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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliIn Cambogia, nel Parco Archeologico di Angkor, patrimonio Unesco, il Dipartimento per la conservazione dei monumenti e l’archeologia preventiva dell’Ana-Autorità nazionale Apsara (l’Autorità per la Protezione del Sito e la Gestione della Regione di Angkor) ha avviato interventi d’urgenza volti a contrastare il degrado strutturale di Baksei Chamkrong, un piccolo tempio a gradoni su tre livelli edificato all'inizio del X secolo durante il regno di Rajendravarman II (944-968). Nel 948 d.C., quando il sovrano dell'impero khmer trasferì la capitale da Koh Ker ad Angkor, sulla porta d’ingresso dell’edificio sacro fu aggiunta un’iscrizione in sanscrito, riguardante una leggenda degli antenati. Gran parte delle decorazioni originali in stucco del tempio sono scomparse, tuttavia l’architrave principale in arenaria conserva ancora una raffinata scultura del dio indù Indra in piedi su Airavata, il suo elefante a tre teste.
«La parte superiore del tempio, costruito in mattoni, laterite e arenaria, ha subito gravi danni a causa dell'infiltrazione di acqua piovana, spiega in un comunicato Chhun Ratana, funzionaria del Dipartimento. L'esposizione prolungata all'umidità ha causato il deterioramento e la caduta di mattoni, mentre le crepe e le infiltrazioni d'acqua sia nelle pareti interne che in quelle esterne hanno ulteriormente indebolito la struttura». Per ripristinare la stabilità del tempio, considerato «ad alto rischio di cedimento», e garantirne la conservazione a lungo termine, il team rimuoverà i mattoni deteriorati o instabili e li sostituirà con altri nuovi, seguendo rigorosi standard tecnici. «L’intervento comprende anche il rinforzo strutturale delle aree indebolite, la sigillatura delle crepe profonde, la prevenzione di ulteriori perdite d'acqua e l'installazione di supporti strutturali là dove necessario», ha precisato Ratana.
Lo scorso ottobre il direttivo dell’Ana, organismo che opera sotto la supervisione del Ministero della Cultura cambogiano, ha approvato il progetto di restauro in più fasi del monumento: gli interventi attuali si concentrano sulla stabilizzazione di emergenza della parte superiore e delle pareti circostanti, mentre una fase successiva comporterà interventi di restauro e rafforzamento più estesi.
Beng Mealea ritrova la sua strada rialzata
Intanto, a un'ottantina di chilometri da Angkor, il tempio Beng Mealea (seconda metà del XII secolo, 1150-60), immerso nella foresta e ubicato nel villaggio omonimo nella provincia di Seim Reap, dopo mesi di meticolosi restauri ha ritrovato la sua strada rialzata orientale. La prima fase del progetto, che copre un’area di 100 metri di lunghezza e 13 metri di larghezza, è frutto di una collaborazione tra l'Autorità Nazionale Apsara (Ana) e il Fondo Speciale Mekong-Lancang della Repubblica Popolare Cinese. I lavori hanno riguardato in particolare la riparazione e la reinstallazione delle imponenti balaustre, delle travi e dei pilastri con Naga (divinità-serpente della mitologia induista e buddhista, posti a guardia del tempio) sui due lati della strada, elementi che per centinaia di anni erano rimasti invisibili a causa del forte degrado. È stato rimesso in funzione anche il sistema di drenaggio, che consente ora all'acqua di defluire di nuovo naturalmente nella strada.
La strada rialzata, spiega Leu Channora, archeologo dell’Autorità nazionale Apsara, era talmente deteriorata da aver quasi perso la sua forma originale. Una volta terminati i lavori, ha aggiunto l’archeologo, l’Ana continuerà a dare priorità alla manutenzione programmara, compresa l'eliminazione di erbacce e piante infestanti, al fine di prevenire ulteriori danni alla struttura.
Una veduta della strada pavimentata rialzata del tempio di Beng Mealea dopo il restauro. Foto courtesy Autorità nazionale Apsara
Particolare di un pilastro Naga nella strada rialzata orientale del tempio di Beng Mealea. Foto courtesy Autorità nazionale Apsara
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