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Redazione
Leggi i suoi articoliÈ morta il 7 luglio Valerie Brathwaite, artista tra le figure più originali della scultura venezuelana della seconda metà del Novecento. La notizia è stata diffusa attraverso il profilo Instagram dell'artista, che si definiva con ironia «Sculptress & Dj». Nata nel 1938 a San Fernando, a Trinidad e Tobago, Brathwaite costruì un percorso artistico difficilmente riconducibile alle principali correnti della sua epoca. Le sue sculture, i disegni e le opere realizzate con materiali tessili e ceramici sviluppano un linguaggio astratto nel quale forme organiche, rilievi geografici e anatomie umane si fondono in un continuo processo di trasformazione. Corpi e paesaggi non appaiono come elementi distinti, ma come manifestazioni della stessa materia vivente. La sua formazione si svolse tra Europa e Caraibi. Studiò prima all'Hornsey College of Arts e al Royal College of Art di Londra, quindi all'École des Beaux-Arts di Parigi tra il 1959 e il 1964, dove ebbe come maestro lo scultore modernista Ossip Zadkine. Nel 1969 si trasferì a Caracas, attratta dalla vivacità della scena artistica venezuelana e, in particolare, dalla ricerca di Gego, con la quale instaurò un rapporto di amicizia e confronto.
Negli anni Settanta l'artista si impose rapidamente nel panorama venezuelano, ottenendo numerosi riconoscimenti nei Salon nazionali. Pur godendo di grande considerazione in Venezuela, Brathwaite è rimasta a lungo ai margini della narrazione internazionale dell'arte latinoamericana. La sua opera sfuggiva alle categorie consolidate, non identificandosi né con l'astrazione modernista né con le tendenze concettuali che hanno dominato la scena venezuelana tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Negli ultimi anni, tuttavia, il suo lavoro è stato oggetto di una significativa riscoperta. Nel 2025 il Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires (MALBA) le ha dedicato una vasta retrospettiva, mentre il curatore Raphael Fonseca l'ha inclusa nella sua edizione della Bienal do Mercosul, riconoscendone il ruolo nella ridefinizione della scultura latinoamericana contemporanea. Nella fase più recente della sua ricerca, Brathwaite aveva accentuato il carattere corporeo delle proprie opere.
La sua opera più recente, «Where Have All The Flowers Gone? Longtime Passing!» (2020), sintetizza efficacemente questa poetica: un mazzo di tulipani appassiti emerge da una struttura che ricorda arti umani, dissolvendo ancora una volta il confine tra organismo e paesaggio, tra natura e corpo. Un linguaggio autonomo e coerente, rimasto per decenni ai margini del canone e oggi finalmente riconosciuto come una delle voci più originali della scultura latinoamericana del secondo Novecento.
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