Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliNel sistema globale delle gallerie, dove lo spazio espositivo tende a standardizzarsi tra white cube e architetture riconvertite, la galleria Beatrice Burati Anderson fa, in senso positivo, la diversa: uno spazio meravigliosamente e fisicamente diviso da un canale. Le due sedi veneziane, attive tra Corte Petriana e Calle de la Madonna, si fronteggiano ai lati opposti del Rio de la Madoneta. Non sono semplicemente contigue. Sono separate da un elemento infrastrutturale che a Venezia è quotidiano, ma che qui viene assunto come parte integrante del progetto espositivo. L’acqua non è sfondo. È distanza, tempo, attraversamento.
Il passaggio da uno spazio all’altro avviene in barca. Questo dato, apparentemente logistico, ridefinisce la natura stessa della visita. Il pubblico non si muove più in continuità, ma attraversa una soglia reale. Il tempo dell’esperienza si dilata, si interrompe, si riorganizza. La mostra si costruisce tra due punti, e il tragitto diventa parte del contenuto. Con “Albedo” di Giovanni Ozzola, curato da Giorgio Galotti e Shen Qilan, questo dispositivo trova una formulazione compiuta. Il progetto è concepito come un organismo unitario distribuito su due ambienti distinti. Il primo spazio introduce una serie di lavori che attivano la percezione, tra cui Dust on my memories e l’installazione video Matteo, visibile da una porta d’acqua e pensata per orientare lo sguardo verso l’altra sponda.
L’opera non si esaurisce nello spazio interno. Si estende verso l’esterno, utilizza l’apertura architettonica come inquadratura e costruisce una relazione visiva con l’altra sede. Il canale diventa una linea di tensione. Il visitatore è chiamato a completare il percorso attraversandolo. Nel secondo spazio, più ampio e immerso in una luce controllata, la mostra si ricompone in una costellazione di fotografie e interventi che lavorano su orientamento, segnale, percezione. La luce naturale che filtra dalle porte d’acqua introduce una variabile instabile. L’interno e l’esterno non sono più separati.
Fin dalla sua apertura nel 2017, nello spazio trecentesco di Corte Petriana, la Burati Anderson ha lavorato su una relazione non convenzionale con l’architettura veneziana: pavimenti in sabbia, travi storiche, ambienti non neutralizzati. La seconda sede, inaugurata nel 2021, completa il dispositivo introducendo una dialettica tra due ambienti differenti ma interdipendenti. Nel contesto veneziano, dove la Biennale tende a occupare e neutralizzare gli spazi in funzione della mostra, questo approccio agisce in direzione opposta. Non adatta lo spazio all’opera, ma costruisce l’opera a partire dalla specificità del luogo. La città entra nel lavoro, non come tema, ma come struttura.
Beatrice Burati Anderson
Beatrice Burati Anderson
Altri articoli dell'autore
La mostra «in-genium. Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia» arriva a Catania dal 28 maggio al 30 giugno al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane. Promossa da MAIRE e Fondazione MAIRE – ETS, l’esposizione unisce fotografia contemporanea, patrimonio storico e riflessione sulla transizione energetica, coinvolgendo studenti e docenti delle Accademie di Belle Arti di Brera, Roma e Catania
Sotheby’s ha chiuso le aste marquee di maggio a New York con un totale di 908,6 milioni di dollari, in crescita dell’82,5% rispetto al 2025 e con il più alto tasso di venduto mai registrato dalla maison nelle vendite newyorkesi. A trainare la settimana sono state le grandi collezioni private -dalla raccolta di Robert Mnuchin a quella di Gunter Sachs- insieme a un ritorno deciso della domanda internazionale per opere museali di Rothko, Basquiat, Picasso, Matisse e Van Gogh. Un risultato che conferma la trasformazione del mercato: meno volume speculativo, più competizione per rarità assolute e provenienze storiche.
«Creative Roads» alla Cavallerizza Reale di Torino per la terza tappa del progetto dedicato alla cura come pratica condivisa tra arte, spazio pubblico e partecipazione
Le Carceri del Castello di San Giorgio a Mantova riaprono al pubblico dopo il restauro post-terremoto del 2012, restituendo uno dei luoghi simbolo del Risorgimento italiano. Tra celle, graffiti e testimonianze dei Martiri di Belfiore, il percorso museale recupera secoli di storia e memoria politica



