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Particolare della pagina di YouTube, 8 dicembre 2006 (ricostruita nel 2026)

Numeri di inventario del museo: CD.13:2-2026, CD.14-2026, CD.15:2, 4, 5 e 9-2026. Foto © Victoria and Albert Museum, Londra

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Particolare della pagina di YouTube, 8 dicembre 2006 (ricostruita nel 2026)

Numeri di inventario del museo: CD.13:2-2026, CD.14-2026, CD.15:2, 4, 5 e 9-2026. Foto © Victoria and Albert Museum, Londra

Il Victoria and Albert Museum acquisisce il primo video pubblicato su YouTube

Dura appena 18 secondi «Me at the zoo», caricato il 23 aprile 2005, primissimo filmato apparso sulla piattaforma creata da tre amici e destinata a segnare una svolta nei contenuti generati dagli utenti e nei modi in cui i media potevano essere creati e consumati 

Anna Maria Farinato

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Chi ricorda qual è stato il primo video caricato su YouTube? Per chi, come chi scrive, non ne avesse la minima idea le possibilità sono due: cercare su Google o andare al Victoria & Albert Museum di Londra. Perché anche i video della popolare piattaforma (e con loro gli youtuber) sono diventati pezzi da museo. Il V&A di South Kensington ha infatti acquisito «Me at the Zoo», pubblicato dal cofondatore di YouTube Jawed Karim nell’aprile 2005, capofila di un oggi sterminato elenco di filmati e contenuti multimediali che hanno fatto della popolare piattaforma di condivisione un palcoscenico globale e una sorta di archivio del mondo dai primi anni duemila a oggi. È uno dei pezzi di punta delle gallerie «Design 1900-Now», che chiuse dallo corso novembre riaprono ora con 250 pezzi, 60 dei quali nuovi acquisti, che ci ricordano come il design, attraverso la tecnologia, i giocattoli  e i gadget di tendenza) o i mezzi di comunicazione facciano parte della nostra vita quotidiana..

Insieme al «first video», nella Sala 76 delle gallerie, sarà possibile esplorare il processo di ricostruzione, sulla base di archivi internet dell’8 dicembre 2006 (i più «antichi» disponibili), del codice di visualizzazione originale di quel filmato, del lettore video realizzato per funzionare su Adobe Flash Player e del banner della pubblicità su YouTube da dicembre 2006 a gennaio 2007. Un materiale che ci riporta indietro di vent’anni, o «agli albori di un fenomeno culturale globale», per dirla con Neal Mohan, amministratore delegato di YouTube, che alla Bbc ha anche dichiarato di aver avuto «un momento di orgoglio» nel vedere «questo pezzo di storia digitale ospitato al V&A, dove speriamo possa ispirare le generazioni future». 

Design ed «esperienza» di allora sono stati ricomposti grazie alla collaborazione tra il V&A e la piattaforma, e un po’ si sorride per la grafica che oggi ci appare un tantino caotica, ma che già presenta gli elementi di progettazione dell’interfaccia utente (pulsanti di valutazione, funzioni di condivisione e raccomandazione eccetera), caratteristiche standard di tutte le piattaforme multimediali attuali. L’idea dei tre ragazzi fondatori di YT,  Chad Hurley, Steve Chen e il citato Jawed Karim, del resto era di creare un sistema che permettesse alle persone di mostrare i propri video ad amici, parenti e conoscenti (ci aveva provato, prima di loro, Myspace; e anche Facebook, peraltro, e prima ancora Face Mash, tra 2003 e 2004, era stato pensato da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni ad Harvard come un social network ad uso degli studenti universitari). A rompere il ghiaccio fu Karim, con un filmato di 18 secondi in cui si mostrava durante una visita al giardino zoologico di San Diego, in California, con tanto di elefanti sullo sfondo. Girati con una videocamera digitale, quei 18 secondi hanno segnato una svolta nei modi in cui i media potevano essere creati e consumati: dall’internet di sola lettura si era passati a un internet incentrato sui contenuti multimediali generati dagli utenti, sull’interazione sociale e sulla collaborazione (il cosiddetto Web 2.0). Gli «amici, parenti e conoscenti» nel giro di un anno sarebbero diventati una rete mondiale di 100 milioni di individui e ad oggi «Me at the zoo» conta oltre 380 milioni di volte e 18 milioni di «Mi piace». Nel 2025 secondo le stime sono stati 2,7 miliardi gli utenti di YouTube attivi nel mondo ogni mese, con più di 1 miliardo di ore di filmati visti globalmente ogni giorno. 

Come scrive il V&A in una nota, «la pagina di visualizzazione di YouTube, come fenomeno culturale e sociale, non è solo emblematica del Web 2.0 e dell’ascesa dei contenuti generati dagli utenti, ma anche un segno premonitore di quella che sarebbe diventata l’economia dei creatori e il capitalismo delle piattaforme. Rivela come le prime decisioni di progettazione sarebbero diventate centrali per i più ampi sistemi economici e culturali che definiscono la vita contemporanea». Per Corinna Gardner, curatrice senior di design e digitale al V&A, l’istantanea dei primi giorni di YouTube ha segnato un «momento importante nella storia di internet e del design digitale. L’acquisizione ci offre nuove opportunità di storytelling per mostrare ed esplorare i modi in cui internet ha plasmato il nostro mondo, dalla nascita delle piattaforme di condivisione video mainstream fino al mondo ipervisivo di oggi e all’economia dei media e dei creatori che lo accompagna».

Nel 2006, due anni dopo la nascita della piattaforma, Google avrebbe acquisito la società per 1,6 miliardi di dollari. Oggi YouTube è il più grande archivio di video e il secondo sito web più visitato al mondo (dopo Google, ça va sans dire). 


 

 

 

 

 

 

 

Anna Maria Farinato, 18 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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