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Redazione
Leggi i suoi articoliIl mondo dell'arte contemporanea saluta Luísa Cunha, tra le figure più autorevoli della scena artistica portoghese, scomparsa lunedì6 luglio all'età di 77 anni dopo una malattia oncologica. L'artista è morta all'Hospital de São José di Lisbona, lasciando un'eredità che ha ridefinito il rapporto tra linguaggio, suono e percezione. Attiva dagli anni Novanta, Cunha ha costruito una ricerca artistica originale, incentrata sul potere evocativo delle parole e sulla loro capacità di trasformare lo spazio. Attraverso installazioni sonore, registrazioni sussurrate, brevi frasi e frammenti di conversazioni quotidiane, ha invitato il pubblico a riflettere sul significato del linguaggio, della memoria e delle relazioni umane.
Pur sperimentando con fotografia, disegno, video, performance e scultura, è stata soprattutto grazie alle sue celebri "sculture sonore" che ha conquistato un posto di rilievo nell'arte contemporanea. Le sue opere, essenziali nella forma ma profonde nei contenuti, facevano della voce il principale materiale espressivo, creando ambienti immersivi nei quali ogni ripetizione modificava il senso delle parole.
Nata a Lisbona nel 1949, aveva conseguito una laurea in Filologia Germanica prima di avvicinarsi alle arti visive in età adulta. Nel 1994 completò il corso avanzato di scultura presso AR.CO - Centro de Arte e Comunicação Visual, dove insegnò fino al 1997. Sebbene il suo ingresso nel panorama artistico sia stato relativamente tardivo, dal 1993 le sue opere sono state esposte con continuità in Portogallo e all'estero.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Nel 2021 la Fondazione EDP le ha conferito il prestigioso Grande Prémio Arte, premiandone l'originalità, il carattere sperimentale e la capacità di intrecciare linguaggio, spazio e suono in una continua ridefinizione dei significati. Le sue opere sono state presentate in alcune delle principali istituzioni artistiche portoghesi e internazionali, tra cui la Biennale di Sydney, la Fondazione Calouste Gulbenkian, il Museo MAAT, la Fondazione Serralves e Culturgest. Nel 2023 il MAAT le ha dedicato la prima grande retrospettiva ripercorrendo oltre trent'anni di ricerca artistica.
Alla base del suo lavoro vi era un interesse costante per la filosofia del linguaggio e per i meccanismi della percezione. Le sue installazioni non offrivano interpretazioni univoche, ma lasciavano allo spettatore la libertà di costruire il proprio significato, trasformando ogni esperienza in un dialogo personale con l'opera. Cunha ha sempre raccontato il proprio percorso artistico come qualcosa nato dall'osservazione della realtà più che da un'ambizione programmata. In una delle sue interviste aveva spiegato di essersi lasciata guidare dagli eventi e dal presente, una filosofia che ha accompagnato tutta la sua produzione creativa.
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