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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliVent’anni fa, il 18 febbraio 2006, dopo quasi quattro anni di lavori e più di dieci di attesa, «Circulos», il Museo d’Arte Kumu di Tallinn, in Estonia, accoglieva i primi visitatori. Ad aggiudicarsi, tra 233 partecipanti da tutto il mondo, il concorso indetto nel 1993 per la sua realizzazione erano stati l’architetto finlandese Pekka Vapaavuori e gli interior designer Pille Lausmäe-Lõoke, Ville Lausmäe e Gullsten-Inkinen. La forma circolare del vastissimo edificio (circa 24mila mq) e i materiali naturali legati alle tradizioni locali, come la dolomite, il legno e il rame scelti per il museo, incastonato nella collina calcarea di Lasnamägi e circondato dagli alberi secolari del parco Kadriorg, comunicano un grande equilibrio tra l’esterno e l’interno dell’edificio,
L’idea di un museo d’arte risaliva in realtà agli anni Trenta, ma il progetto vincitore nel 1936 di uno dei vari concorsi organizzati non si concretizzò a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Dopo aver riconquistato l’indipendenza, nel 1991, l’Estonia ha rispolverato l’idea di un edificio ad hoc. In questi vent’anni il Kumu (il nome, scelto con un concorso nel 2004, combina le iniziali dei termini estoni «kunst» e «muuseum», ovvero arte e museo) ha continuato a essere l’unica esposizione permanente al mondo dedicata all’arte estone dal Settecento ai giorni nostri, ha ospitato 249 mostre di arte internazionale e locale, è stato visitato da 2,7 milioni di persone e ha vinto, nel 2008, lo European Museum of the Year Award assegnato da Europa Nostra.
La collezione comprende circa 6.500 dipinti, 27mila opere grafiche, 2mila sculture. Il percorso espositivo inizia al terzo piano (dei sette, di cui due interrati) del museo, dove sono allestite le opere tedesche baltiche del Sette e Ottocento e una panoramica dell'arte nazionale estone della prima metà del Novecento, tra cui i lavori di Konrad Mägi, uno dei primi pittori modernisti estoni, che più volte soggiornò in Italia. Il quarto piano è dedicato all'arte estone sovietica e alla produzione degli anni '90. Il quinto, infine, accoglie la Galleria d'Arte Contemporanea, utilizzata per mostre temporanee (da otto a dieci all’anno), così come la Sala Grande al pianterreno. Quest’ultima è riservata ai progetti di ricerca di più ampio respiro e alle esposizioni straniere, organizzate con varie istituzioni in tutto il mondo. Un database ricercabile online costituisce la Collezione digitale, che dà accesso ai documenti relativi alle opere delle collezioni.
«Quando il Kumu ha aperto eravamo tutti felici che l’arte estone avesse trovato una sede permanente e moderna. Oggi, vent’anni dopo, il Kumu è diventato un luogo vivace dove si incontrano pubblici diversi e forme d’arte diverse, riassume il direttore Kadi Polli. Oltre alle mostre e alle visite guidate, ospita spettacoli teatrali, concerti, serate cinematografiche, studi d'arte e feste. Sono le persone che ci rendono più felici: il Kumu avvicina il pubblico all'arte. “Insieme a Kumu” è anche il motto del nostro ventennale».
Durante tutto l’anno del suo anniversario (che ufficialmente si celebra il 17 febbraio), scandito da un programma di mostre ed eventi speciali, il Kumu guarderà tanto al passato quanto al futuro, presentando temi cardine che nel corso degli anni sono stati esplorati nei progetti di ricerca e nelle mostre. Tra questi l’arte estone all’inizio del XX secolo, gli artisti d’avanguardia dell’era sovietica, l’arte sonora, la moda, gli studi visivi e le artiste. È stato poi realizzato un nuovo logo, realizzato dagli studenti dell’Accademia delle Arti dell’Estonia, e la biglietteria, il guardaroba e il negozio del museo sono stati ripensati, su progetto di Pille Lausmäe-Lõoke, uno dei creatori dell’architettura interna originale del Kumu.
«Fin dalla sua apertura, i nuovi media e l’arte tecnologica sono stati due dei punti focali del Kumu, prosegue Polli, motivo per cui la mostra inaugurale dell’anno dell'anniversario, “Triumph of Galatea: Art in the Age of Artificial Intelligence”, a cura di Anders Härm, è incentrata sulle attuali connessioni tra arte e Intelligenza Artificiale. Ma metteremo anche in evidenza gli artisti e le donne estoni: la potente personale di Kristi Kongi sarà allestita nella Sala Grande del Kumu e porteremo le immagini di viaggio di Karin Luts da Tartu a Tallinn. Inoltre, stiamo organizzando una grande mostra di arte contemporanea internazionale su temi legati alla maternità e presentando un progetto di ricerca con una prospettiva decoloniale sul patrimonio dei popoli ugro-finnici e dei Sámi».
Inaugurata il 13 febbraio, «Triumph of Galatea: Arte in the Age of Artificial Intelligence» presenta opere di Artisti partecipanti: Andreas Albrectsen, Maria Arnal, Tilman Hornig, Olga Jürgenson, Marge Monko, Bernard Picart, Darja Popolitova, Jon Rafman, Sten Saarits, Jens Settergren, Timo Toots e Jan Zuiderveld, e rimarrà allestita fino al 9 agosto. «Il mito di Pigmalione e Galatea incarna uno dei più grandi desideri archetipici dell'umanità: trasformare un oggetto inanimato creato dall'uomo in un essere vivente, spiega il curatore Anders Härm. A partire dagli anni ’90 questo mito è stato utilizzato come metafora in molti importanti testi sull’arte dei nuovi media, ma solo ora che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dei robot biomeccanici umanoidi ha raggiunto una fase avanzata c’è motivo di discuterne in modo più letterale. Il tema riguarda tanto gli artisti quanto l’umanità nel suo complesso e solleva inevitabilmente interrogativi sugli ultimi sviluppi dell’umanità, su come stiano cambiando la nostra percezione di noi stessi e l’immagine che abbiamo di noi stessi. Nonostante la maggior parte degli artisti che partecipano alla mostra in un modo o nell’altro si servano dell’I.A. come strumento per creare arte o come componente strutturale, prosegue Härm, la mostra nel suo complesso affronta la situazione culturale attuale, in cui il potenziale utopico o distopico dell’I.A. non è stato ancora pienamente compreso dalla società».
Jens Settergren, «Prototype (IV)», 2022. Courtesy dell’artista e della Wilson Saplana Gallery
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