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Joan Mitchell, Plain, 1989. Stima 5-7 milioni di dollari

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Joan Mitchell, Plain, 1989. Stima 5-7 milioni di dollari

Da Miró a Mitchell, tutto il colore del Novecento nella collezione di Tina Hills, in vendita da Phillips

La serie di aste, in programma a New York nella primavera-estate 2026, racconta della predilezione della collezionista per le opere capaci di tradurre il colore in esperienza emotiva

Davide Landoni

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Joan Mitchell, Helen Frankenthaler, Adolph Gottlieb, ma anche Joan Miró, Pablo Picasso e David Hockney. È un percorso attraverso il colore, quello che Phillips porta in asta a New York nella primavera-estate 2026 con A Life in Color: Property from the Estate of Tina Hills, un insieme articolato di vendite che, tra aprile e settembre, restituirà al mercato la visione collezionistica di una figura chiave della vita culturale americana del secondo Novecento.

Influente protagonista della scena di Miami, Tina Hills - nata in Istria col nome di Argentina Schifano  e poi emigrata negli Stati Uniti - è stata molto più di una collezionista. Prima donna a guidare la Inter-American Press Association, filantropa e sostenitrice di istituzioni come il Pérez Art Museum Miami, Hills ha costruito insieme al marito Lee una raccolta ampia e coerente, segnata da una predilezione per la pittura gestuale del secondo dopoguerra e per opere capaci di tradurre il colore in esperienza emotiva. Una sensibilità che attraversa tutti i nuclei della vendita, dai lavori su carta alle grandi tele, fino al design.

Il primo appuntamento è fissato per il 22 aprile, con le vendite di Editions & Works on Paper, dove emergono alcuni esempi significativi della dimensione più intima della collezione. Tra questi «The Juggler» (1986) di David Hockney, proposto con una stima di 4-6 mila dollari, riflette la consueta leggerezza narrativa dell’artista inglese, mentre «Village d’oiseaux (Bird Village)» (1969) di Joan Miró, stimato 6-8 mila dollari, traduce in segni e cromie vivaci l’universo poetico e simbolico del maestro catalano. In questo stesso segmento si inseriscono anche le grafiche di Pablo Picasso e Marc Chagall, che contribuiscono a definire il respiro internazionale della raccolta.

Tina Hills

Il cuore della proposta arriva però a maggio, con le aste di arte moderna e contemporanea. Il 19 maggio, nella Evening Sale, compare il lotto più atteso: «Plain» (1989) di Joan Mitchell, stimato 5-7 milioni di dollari. Si tratta di un monumentale dipinto a dittico, largo quasi due metri, appartenente alla fase finale dell’artista, in cui il gesto pittorico si fa sintesi estrema di memoria e paesaggio. I grovigli di pennellate e le campiture luminose evocano la campagna francese di Vétheuil, restituendo una pittura insieme fisica e lirica, rimasta nella collezione Hills per quasi quarant’anni e ora offerta per la prima volta sul mercato.

Nella stessa vendita si collocano anche «Black Sparks» (1965) di Adolph Gottlieb, con una stima di 1-1,5 milioni di dollari, esempio significativo del linguaggio maturo dell’artista, dove segni scuri e forme sospese si organizzano in una tensione controllata, e «Paloverde» (1978) di Helen Frankenthaler, stimato 600-800 mila dollari, che riflette la sua celebre tecnica soak-stain in una composizione ariosa, giocata su velature cromatiche e trasparenze.

Pochi giorni dopo, il 21 maggio, la proposta si amplia ulteriormente con la Modern & Contemporary Art Day Sale. Qui si distinguono «Comet (SF85-178)» (1985) di Sam Francis, stimato 150-200 mila dollari, in cui il colore si disperde in una costellazione dinamica tipica della sua produzione tarda, e «Ambivalencia 41» (1984) di Jesús Rafael Soto, con una stima di 300-500 mila dollari, opera che incarna la ricerca cinetica dell’artista attraverso strutture vibranti e percezioni ottiche instabili.

La collezione rivela poi un interesse non secondario per il design, che trova spazio nell’asta del 12 giugno. Qui spiccano due lavori di William Morris: «Canopic Jar: Sable Antelope» (1996), stimato 150-200 mila dollari, un’opera scultorea in vetro che unisce suggestioni archeologiche e naturalistiche, e «Hanging “Petroglyph”» (1993), con una stima di 15-20 mila dollari, esempio più raccolto ma altrettanto rappresentativo della sua ricerca formale.

Helen Frankenthaler, Paloverde, 1978. Stima 600-800 mila dollari

Jesús Rafael Soto, Ambivalencia 41, 1984. Stima 300-500 mila dollari

Davide Landoni, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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