Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

The Mastaba

Image

The Mastaba

Christo e l’ultima utopia monumentale nel deserto

Si è riaccesa la fiamma di Christo. Tra gli addetti del settore, a Doha, durante Art Basel Qatar, ha ripreso a circolare la notizia della realizzazione della oramai quasi mitologica Mastaba nel deserto di Abu Dhabi

Ginevra Borromeo

Leggi i suoi articoli

Si è riaccesa la fiamma di Christo. Tra gli addetti del settore, a Doha, durante Art Basel Qatar, ha ripreso a circolare la notizia della realizzazione della oramai quasi mitologica Mastaba nel deserto di Abu Dhabi. L'opera monumentale immaginata per decenni da Christo e Jeanne-Claude riprenderebbe i canoni fissati nel progetto lasciato in eredità dai coniugi: alta 150 metri e composta da 410.000 barili di petrolio disposti in una struttura trapezoidale ispirata alle mastabe dell’Antico Egitto. Potenzialmente l’opera sarebbe la più grande scultura mai realizzata al mondo. Un monumento astratto, cromatico, assoluto, destinato a emergere dal vuoto del deserto come una visione artificiale e primordiale insieme.

Facendo un passo indietro, Christo concepisce The Mastaba già alla fine degli anni Sessanta. Per tutta la vita la considera il suo progetto più importante, quello che li avrebbe “contenuti tutti”. A differenza delle opere che lo hanno reso celebre questa non doveva scomparire. Doveva restare. Ed è qui che il progetto diventa concettualmente vertiginoso: un artista dell’effimero che realizza un’opera eterna. Non come rinuncia, ma come compimento. La Mastaba non contraddice il lavoro di Christo: lo porta all’estremo.

La scelta dei barili non è mai stata neutra. Oggetti industriali, seriali, legati all’economia fossile e alla geopolitica globale, diventano unità pittoriche, tasselli di un’immensa composizione astratta. Ogni lato dell’opera avrà una diversa disposizione cromatica: il colore non decora, struttura. Nel contesto di Abu Dhabi, la Mastaba assume una densità simbolica ulteriore. Il petrolio viene trasformato in monumento culturale, in icona visiva, in forma contemplativa. Non c’è denuncia esplicita, né celebrazione diretta: c’è una traslazione. Il potere economico si fa paesaggio estetico.

Che sia proprio Abu Dhabi a rendere possibile questo progetto non è casuale. Negli ultimi due decenni, l’emirato ha costruito una strategia culturale fondata su grandi gesti simbolici, musei iconici, architetture-manifesto, opere capaci di inscrivere il territorio in una narrazione globale. Ma The Mastaba si distingue da ogni altra operazione di soft power. Non è un museo, non ospita collezioni, non produce programmazione. È un oggetto muto, privo di funzione, refrattario alla strumentalizzazione immediata. Proprio per questo è potentissimo.

Non ci sono figure, narrazioni storiche, celebrazioni identitarie. La Mastaba è un monumento senza retorica, senza iscrizioni, senza didascalie morali. È una forma primaria che dialoga con il tempo lungo, con la geologia, con la distanza. Nel deserto, un luogo per eccellenza della rarefazione e dell’assenza, l’opera introduce una massa artificiale assoluta. 

Ginevra Borromeo, 08 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Ginevra Borromeo

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Un unico blocco di marmo di Carrara, quasi sessanta figure intrecciate in una composizione vertiginosa e una delle prove più sorprendenti della scultura europea del Settecento. Alle Gallerie d'Italia di Vicenza la Caduta degli angeli ribelli, oggi attribuita a Francesco Bertos, trova una nuova collocazione permanente grazie a un allestimento illuminotecnico che ne amplifica la complessità formale e narrativa, affiancato da un percorso inclusivo con riproduzioni tattili, modelli 3D e contenuti immersivi.

Le vendite record di New York e Londra hanno riacceso l'ottimismo tra case d'asta e collezionisti, ma raccontano soltanto una parte del mercato. Mentre i capolavori del Novecento attirano capitali senza precedenti, le gallerie continuano a confrontarsi con costi crescenti, minore liquidità e un modello economico sempre più difficile da sostenere.

Dal 10 luglio al 30 agosto torna Cinema in Villa, la rassegna estiva ospitata sulla Terrazza Belvedere di Villa Bardini. Cinquanta serate di proiezioni, incontri con registi, film in lingua originale e appuntamenti per le famiglie trasformano uno dei luoghi più panoramici di Firenze in un'arena cinematografica che unisce cultura, paesaggio e accessibilità.

Dal 2 luglio al 31 agosto la piazza di Portrait Milano ospita Arcipelago Botanico, l'installazione site specific di Agostino Iacurci curata da Valentina Ciarallo. Otto sculture monumentali trasformano l'antica corte dell'ex Seminario Arcivescovile in un ecosistema immaginario che mette in dialogo memoria storica, architettura rinascimentale e linguaggio dell'arte contemporanea.

Christo e l’ultima utopia monumentale nel deserto | Ginevra Borromeo

Christo e l’ultima utopia monumentale nel deserto | Ginevra Borromeo