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Redazione
Leggi i suoi articoliQuando Jack Butcher, classe 1988, ha fatto i conti di ciò che gli è costato debuttare con il suo primo stand ad Art Basel Miami Beach, il totale è risultato quasi surreale: 74.211 dollari tra affitto dello spazio, produzione e logistica. Un esborso che molti artisti non sarebbero nemmeno riusciti a corrispondere, o che avrebbero tenuto riservato, ma che lui ha invece deciso di trasformare nel cuore stesso della sua operazione artistica. Il suo esperimento si chiama Self Checkout e poggia su un’idea semplice e destabilizzante: l’opera da acquistare è la ricevuta, e il prezzo lo stabilisce il collezionista. “Ogni scontrino contiene in fondo una frase seed che genera un wallet custodial su Ethereum dove vive la copia digitale della ricevuta”, mi racconta Butcher durante il vernissage. “Non è un NFT commerciabile: serve solo a certificare il possesso del pezzo fisico. È il mio modo di ribaltare l’idea dell’NFT e renderla una mera ‘prova d’acquisto’”.
Concretamente, l’installazione comprende un grande pannello a palette in stile anni ’70 che aggiorna in tempo reale l’ammontare ancora necessario a coprire i costi della fiera. Una sorta di elettrocardiogramma economico che reagisce a ogni nuova contribuzione. L’opera si può acquistare ai chioschi Self Checkout della fiera oppure tramite pagamento in Ethereum, con una teca di vetro che raccoglie le ricevute provenienti dagli acquisti online e che si riempie a vista d’occhio. La partecipazione minima? Un dollaro, tasse escluse. Ogni dollaro aggiunge una riga in più alla ricevuta, che così si allunga e cresce in dimensioni insieme al contributo.
Jack Butcher, «Self Checkout», da Visualize Value. Courtesy of Art Basel
Finora, l’investimento più generoso è stato di 7.437 dollari, ma anche le micro-donazioni stanno facendo la loro parte. Alle 13:30 del secondo giorno, prima dell’apertura al pubblico, il debito pendente era già sceso a 33.103,56 dollari (poi ulteriormente calato a 23.973,08). Butcher sembrava fiducioso: il pareggio era vicino e, con un po’ di fortuna, si intravedeva persino un margine positivo.
Inserito nel nuovo settore Zero 10, dedicato alle pratiche digitali, Self Checkout mette a nudo in modo brutalmente trasparente ciò che normalmente resta dietro le quinte delle fiere: una combinazione di rischi finanziari e speranze di vendita che le gallerie spesso mascherano dietro comunicati entusiastici. Qui, invece, la bilancia dei profitti e delle perdite è sotto gli occhi di tutti, secondo per secondo. Forse per la forte presenza digitale dell’artista, la maggior parte degli acquirenti si è mossa online: 1.022 collezionisti virtuali, contro soli 359 acquisti fisici. Eppure, durante l’inaugurazione, Butcher si è detto sinceramente colpito dalla reazione positiva dei visitatori in carne e ossa. Ma come si è trovato, l'artista nella posizione di mettere in scena tutto questo? Butcher arriva da un percorso nel mondo del design. Dopo gli studi a Cardiff si trasferisce a New York a vent’anni, dove fonda una sua agenzia. La notorietà vera arriva però online, grazie ai diagrammi minimalisti in bianco e nero che pubblica sui social e che successivamente inizia a commercializzare tramite Visualize Value. Questa la galleria con cui ufficialmente si è presentato in fiera, ricoprendo dunque il doppio ruolo di artista e gallerista. Il rischio economico rimane quindi tutto sulle sue spalle. Per fortuna, si è già drasticamente ridotto.
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