraverso progetti di coproduzione: le opere di nuova produzione entrano infatti a far parte della collezione di ciascun museo partner.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Daria Berro, 24 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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