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«Senza titolo» + una tela di Jean-Michel Basquiat del 1982 venduta da Sotheby’s a New York

Courtesy Sotheby’s

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«Senza titolo» + una tela di Jean-Michel Basquiat del 1982 venduta da Sotheby’s a New York

Courtesy Sotheby’s

Il teschio di Basquiat da 110 milioni di dollari in mostra

Il Pérez Art Museum Miami riunisce una selezione di opere di Jean-Michel Basquiat dalla collezione di Kenneth C. Griffin, tra cui il celebre “Untitled” (1982), record d’asta. La mostra evidenzia il ruolo crescente dei grandi collezionisti nella costruzione delle narrazioni museali, in un contesto in cui valore culturale e valore finanziario tendono a convergere.

Lavinia Trivulzio

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Dal 25 giugno, il Pérez Art Museum Miami ospita “Basquiat: Figure, Segni, Simboli”, una mostra che riunisce una decina di opere di Jean-Michel Basquiat provenienti dalla collezione del finanziere e collezionista Kenneth C. Griffin. Il nucleo espositivo comprende nove dipinti e una scultura e si concentra su alcuni dei dispositivi centrali della pratica dell’artista: la figura, il linguaggio, il segno, la costruzione simbolica dello spazio pittorico.

Al centro del progetto si colloca Untitled (1982), uno dei dipinti più noti di Basquiat, raffigurante un teschio su fondo blu, passato alla storia per aver raggiunto i 110,5 milioni di dollari da Sotheby's nel 2017. L’opera, acquistata inizialmente dal collezionista giapponese Yusaku Maezawa, è entrata nella raccolta di Griffin nel 2024, in una transazione privata stimata intorno ai 200 milioni di dollari. Il passaggio segnala una dinamica ormai consolidata: la migrazione dei capolavori dal circuito pubblico delle aste a quello, più opaco, delle grandi collezioni private.

La mostra, curata da Franklin Sirmans insieme a Megan Kincaid, si propone di ricollocare Basquiat oltre la dimensione iconica e finanziaria, insistendo sulla complessità formale e concettuale del suo lavoro. In questa lettura, opere come Untitled (Tenant) (1982), Pez Dispenser (1984) e In Italian (1983) vengono presentate come dispositivi stratificati, in cui il riferimento alla storia dell’arte si intreccia con linguaggi urbani, scrittura automatica e costruzione identitaria. La scelta di Miami è precisa, si tratta di una comunità segnata da una forte componente diasporica e da una crescente centralità nel sistema globale dell’arte, offre un contesto coerente con le tensioni presenti nel lavoro di Basquiat: identità, migrazione, ibridazione culturale. Allo stesso tempo, il calendario dell’esposizione intercetta un altro fattore: l’afflusso internazionale legato agli eventi sportivi globali, con ricadute dirette sulla visibilità istituzionale.

Lavinia Trivulzio, 06 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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