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Da reperto a collectible, nel mondo delle aste è dino-mania

Animali estinti, meteoriti e fossili da museo conquistano collezionisti e investitori spingendo le quotazioni verso nuovi record da decine di milioni di dollari. L’ultima novità? Lo scheletro di un tirannosauro (quasi) perfettamente intatto 

Elena Correggia

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È il dinosauro per definizione, entrato nell’immaginario collettivo dai tempi del film «Jurassic Park» e reso celebre anche dai giocattoli per bambini. Il Tyrannosaurus Rex torna alla ribalta con Gus, un ambìto esemplare che Sotheby’s mette all’incanto il 14 luglio a New York per la faraonica stima di 20-30 milioni di dollari. «Gus farà un risultato pazzesco e gli addetti ai lavori concordano sul fatto che darà avvio a una nuova impennata dei prezzi per questo genere di collezionismo», commenta Iacopo Briano, esperto in storia naturale. Se infatti il record assoluto per un dinosauro è ora detenuto da Apex, uno Stegosauro acquistato presso Sotheby’s nel 2024 per 44,6 milioni di dollari dal proprietario di hedge fund Kenneth Griffin, il Tyrannosaurus rex più caro rimane invece Stan, che fu Christie’s ad aggiudicare nel 2020, per 31,8 milioni. «Con Stan ci fu un’esplosione del valore di questi reperti, ma non sempre gli esemplari trovati sono stati all’altezza delle aspettative per un mercato dove devono valere gli stessi standard di valutazione dell’arte, continua Briano. La qualità, la rarità, la completezza di Gus e il supporto assai esauriente di documentazione che illustra la sua provenienza dimostrano invece che ha tutte le carte in regola per stupire». 

Il fossile venne scoperto nel 2021 con una serie di campagne di scavo proseguite nei due anni successivi all’interno dei terreni del Sud Dakota di proprietà di Gary Gus Licking, scomparso prima della fine dei lavori (in onore del quale il dinosauro prese il nome). Sono poi seguiti tre anni in laboratorio per l’estrazione dei fossili dalla matrice rocciosa, per la pulitura, l’identificazione, la catalogazione di ogni elemento e il montaggio secondo elevati standard scientifici. Lo scheletro ha quindi elementi unici: proviene da un solo animale, si compone di 183 ossa fossili, circa il 63% del totale e con il 75-80% della massa ossea dell’animale, una percentuale fra le più elevate in assoluto. Tutti fattori non scontati, spesso assai rari da trovare. Nonostante ciò, il settore negli ultimi tempi ha peccato di scarsa selettività e il marketing promozionale ha favorito un entusiasmo a volte eccessivo per pezzi non così pregiati. È il caso del triceratopo venduto sulla piattaforma online Joopiter nel marzo scorso per 5,55 milioni di dollari. A detta del paleontologo che aveva seguito gli scavi non si trattava di un unico esemplare, bensì della composizione di ossa di triceratopi diversi raccolti nel corso di più anni e montati insieme: un dettaglio non dichiarato subito, che avrebbe senz’altro ridimensionato il valore del lotto.

Che il settore sia effervescente lo dimostrano anche le proposte più bizzarre che si stanno affacciando all’orizzonte. Come la borsa in pelle di T-Rex, proposta a giugno a Parigi nella vendita «Tentation»dalla casa d’aste Giquello ma andata invenduta (la stima ambiziosa era di 300-500mila euro). «Quella borsa rappresenta la punta dell’iceberg della ricerca di oggi e si è trattato in realtà di un esperimento per far conoscere fino a che punto è arrivato lo studio delle biotecnologie, le stesse che porteranno a breve alla sintesi della pelle umana artificiale», spiega Briano. Lungi infatti dall’essere composta da pelle imbalsamata, la borsa nasce dall’estrazione di molecole fossili di collagene di dinosauro fino alla produzione di una pelle «hi-tech» tramite coltura cellulare, sviluppata in laboratorio dalle società Lab-Grown Leather e The Organoid Company. Più in generale l’eccezionalità dell’oggetto e l’alta qualità dello stesso sono ciò che maggiormente attira i collezionisti, sempre più trasversali per età e specializzazioni. «I collezionisti di storia naturale oggi possiedono gli interessi più disparati, alcuni hanno anche 30-40 anni e provengono dal mondo delle criptovalute, altri invece collezionano già arte e come campo di fascinazione c’è una certa vicinanza con l’ambito delle arti esotiche, tribali ed extraeuropee soprattutto, aggiunge l’esperto. È sempre molto apprezzato l’avorio fossile, da mammuth in particolare, appassionano i fossili su lastra rinvenuti nel sito di Holzmaden, in Germania, come gli ittiosauri, avvicinabili da 20mila euro in su, e i crinoidi, da 10mila. Di grande impatto estetico sono poi le palme fossili del Wyoming, da 10mila in su, veri elementi d’arredo specie se di grandi dimensioni, così come le gogotte, rocce sedimentarie che assumono forme originali, tipiche della regione francese di Fontainebleau, collezionate già da Luigi XIV». Molto ricercate poi le meteoriti, oggetti scultorei per definizione che coniugano il fascino della pietra da meditazione, come le «suiseki» giapponesi, alla provenienza extraterrestre. «A seconda di forma, estetica e rarità, le meteoriti possono spaziare da 100 euro a un milione: si va da quelle rocciose più comuni alle ferrose, alle palassiti con cristalli di olivina, fino a quelle lunari e marziane, le più rare in assoluto», conclude Briano. 

Elena Correggia, 14 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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