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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliAlla 61ma edizione della Biennale d’arte di Venezia, che si terrà tra il 9 maggio e il 22 novembre del 2026, Israele ci sarà. Non nel suo Padiglione nazionale ai Giardini, che già nella 60ma edizione del 2024 era stato al centro delle contestazioni (e poi mai aperto, per la protesta di artisti e curatori che chiedevano per Gaza un cessate il fuoco) e nel 2025 è rimasto chiuso per lavori, circostanza che aveva fatto prevedere un’assenza anche per il 2026. Ma troverà invece spazio in un Padiglione fornito dalla Fondazione Biennale all’Arsenale.
In Italia questa comunicazione è arrivata tramite Anga (Art Not Genocide Alliance), una comunità di artisti e curatori che chiede di avviare un boicottaggio nei confronti di Israele. Si tratta di uno spazio di 230 metri quadrati nelle Sale d’Armi, come si evince dal bando pubblicato dal Ministero della Cultura israeliano il 27 agosto. Sono spazi che vengono concessi dalla Biennale singolarmente, sulla base di accordi di volta in volta diversi, e i termini dei quali non vengono mai pubblicati.
La Biennale spiega la decisione affermando che «su richiesta del Padiglione stesso, la partecipazione sarà allestita all’Arsenale, come accaduto in passato per episodi analoghi che hanno interessato i Padiglioni di Canada, Repubblica Ceca, Svezia», e ricordando che «alle Biennali Arte e Architettura possono prendere parte come partecipazioni nazionali tutti i Paesi ufficialmente riconosciuti dall’Italia che fanno richiesta».
Il collettivo Anga ha già promesso proteste (nel 2024 si era registrato il maggior corteo nella storia della Biennale degli ultimi decenni). «Dopo oltre 700 giorni di genocidio e 77 anni di occupazione, apartheid e pulizia etnica, la decisione della Biennale di fornire una piattaforma a uno stato responsabile di queste atrocità è inaccettabile, ha commentato il gruppo di artisti. Anga chiede l’esclusione immediata e completa di Israele dalla Biennale di Venezia. In caso contrario, Anga mobiliterà un boicottaggio totale da parte di artisti e pubblico».
Ora, dato il rapido evolversi degli eventi a Gaza, con la condanna dell’Onu e della Corte Penale Internazionale, occorrerà prevedere la presenza di Forze dell’ordine nella zona del Padiglione. Nell'edizione 2024 era stata necessaria una partecipazione costante di militari, nonostante che la sede fosse chiusa.
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