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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliA maggio, Christie's rende omaggio a una delle figure più influenti e illuminate del collezionismo americano del Novecento: Agnes Gund. Collezionista appassionata, filantropa visionaria e leader istituzionale, Gund ha incarnato un’idea di arte come forza capace di trasformare la società. I tre capolavori che saranno offerti nella vendita newyorkese del 20th/21st Century rappresentano l’eccellenza della sua raccolta come la profondità del suo sguardo.
Mark Rothko, «No. 15 (Two Greens and Red Stripe)»: Acquistato direttamente dallo studio dell’artista nel 1967, No. 15 (Two Greens and Red Stripe) è una delle opere cardine del periodo maturo di Rothko e, significativamente, una delle pochissime ancora nelle mani del proprietario originario. Gund lo scelse su consiglio della raffinata collezionista Emily Hall Tremaine: un passaggio di testimone ideale tra due grandi protagoniste del collezionismo americano. Con i suoi quasi due metri e mezzo di ampiezza, il dipinto dispiega una tavolozza intensa e meditativa: campiture di verde profondo e nero vibrante si accendono grazie a una sottile fascia rossa, elettrica, che attraversa la superficie come una soglia luminosa. Sul fondo indaco, i pigmenti stratificati dissolvono la forma in un campo spirituale sospeso. È un Rothko al culmine della propria potenza espressiva, dove il colore non descrive ma evoca, non delimita ma assorbe. Quest’opera non è soltanto un vertice qualitativo: è il cuore simbolico della collezione Gund, testimonianza di un rapporto diretto con l’artista e di una sensibilità capace di riconoscere la grandezza nel suo farsi.
Cy Twombly, «Untitled» (1961): Dipinto a Roma nel 1961, anno cruciale nella carriera di Twombly, Untitled cattura l’artista nel pieno della sua energia creativa. Trasferitosi nella Città Eterna, Twombly intreccia l’eredità dell’astrazione americana con la memoria fisica e mitologica del Mediterraneo. Il risultato è un campo pittorico in tumulto: segni, graffi, linee e colature si addensano in un vortice di gesti, talvolta tracciati con il pennello, talvolta con le mani nude. La superficie diventa uno spazio archeologico, da “scavare” con lo sguardo. I livelli di pigmento e scrittura evocano rovine, iscrizioni, miti antichi che riaffiorano in chiave contemporanea. È in opere come questa che Twombly consolida la propria reputazione come uno dei maggiori pittori del dopoguerra, capace di rendere il gesto pittorico un’esperienza insieme fisica e metafisica. Per Gund, che ha sempre sostenuto la complessità e l’innovazione, Twombly rappresentava una tensione fertile tra passato e presente, tra memoria culturale e libertà espressiva.
Mark Rothko, «No. 15 (Two Greens and Red Stripe)». Courtesy of Christie's
Cy Twombly, «Untitled». Courtesy of Christie's
Joseph Cornell, «Untitled (Medici Princess)»: Con quest'opera entriamo nell’universo poetico e malinconico di Joseph Cornell. Al centro della scatola — struttura iconica dell’artista — compare la riproduzione del Ritratto di Bia de’ Medici di Agnolo Bronzino, figlia prediletta di Cosimo I. Attorno alla principessa, Cornell costruisce una costellazione di oggetti trovati: ripiani in vetro, scomparti rivestiti di mappe, simboli temporali, una sfera lignea arancione che sembra sospendere il tempo. L’opera appartiene al celebre ciclo delle Medici Slot Machines, considerato il vertice della sua produzione. Rinascimento e Surrealismo si fondono in un teatro della memoria che richiama l’infanzia, il sogno e il culto dell’oggetto. È una composizione intima ma sofisticata, dove il passato viene reinventato come reliquia poetica. In questa scelta si coglie l’ampiezza degli interessi di Gund: dall’astrazione monumentale alla lirica miniaturizzata dell’assemblage, sempre con un occhio infallibile per la qualità e la forza evocativa.
Membro dell’International Council del Museum of Modern Art dal 1967 e presidente dell’istituzione per undici anni, Agnes Gund ha contribuito in modo determinante all’ampliamento e alla ridefinizione della collezione contemporanea del museo, sostenendo in particolare artiste donne e artisti di colore. Nel corso della sua vita ha donato oltre 800 opere al MoMA. La sua convinzione che l’arte potesse generare cambiamento sociale si è manifestata in modo emblematico nel 2017, quando vendette «Masterpiece» di Roy Lichtenstein per finanziare l’Art for Justice Fund, iniziativa dedicata alla riforma della giustizia penale negli Stati Uniti. I tre lotti di punta presentati da Christie’s incarnano dunque non solo l’eccellenza estetica di una collezione straordinaria ma anche la visione etica di chi l’ha costruita. In Rothko, Twombly e Cornell si riflette la traiettoria di una donna che ha saputo coniugare passione, competenza e responsabilità civile.
Joseph Cornell, «Untitled (Medici Princess)». Courtesy of Christie’s
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