Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliL’ampliamento della National Gallery di Londra porterà la firma di Kengo Kuma e associati. Lo studio giapponese fondato a Tokyo nel 1990, in collaborazione con BDP e MICA, ha infatti vinto il concorso per la progettazione della nuova ala del museo londinese, che ha da poco festeggiato i 200 anni di vita. I lavori rientrano nel «Project Domani», un piano da 750 milioni di sterline che prevede la più vasta trasformazione della National Gallery dalla sua nascita nel 1824, i cui punti forti saranno la creazione di nuovi spazi per ospitare una collezione ampliata, la costituzione di un fondo per l’acquisto di dipinti moderni e una solida dotazione che ne garantisca la sostenibilità finanziaria a lungo termine. (Di recente la National Gallery ha avviato un piano di riduzione dei costi, che include un «programma di uscita volontaria» per il personale, per far fronte a un deficit previsto di 8,2 milioni di sterline entro il 2026-27).
La nuova ala, che occuperà tra i 5.500 e i 7mila metri quadrati, con una previsione di spesa di 350 milioni di sterline e apertura entro il 2030, sorgerà sul sito di St Vincent House, un edificio di fine anni Sessanta che verrà demolito, completando così il «campus» della National Gallery. La proprietà è stata acquisita quasi trent’anni fa proprio con l’obiettivo di espandere lo spazio della galleria, e al momento ospita un hotel e un complesso di uffici.
Lanciato a settembre 2025, il bando internazionale ha attirato 65 proposte, ma solo sei raggruppamenti hanno avuto accesso al concorso di progettazione. Oltre a Kengo Kuma, la shortlist selezionata comprendeva gli studi: Farshid Moussavi Architecture + Piercy & Company (UK); Foster + Partners (UK) + Studio Adrien Gardère (Francia); Renzo Piano Building Workshop (Italia) + William Matthews Associates (UK) + Adamson Associates (UK); Selldorf Architects (USA) + Purcell (UK); Studio Seilern Architects (UK) + Donald Insall Associates (UK) + and Ralph Appelbaum Associates (UK).
La giuria ha infine assegnato il punteggio massimo alla «esemplare» proposta di Kengo Kuma: «Il progetto è al tempo stesso innovativo e bello, si legge nella motivazione, e soddisfa l’ambizione e la sensibilità richieste per un incarico da parte di un museo internazionale. È rispettoso delle gallerie dell’ala Sainsbury... e l’approccio allo spazio pubblico e al giardino pensile crea una presenza generosa, esaltata da alberi e vegetazione. Il design ponderato degli spazi esterni, con collegamenti a Leicester Square, evoca un’accoglienza aperta ai visitatori, ulteriormente valorizzata dall’uso della pietra di Portland e dalla volumetria a gradini, che dimostra sensibilità verso le strade circostanti e permette alla luce naturale di penetrare nell’edificio».
Il piano terra del nuovo ampliamento sarà destinato a servizi per il pubblico e a gallerie per mostre temporanee. Il piano principale e quello superiore saranno adibiti al proseguimento della collezione permanente e ospiteranno dipinti dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri. Saranno collegati all’ala Sainsbury e all’edificio Wilkins da gallerie vetrate. All’ultimo piano dell'ampliamento ci sarà un giardino pensile pubblico, con vista su Leicester Square.
Altri articoli dell'autore
Nel 2028 il Met assumerà la proprietà e gestione del vicino museo fondato nel 2001 dal miliardario collezionista e imprenditore della cosmetica, arricchendosi di oltre 600 opere dei principali artisti tedeschi e austriaci dei primi del Novecento
Già disponibili le opere fino al 1903 e gli studi per il «Ritratto della signorina Lieser», del 1917: si tratta di 1.800 fogli, tra i circa 5mila conosciuti. Il museo viennese ha anche avviato la digitalizzazione dell’opera grafica di Arnulf Rainer e di Alex Katz
Nel museo sulla Museumsinsel chiuso per ristrutturazione dal 2013 tornerà nuovamente visibile l’Altare di Pergamo. Entro il 2037 si concluderanno i lavori nell'ala sud, che ospita la la collezione del Museo del Vicino Oriente Antico
In carica da appena due anni Martha Ortiz Gómez ha lasciato il museo colombiano in seguito alle denunce dei dipendenti. Lo scorso febbraio Eugenio Viola, direttore artistico dell’istituzione, era stato licenziato proprio dopo aver manifestato i suoi timori per le condizioni lavorative



