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Daria Berro
Leggi i suoi articoli«Étude pour une femme couchée» (1948) di Balthus, «Composition» (1953) di Joan Miró, «L’ecuyère et les clowns» (1961) di Pablo Picasso e «Maison de rendez-vous, rue Saint Rustique, Montmartre» (1934) di Maurice Utrillo: sono le quattro opere d’arte che grazie alla collaborazione con il Dipartimento di giustizia statunitense e l’Fbi la Commissione anticorruzione della Malesia (Macc) ha riportato a casa da New York ad aprile e presentato al pubblico nella propria sede di Putrajaya, dopo una lunga indagine internazionale su una massiccia frode finanziaria che ha lambito anche Hollywood.
Al di là del valore commerciale, nel complesso relativamente modesto (198mila dollari) le quattro opere, acquistate con denaro sottratto a un multimiliardario fondo di investimento statale malese, il famigerato 1MDB, «sono il simbolo storico del più grande scandalo per corruzione del Paese e dovrebbero servire da monito per le generazioni future», come ha dichiarato in conferenza stampa il capo della Commissione Tan Sri Azam Baki. «Tutte le opere d’arte, ha proseguito, sono state rintracciate attraverso transazioni presso le principali case d’asta, quali Christie’s e Sotheby’s a New York, e recuperate attraverso procedimenti legali e una cooperazione internazionale strategica che ha coinvolto agenzie come il Federal Bureau of Investigations (Fbi) e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Usdoj). Non sono state sequestrate fisicamente, ma restituite attraverso procedure legali, compresa l’esecuzione di una procura da parte dell’Usdoj al Macc tramite l’Ufficio del Procuratore Generale. Ciò dimostra che il recupero dei beni viene condotto attraverso attenti canali legali e diplomatici», ha affermato. Dopo un’esposizione presso la Galleria Nazionale d’Arte nella capitale Kuala Lumpur, saranno probabilmente battute all’asta, anche se l'ultima parola spetta al Ministro delle Finanze.
Tra dipinti e grafiche, le opere legate al caso sono in totale dodici. Tolte le quattro già ritornate in Malesia, il loro valore è stimato in 1,7 milioni di dollari. In questo gruppo, che si spera di recuperare entro l’anno, rientrano, ancora una volta, Picasso («Trois femmes nues et buste d’homme», 1969, 1,26 milioni di dollari circa), Henri Matisse («Femme assise», 1903, 52.500 dollari), Alexander Calder («Studies for sculpture», 1941,125mila dollari), William H. Bailey («Still Life with White Pitcher», 1978, 66.250 dollari), Raoul Dufy («Canots et vapeurs sur la Marne», 1920, 40mila dollari), Salvador Dalí e Gustave Loiseau (titoli e stime per questi ultimi non comunicati). Si sta inoltre cercando di recuperare i circa 25,2 milioni di euro che costituiscono i proventi della vendita in Svizzera di «Vétheuil au Soleil» di Claude Monet. Tutti gli acquisti in arte sarebbero da ricondurre a Jasmine Loo Ai Swan, ex avvocato di 1MDB e stretta collaboratrice del finanziere latitante Low Taek Jho, noto come Jho Low, l'uomo che i procuratori statunitensi hanno indicato come la mente dietro l’intero piano.
Per risalire alla fonte dello scandalo bisogna riavvolgere il nastro fino al 2009, quando l’allora primo ministro della Malesia, Najib Razak, istituisce il fondo sovrano 1Malaysia Development Berhad, o 1MDB, con l’obiettivo iniziale di attrarre investimenti stranieri. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, tra il 2009 e il 2014 Razak (in carica tra il 2009 e il 2018) e i suoi collaboratori avrebbero dirottato sui propri conti privati 4,5 miliardi di dollari dallo strumento di investimento statale, utilizzandoli per acquistare case di lusso, gioielli, imbarcazioni, jet privati e, appunto, opere d’arte, ma anche per finanziare il film di Martin Scorsese del 2013 «The Wolf of Wall Street» (vicenda per la quale è indagato il produttore Riza Aziz, figliastro di Razak). La massiccia frode finanziaria era stata svelata nel 2015 da una coraggiosa inchiesta del Sarawak Report. Loretta Lynch, ministro della Giustizia degli Stati Uniti dal 2015 al 2017, l’aveva definito «il più grande caso di cleptocrazia a livello mondiale». Le accuse avevano dato il via a indagini negli Stati Uniti, in Svizzera, a Singapore e in diversi altri Paesi e hanno contribuito al crollo del governo di Razak nelle elezioni del 2018 in Malesia.
In carcere dal 2022, l’ex leader, che da solo si sarebbe appropriato di quasi 565 milioni di dollari, ha sempre negato le numerose accuse di corruzione imputategli, dall’abuso di potere al riciclaggio di denaro. Dopo aver perso in appello in un caso di corruzione legato a un’ex controllata di 1MDB, a dicembre è stato condannato da un tribunale malese a ulteriori 15 anni di reclusione in un altro caso legato a 1MDB e ha presentato ricorso. A detta del 72enne i fondi rinvenuti sui suoi conti sono donazioni di un principe saudita e la vera mente dell’intrigo, anche per lui, sarebbe il suo consulente Jho Low.
Ad oggi le autorità malesi sono riuscite a recuperare quasi il 75% dei fondi sottratti.
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