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Daria Berro
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Centosedici «Bronzi» del Benin (così sono noti collettivamente), in gran parte oggetti in ottone, ma anche sculture lignee o in avorio, saccheggiati dai soldati britannici nel 1867 e conservati nel Museum of Archaeology and Anthropology-Maa della Cambridge University faranno presto ritorno in Nigeria. L’8 febbraio l’Università britannica ha annunciato di averne trasferito la proprietà legale dei manufatti alla National Commission for Museums and Monuments (Ncmm) della Nigeria, che opera in base a un accordo di gestione con il Palazzo Reale del Benin (il cui monarca, Oba Ewuare II, nel 2023 è stato riconosciuto dal governo nigeriano proprietario e custode di tutti gli oggetti saccheggiati dal Regno del Benin). Una decisione, sottolinea nella nota l’ateneo britannico, in linea con impegni simili presi da altri musei britannici, statunitensi ed europei. Il trasferimento fisico della gran parte dei manufatti sarà organizzato a tempo debito, ma si ipotizzano «pochi mesi». Diciassette pezzi, tuttavia, rimarranno in prestito ed esposti al Maa, inizialmente per un periodo di tre anni.
Nel gennaio 2022 a Ncmm aveva presentato una richiesta formale di restituzione dei manufatti sottratti dalle forze armate britanniche durante il saccheggio del febbraio 1897 (una «spedizione punitiva» organizzata in risposta all’uccisione di sette militari avvenuta il mese precedente). Il trasferimento dei pezzi arriva dopo un lungo processo di ricerca e dialogo tra l’università, il governo e le parti interessate del mondo accademico in Nigeria. «Il Maa, si legge nella nota della Cambridge University, in quanto uno dei numerosi musei britannici che possiedono una quantità significativa di materiale proveniente dal Benin dal 1897, è stato coinvolto in progetti di ricerca e iniziative a lungo termine in collaborazione con le parti interessate nigeriane e i rappresentanti della Corte Reale del regno del Benin, nonché con artisti, accademici e studenti della Nigeria. I curatori del Maa hanno partecipato a visite di studio a Benin City dal 2018, incontrando l'Oba, i membri della corte, i rappresentanti del governo statale e federale e della cultura». L’università britannica, a sua volta, ha ospitato il Benin Dialogue Group nel 2017 e nel 2021 ha ricevuto la visita di rappresentanti della Ncmm e della Corte Reale.
«Nel corso del tempo è cresciuto il sostegno, a livello nazionale e internazionale, per la restituzione dei manufatti che sono stati asportati nel contesto della violenza coloniale, sottolinea il direttore del Maa Nicholas Thomas. Questo ritorno è stato fortemente sostenuto da tutta la comunità universitaria». «È un punto di svolta nel nostro dialogo con il Museo di Archeologia e Antropologia dell’Università di Cambridge e ci auguriamo che induca altri musei a seguire una direzione simile, gli fa eco Olugbile Holloway, direttore generale della Ncmm della Nigeria. Per noi la restituzione dei beni culturali non è solo la restituzione di oggetti fisici, ma anche il ripristino dell'orgoglio e della dignità che sono stati persi quando questi oggetti sono stati sottratti». L’allusione agli «altri musei» è diretta al British Museum, che detiene circa 900 pezzi provenienti dal regno del Benin. Intervistato dall’«Osbserver» Holloway ha dichiarato di confidare in un «effetto domino».
Come ricorda «The Art Newspaper», però, il BM in base a una legge del 1963 non può rimuovere in modo permanente oggetti dalla sua collezione. La testata londinese riporta anche che la Ncmm ha costruito un nuovo deposito a Benin City, la struttura «Oba Ovonramwen», che sarà utilizzata per conservare ed esporre alcuni dei bronzi del Benin rientrati in patria. Cita poi Barnaby Phillips, autore di The African Kingdom of Gold: Britain and the Asante Treasure, secondo il quale la Ncmm sta anche ricostruendo, con finanziamenti privati, il Museo Nazionale di Lagos risalente agli anni '50, che sarà la sede principale dei bronzi restituiti,
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